il prof. Vincenzo Panebianco

Taormina. “La pandemia da Coronavirus ha aperto scenari estremamente nuovi e complessi con risvolti che coinvolgono non solo l’organizzazione sanitaria ma che pongono anche problematiche sociali ed etiche che obbligano a prendere decisioni delicate su pazienti con patologie di tutti i tipi. Siamo di fronte ad importanti cambiamenti di cui tutti dovremo prendere atto”. Lo afferma in un’intervista a BlogTaormina il prof. Vincenzo Panebianco, Capo del Dipartimento Oncologico all’Ospedale San Vincenzo di Taormina, che in un’intervista a BlogTaormina fa il punto sulla cura delle patologie oncologiche in questi mesi di emergenza Coronavirus. Panebianco, una delle figure di riferimento dell’Ospedale di Taormina, approfondisce vari aspetti, nell’ambito di un’analisi della situazione nella quale è stato coadiuvato dal dott. Mario D’Agostino, dirigente del reparto Chirurgia del “San Vincenzo”.

Diagnosi precoce. “Se da un lato sono stati sospesi o rimandati i controlli e gli esami non strettamente necessari nell’immediato – spiega il prof. Panebianco -, è ovvio che il trattamento chirurgico dei malati affetti da malattie tumorali e le terapie oncologiche come chemioterapia e radioterapia devono invece essere regolarmente effettuate, in funzione del fatto che la giusta tempistica, nella patologia oncologica, ha un ruolo chiave. E’ intuitivo infatti ed è facilmente dimostrabile che ogni ritardo in oncologia causa un avanzamento della malattia che porta purtroppo ad un aumento della diffusione del tumore con risultati insostenibili e inaccettabili in termini di mortalità”.

Il senso dei numeri. “I numeri e le statistiche affermano chiaramente che annualmente purtroppo ogni anno muoiono in Italia per malattie tumorali circa 600.000 individui e che una grandissima parte dei decessi è legata a ritardi diagnostici. D’altra parte il numero dei pazienti deceduti finora a causa del Covid19 è di circa 35000 unità, si sta arrivando a circoscrivere l’epidemia, i nuovi casi e la mortalità stanno diminuendo e soprattutto la disponibilità di macchinari e posti di ricovero ordinario e in Terapia Intensiva sono ampiamente sufficienti alle esigenze attuali di trattamento”.

La fase 1. “Nel periodo della piena emergenza sanitaria, quella definita come “fase uno”, l’ostacolo più grosso ha riguardato i pazienti con una sospetta patologia oncologica ancora in fase di accertamento: è risultato proibitivo prenotare visite specialistiche, ottenere esami diagnostici, accedere alle strutture sanitarie. Al peso della patologia si è sommato, naturalmente, anche un senso di solitudine e a volte di sconforto per il comprensibile allungamento dei tempi di un eventuale trattamento. In questo difficile contesto, per offrire la maggiore garanzia possibile di sicurezza al paziente, è stata dedicata una grande attenzione all’accettazione degli stessi in ospedale: si va dai percorsi sanitari “obbligati”, al “tampone Covid” preparatorio, al divieto di accesso dei parenti, alla riduzione al minimo del tempo da trascorrere nella struttura ospedaliera, all’utilizzo costante di tutti quei presidii finalizzati a minimizzare il contatto interpersonale”.

Taormina Covid free. “Conseguentemente, gli ospedali non dedicati ai pazienti Covid espongono oggi ad un rischio estremamente basso di contagio virale, e sono adeguatamente preparati per affrontare, in un clima di massima sicurezza, tutti quei passaggi che dalla diagnosi conducono alla terapia. Tra questi Ospedali, purtroppo pochi, che sono stati organizzati in questo senso si annovera l’ospedale di Taormina con il suo Dipartimento Oncologico, che è a pieno titolo da considerare “Covid free””.

Azzerare il rischio di contagio. “Pur non volendo trascurare le difficoltà di quei pazienti geograficamente lontani dalla propria casa (oltre il 50% dei pazienti trattati dalla nostra Unità Operativa è residente fuori provincia, spesso anche extra-regionali), dobbiamo necessariamente organizzarci per rendere nullo ogni rischio di contagio. In tal senso, è comprensibile che i familiari trovino delle restrizioni alla vicinanza al paziente, difficoltà che cerchiamo di mitigare grazie ad una attenta pianificazione del percorso terapeutico, alle consultazioni a distanza e fornendo ogni garanzia di pronta disponibilità per fronteggiare qualunque legittima esigenza, individuale o familiare”.

La riconquista più importante. “Ad onor del vero, dobbiamo ammettere che l’utenza e le famiglie hanno compreso benissimo la problematica attuale e sono stati proprio loro i primi sostenitori di una linea di maggior rigore in difesa della prevenzione infettiva, accettando quelle limitazioni che le società scientifiche hanno suggerito. Adesso, quando sembra più chiaro che lo scenario disastroso che si è presentato in alcune regioni del Nord non ha trovato, fortunatamente, replica nella nostra regione, anche per una acquisita maturità collettiva, stiamo progressivamente avvicinandoci ad una normalizzazione delle attività ospedaliere. Pur mantenendo intatti tutti i comportamenti finalizzati alla prevenzione del contagio da Covid, tanto la riattivazione degli ambulatori e le prenotazioni al numero verde quanto la rinnovata disponibilità ad accedere agli esami specialistici ci potrà restituire il pieno senso del diritto alle cure. E questa, per il paziente oncologico, è la riconquista più importante”.

 

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