la protesta di alcuni commercianti

Tutti vogliono tornare alla piena normalità, mettersi alle spalle l’incubo e riprendersi la vita di sempre. Tutti fremono per riaprire le attività economiche chiuse due mesi fa prima dell’emergenza Coronavirus. Desideri legittimi che nessuno può biasimare, spesso anzi tra l’altro si tratta di vere e proprie esigenze di sopravvivenza per chi si trova costretto a lottare con i denti per portare un pezzo di pane a casa. Ma siamo certi che una ripartenza immediata sia davvero la soluzione migliore per avere una chance di resistere alla crisi? Il timore, o l’amara certezza, è che in molti casi si stia, piuttosto, determinando una situazione tale da spingere la gente verso il baratro del fallimento, dentro il binario di un dramma nel dramma.

Le restrizioni e le imposizioni che scaturiranno dall’emergenza Covid in vista dei prossimi mesi diventeranno, infatti, un’ulteriore zavorra insostenibile, fatta di ulteriori costi a fronte dell’assenza di clientela (niente turisti stranieri nel 2020) con i fatturati che intanto crollano e le tasse che non vengono bloccate (sin qui soltanto il palliativo di brevi sospensioni temporali, ma non sino al 31 dicembre 2020 come auspicabile, e con l’Agenzia delle Entrate che tornerà in azione dal 1 giugno con 8 milioni e mezzo di notifiche…). Nel frattempo eccoli i nuovi costi da sostenere per la messa in sicurezza delle attività. I numeri non hanno bisogno di commenti e rischiano di diventare un cappio al collo dei commercianti.

E’ una stangata impietosa che, tra sanificazione dei locali e dispositivi di protezione individuale, termoscanner e vari altri adempimenti anti-Coronavirus, imporrà ad alcuni operatori delle spese da una base certa di 1800-2 mila euro ad alcuni e ad altri persino oneri aggiuntivi per un ammontare superiore ai 3 mila euro.

i nuovi costi per le attività commerciali

La speranza, quella di superare i momenti difficili, è stata e sarà sempre il motore positivo, imprescindibile, di tante cose nella vita. Ma la speranza è una cosa, l’illusione è tutta un’altra storia. Non sembrano esattamente queste le premesse giuste per una prospettiva credibile e sostenibile di ripartenza al cospetto di una situazione tragica che affligge tantissime persone. Se le condizioni sono queste, allora riaprire adesso, all’alba di un’estate che si preannuncia amara e avara di soddisfazioni, significherà una cosa soltanto: fallire, subito e senza nessuna speranza.

 

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