Palazzo dei Giurati, sede del Municipio di Taormina

Taormina. L’uragano Coronavirus minaccia di prosciugare le casse di Palazzo dei Giurati. Il Comune di Taormina pensa ad una rideterminazione di alcune imposte con degli sgravi per i contribuenti ma la via da percorrere appare decisamente stretta e complicata già in partenza, soprattutto se dallo Stato non arriveranno segnali concreti di aiuto per dare ristoro alla drammatica condizione in cui di rischiano di trovarsi le casse di Palazzo dei Giurati.

Partenza ad handicap. Già in partenza, prima di questa emergenza, infatti, il Comune era alle prese una pesante situazione di mancata riscossione, pari a 12 milioni mancanti nel forziere comunale sui circa 30 milioni complessivi di tributi locali dovuti all’ente. “Soldi che sono rimasti nelle tasche dei contribuenti”, come ha evidenziato l’assessore alle Politiche Finanziarie, Alfredo Ferraro. Soldi che, a maggior ragione non potranno essere recuperati dopo una tale crisi epocale che non si sa per quanto tempo affliggerà non solo Taormina ma l’intero Paese.

Il pressing delle associazioni. Ora il serio rischio è che anche quei 18 milioni di euro circa che sino ad ora l’ente locale riusciva a riscuotere, possano per gran parte evaporare, almeno nel 2020. Non a caso molti operatori economici (e di riflesso i cittadini) hanno già chiesto al Comune di prolungare l’attuale stop deciso dalla Giunta per i tributi locali sino al 30 giugno e di estenderlo sino almeno al 31 dicembre 2020 se non sino ad aprile 2021, alle porte cioè di quella che sarà la prossima stagione turistica in cui si spera di poter fare turismo. A sollecitare nel frattempo, non un alleggerimento delle tariffe ma uno stop generale ai tributi per tutto quest’anno, in particolare, l’Associazione Imprenditori per Taormina, ma anche l’Associazione Commercianti Taormina. Analoga è la posizione da parte dell’Associazione Albergatori.

Le entrate a rischio. Il Consiglio comunale valuterà una riduzione della Tari, la tassa sulla nettezza urbana, una prima mossa sulla quale le associazioni di categoria chiedono al Comune di fare decisamente di più. Al Comune di Taormina rischia di venire a mancare una serie di voci di rilievo, vitali per gli equilibri finanziari del municipio e per garantire i servizi: un gettito consolidato di circa 850 mila euro di Irpef, 5 milioni e 600 mila euro di Imu, e circa 3 milioni e 600 mila euro proprio della citata Tari, che equivale alla copertura del costo del servizio di raccolta rifiuti. A questi dati si aggiunge che verrebbe a non esserci una parte consistente del balzello da quasi Un milione di euro del ticket di ingressi nei parcheggi. E con il crollo del turismo non ci sarà, poi, l’entrata cospicua che veniva annualmente garantita dalla tassa di soggiorno, che nel 2019 ha portato 3 milioni e 400 mila euro nel bilancio del Comune. Tutta una serie di entrate che sono linfa essenziale per il Comune equivalgono a delle somme che i contribuenti e le attività del territorio faranno grande fatica a poter pagare. E d’altronde se la gente non avrà liquidità per le proprie attività e rischia di non averne nemmeno per sopravvivere, come si fa a pensare che potrà pagare le bollette?

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