Alessandro Adorno, fondatore e direttore del Centro di lingua e cultura italiana "Babilonia" a Taormina

Taormina. L’emergenza Coronavirus è una crisi epocale che ha cambiato la nostra vita, è una tempesta perfetta che nessuno poteva immaginare e che per molti aspetti ancora non conosciamo. Tanti, anzi tutti, ne parlano in questi giorni, noi abbiamo voluto ascoltare il parere di un imprenditore di successo che da 26 anni porta (in alto) il nome di Taormina nel mondo. Parliamo di Alessandro Adorno, fondatore e direttore del Centro di lingua e cultura italiana Babilonia. Un siciliano che ha fatto conoscere di più, e meglio, la Sicilia agli amanti del Bel Paese, e ha contribuito ad una straordinaria diffusione dell’enorme patrimonio culturale ereditato dalla nostra civiltà.

Eccellenza del Sud. Babilonia è un’eccellenza del Sud Italia. Fino al 1992, chi voleva frequentare un corso di italiano per stranieri aveva la possibilità di farlo solo in scuole di italiano situate sull’asse Roma-Perugia-Siena-Firenze, per la maggior parte, e comunque tutte situate al Centro e al Nord. Nessuna possibilità in Sicilia prima dell’avvento di Babilonia, primo Centro di lingua e cultura italiana da Roma in giù. Oggi anche l’impegno tenace e ammirevole di questa apprezzata realtà viene messo a dura prova dall’emergenza Covid19. Alle porte di un’estate senza stranieri in città, quale scenario si aspetta? Come e quando si potrà ripartire? Ecco il punto di vista di un imprenditore che in questi anni si è speso in prima persona per raccontare e far vivere Taormina come un luogo unico per il viaggio in Sicilia.

il Centro Studi “Babilonia” a Taormina

Fare turismo. “Ci sono tantissimi modi di fare turismo – racconta a BT Alessandro Adorno -. C’è chi prenota una camera in albergo e si immagina di stare sdraiato in riva al mare o in piscina a sorseggiare cocktails e pianificare la serata in discoteca. C’è chi prenota un Airbnb, noleggia un auto e ogni giorno va a visitare un’area archeologica, un borgo storico, una riserva naturale. C’è chi prenota un agri-turismo e ne approfitta per lunghissime passeggiate in natura e esperienze eno-gastronomiche. E c’è chi prenota un soggiorno-studio all’estero approfittando delle sue vacanze per studiare una lingua. In realtà, un soggiorno-studio all’estero è molto di più che un semplice corso di studio”.

Contatto con la vita reale. “Un soggiorno all’estero unisce tutte le componenti sopra citate. Chi la mattina frequenta un corso, nel pomeriggio andrà a visitare un sito archeologico, un borgo antico, una riserva naturale. La sera poi si recherà al ristorante e dopo in discoteca o al club di prestigio. E, nel tempo libero ne approfitterà per andare al mare o partecipare a degustazioni di prodotti tipici regionali e vini, visiterà cantine, giocherà a golf, noleggerà un auto o una bici per esplorare la regione. E si tratterà nella città scelta per seguire il corso di lingua per periodi che mediamente vanno dalle 2 alle 4 settimane. Perché quello che realmente cerca è il contatto con la vita reale, il sentirsi temporaneamente parte di una nuova comunità, di condividerne usi, costumi, abitudini e tradizioni. Quelli dotti lo chiamano “turismo esperienziale”.

La lingua è cultura. “Il valore aggiunto di tutto questo sta nella “fidelizzazione” (termine orripilante) del cliente/studente/visitatore/turista o, semplicemente, della persona al Prodotto Italia. Questi amanti stranieri della lingua e cultura italiana, cercano “Italia”, vogliono “Italia”, amano l’Italian Life Style, adorano il Made in Italy. E la lingua è cultura. Anzi, la lingua è il modo in cui una cultura si esprime. E se vuoi vivere all’italiana, sentirti italiano, non puoi prescindere dal parlare italiano. All’estero, poi, come sappiamo, sul piano commerciale, la lingua italiana ha un valore assoluto nel marketing. I prodotti che usano una parola italiana o semplicemente assonante (pensiamo al famoso Parmesan del Wisconsin) sono percepiti come prodotti di alta qualità. E’ l’annoso e dibattutissimo problema dell’Italian Sounding, oggetto di tante trattative e negoziati commerciali internazionali”. 

L’annuncio. “Ecco, da 26 anni, il Centro Babilonia a Taormina si occupa di questo. Fino a quando, il 9 marzo, il Covid 19 o, più sensualmente, il Corona Virus, ha messo fine brutalmente a tutto questo. L’anno era appena cominciato, sembrava frizzante in termini di richieste e prenotazioni, avevamo riaperto da 3 settimane, avevamo pochi studenti (febbraio e marzo sono ancora bassa stagione), quando domenica 8 marzo, è stato annunciato urbi et orbi il “Si chiude tutto!””. 

Babilonia in Via Timoleone a Taormina

Lockdown. “E’ stato l’inizio del calvario. Rimandare frettolosamente a casa gli studenti prima che chiudessero le frontiere e sospendessero i voli, procedere ai rimborsi, cercare di trovare il bandolo della matassa fra i vari DPCM che si susseguivano per capire come mettere in protezione i dipendenti (cassa integrazione in deroga o FIS?), per comunicare con tutti coloro che si erano già iscritti che non era più possibile venire in Italia, per procedere agli ulteriori rimborsi, per negoziare con collaboratori e fornitori nuove formule per il proseguo delle (non) attività”.

Dalla quarantena alla missione. “Oggi siamo chiusi, quest’anno abbiamo avuto sì e no dieci studenti. Non ne avremo più per quest’anno, temo. Normalmente ne abbiamo mediamente 800/900. Lascio ai matematici il conto statistico delle perdite. Uno tsunami economico. Di questo tsunami però le spese di affitto, utenze, servizi, fatture, tributi, rate di mutui e prestiti, ecc, non hanno avuto pietà. A fatturato praticamente zero. Serviva una stampante di denaro falso. Non ce l’avevamo. Abbiamo cominciato a negoziare con tutti: il padrone di casa, i consulenti, i prestatori di servizi, ecc. per ridurre al minimo i costi, per mettere la macchina al minimo dei giri, per tentare di sopravvivere, per inabissarci e congelarci. Per un anno. Tutto quello a venire. Un anno di inattività è lungo. Un’attraversata fra i ghiacciai dei prestiti in banca, sperando di sopravvivere, per rimanere moralmente ed eticamente solventi. Un’attraversata nel deserto degli ammortizzatori sociali per i dipendenti che ci sono ma nessuno ne ancora goduto i benefici. E, in questa attraversata appena cominciata, però, i segni della solidarietà vera, non di quella “istituzionale”: il proprietario dell’immobile che riduce l’affitto, i consulenti che accettano forti riduzioni delle loro parcelle e i dipendenti che, coscienti, terrorizzati e pazienti, attendono che il nocchiero porti in porto la nave. Il nocchiero, oltre a dirigere la “nave” Babilonia”, vice-dirige l’Associazione Nazionale delle Scuole di Italiano in Italia e, insieme ai colleghi del Consiglio Direttivo, prova a tenere la barra a dritta per tutte le altre scuole in Italia. Missione non semplice”.

Opera diplomatica. “Come pubblicato qualche giorno fa dal Corriere della Sera e dal Sole 24 Ore, per l’insieme della scuole in Italia simili al Centro Babilonia, il Covid 19 ha messo a rischio oltre 1000 posti di lavoro e 100 milioni di euro fra fatturato e indotto. Stiamo lavorando con ConfTurismo affinché al MIBACT e al MIUR arrivi la nostra voce e la puzza di bruciato che ormai propaga dalle nostre attività. Stiamo facendo sentire il nostro grido ai principali media italiani. Stiamo tirando per la giacchetta diversi politici a vari livello nazionale affinché si rendano conto dell’emergenza in corso. Ma oltre al valore economico e occupazionale, mostruoso, verrà meno quell’opera diplomatica che le nostre scuole fanno promuovendo lo studio della lingua e della cultura italiana all’estero”. 

Taormina nel mondo. “Per rimanere in ambito cittadino, quante volte in 26 anni, Babilonia ha promosso Taormina nel mondo attraverso la promozione dello studio e della cultura italiana nella nostra città? Con i seminari fatti negli Istituti Italiani di Cultura nel mondo e presso le Università straniere, dagli USA alla Russia al Giappone, o con la partecipazione a Convegni e Conferenze internazionali o con la partecipazione a Fiere e Workshop in giro per il modo. Quante volte la Scuola Babilonia è stata ambasciatrice di Taormina nel mondo fino a portarla ad essere una delle mete più conosciute e riconosciute per lo studio dell’italiano in Italia?”. 

il Teatro Antico di Taormina

Promozione del territorio. “E lo stesso lo hanno fatto i nostri colleghi che hanno le loro sedi nelle più famose città italiane (da Milano a Roma, da Firenze a Venezia) ma anche in sedi minori (da Sestri a Cagliari, da Salerno a Ravenna, ecc.) o in località di richiamo come Taormina (Salerno, Sorrento, Cefalù, ecc.). Un’azione diplomatica di promozione del territorio sempre fatta a nostre spese senza il contributo di alcun ente pubblico. Un’azione fatta per le nostre scuole ma di cui beneficia il territorio, il Made in Italy, l’Italian Life style. E la cultura. Perché attraverso le nostre scuole si conoscono gli scrittori italiani contemporanei, si entra in contatto con il Design italiano, con la Pittura, con la musica italiana, con i Musei italiani, con la moda, ecc. ecc”. 

L’indotto che verrà a mancare. “Lo studente “tipo” della nostre scuole è adulto (va dai 18 agli 80 anni), ha possibilità economica di spesa ed è variegato nella sua composizione socio-economica (va dal professionista al medico, dal consulente all’imprenditore, dal diplomatico alla casalinga e allo studente), lascia sul territorio un indotto rilevante anche grazie alle medie lunghe di permanenza e pernottamento”.

Resistere alla tempesta. “Noi vogliamo resistere, vogliamo portare in porto la nave. Ed è per questo che, innanzi tutto, abbiamo voluto sentire ai nostri ex-studenti il nostro calore e la nostra presenza organizzando webinar settimanali gratuiti su vari temi (dal Cinema in Sicilia a Bellini e l’Opera, da Mafia e Antimafia a La Storia della Sicilia) a cui hanno partecipato numerosissimi, fino a picchi di 900 partecipanti collegati da ogni parte del mondo. E continueremo, perché i nostri “studenti” sono il patrimonio più grande che abbiamo. E va difeso, va protetto. E grande è stato l’affetto e la gratitudine che ne abbiamo avuto di ritorno”.

I problemi che abbiamo sono quelli di cui soffre e soffrirà a lungo tutto il turismo:
• gestione dei costi (affitto, utenze, tributi, consulenti, ecc)
• gestione dei dipendenti (cassa integrazione, FIS, ammortizzatori sociali)
• carenza/assenza di liquidità (esposizione sempre maggiore al debito con le banche)
• obblighi e responsabilità in materia di sicurezza medico-sanitaria per dipendenti e clienti e conseguente aumento dei costi di gestione
A noi che lavoriamo esclusivamente con l’utenza proveniente dell’estero si aggiungono questi problemi la cui soluzione è totalmente al di là di ogni nostra competenza o volontà:
• apertura delle frontiere, quando?
• obbligo di quarantenaper chi proviene dall’estero, fino a quando?
• carenza dei collegamenti aerei, fino a quando?
• raddoppiamento o triplicamento del costo dei biglietti aerei per i voli internazionali
Ci auguriamo che, chi copre ruoli di responsabilità politica ed istituzionale, ruoli che ringraziamo il cielo di non ricoprire perché quanto mai carichi di responsabilità ed ansia, decretino una sorta di “Anno bianco”, un anno glaciale, in cui poter congelare tutto per arrivare a marzo/aprile 2021 quando, ci auguriamo tutti, timidamente si
potrà ripartire. A tutto questo, si aggiunge il timore per ciò di cui si dibatte ampiamente: la possibilità di un riesplodere del contagio. L’ultima onda, quella definitiva, quella che manderebbe a picco la nave.

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