Daniele Andronaco

Taormina. “A Taormina in questa fase di emergenza Coronavirus c’è un proliferare preoccupante e inopportuno di associazioni e presunte voci o rappresentanze di categoria. Ben venga sempre l’apporto di una pluralità delle voci, ma se questo poi non verrà ascoltato dalle Istituzioni e se serve solo a creare confusione o piccoli protagonismi locali, il tutto ha poco senso”. Il monito arriva dal direttore provinciale di Confesercenti Messina, Daniele Andronaco.

Semplificare lo scenario. “In un momento in cui occorre cercare di avere delle idee chiare, semplificare le azioni da portare avanti per affrontare la crisi e cercare di agire in sinergia – afferma Andronaco -, Taormina invece sembra dividersi in tante realtà che dicono spesso tutto ed il contrario di tutto. Non ci permettiamo di giudicare nessuno e rispettiamo tutti, ma una capitale del turismo com’è Taormina, non può affrontare in questo modo una crisi epocale come quella che stiamo vivendo. Confesercenti a Taormina ha oltre 150 imprenditori, commercianti ed operatori economici associati, che rappresentano un pezzo importante delle imprese locali, siamo una realtà che si confronta al tavolo nazionale con il Governo, siamo sottoscrittori di Ccnl e siamo disponibili a dare voce a chi vorrà unirsi a noi, in un contesto nel quale lottiamo per i ristoranti, i bar, le pizzerie, ma anche per la moda e i negozi di abbigliamento, per tutte le professionalità del commercio e del turismo. Che senso ha creare delle nuove associazioni, come ad esempio, quella dei giovani o quella dei balneari, quando in quest’ultimo caso siamo già riusciti ad ottenere la proroga delle concessioni demaniali sino al 2033. Non serve il protagonismo e l’antagonismo, la strategia vincente è fare sintesi, scegliere una delle varie realtà rappresentative, che non per forza poi deve essere la nostra, e collaborare per un percorso comune. Non si può prescindere da posizioni unitarie ma, soprattutto, non si può combattere questa crisi strumentalizzando le problematiche per finalità politiche. Qui si tratta di fare una battaglia condivisa, per un fine comune che è la salvaguardia dell’economia taorminese”.

Fare fronte comune. “Auspichiamo si possa fare fronte comune – continua Andronaco – o non si otterrà nulla. E’ chiaro che adesso lo Stato deve darci, però, una mano. Un aiuto economico, e noi in tal senso abbiamo chiesto liquidità a fondo perduto. E poi servono delle regole certe sulle riaperture. Ad oggi non ci sono le linee guida. I ristoratori non sanno come e quando riapriranno, nessuno ha comunicato con quali regole e prescrizioni o dispositivi si potrà tornare in attività. Ma questo vale anche per i barbieri e gli estetisti, per tante categorie che sono state lasciate nel limbo. Così facendo si sta correndo il rischio di incentivare il lavoro nero. Le attività vogliono riaprire e dare respiro all’economia, alla propria imprese e al tessuto economico. O si sblocca la situazione o sarà la morte sicura per tutti. La soluzione alla crisi non possono essere professori, scienziati, illuminati, che non conoscono la vita reale, quella di ogni giorno, con cui si misurano gli operatori economici. Siamo favorevoli alle aperture ma con delle indicazioni ben precise e in sicurezza.

Destagionalizzare. “Così non si può andare avanti – conclude Andronaco – Certamente questa crisi porterà a dover far altri ragionamenti, a partire da una destagionalizzazione obbligata. Bisognerà inventarsi qualcosa”.

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