L'arch. Vera Greco, direttrice del Parco archeologico Naxos-Taormina
l'arch. Vera Greco

Taormina. Quando ripartirà il turismo? Ma soprattutto come sarà il turismo dopo l’emergenza Coronavirus? A dare un contributo di qualità al dibattito in corso sullo scenario che si prospetta, non soltanto a Taormina ma nell’intero sistema turistico siciliano, è l’architetto Vera Greco, stimato ex direttore del Parco archeologico di Naxos-Taormina.

Nulla sarà come prima. “Non c’è dubbio – spiega l’architetto Greco a BT – che da ora in poi, niente sarà più come prima, almeno per un considerevole periodo di tempo. Un microscopico virus che si spande nell’aria senza confini, ci ha costretti a frenare di botto e fermarci. Forse pensiamo che questa sia una condizione provvisoria, che tornerà di nuovo il mondo di prima e il nostro modo di starci dentro. Non è così. E più presto ce ne rendiamo conto meglio è, perché la ripartenza è segnata da una serie di condizioni assolutamente nuove, che detteranno -volente o nolente- nuove leggi. E sarà bene capirlo quanto più velocemente possibile, per riorganizzarsi traendo dal disastro presente invece la forza per tramutarlo in una impareggiabile risorsa”.

Il turismo delle sardine. “Uno dei settori che dovrà radicalmente cambiare impostazione e registro è senza dubbio il turismo, e quelle realtà collegate economicamente ad esso con un cordone ombelicale che non può spezzarsi, come Taormina e il suo hinterland, pena la morte dell’economia di una comunità e di un pezzo di territorio. Se fino ad ieri le leggi che ne regolavano l’andamento erano dettate da un’economia globalizzata e da enormi flussi di persone e beni che attraversavano il globo principalmente su aerei, ma anche treni e navi, adesso, questo principale presupposto è repentinamente mutato. Quel turismo di massa basato sulle low cost, sulle tariffe abbordabili da tutti, sui pacchetti turistici che stipavano persone come sardine in un bus, o in una nave da crociera, è finito”.

Prodotto di lusso. “Dobbiamo renderci conto che il turismo tornerà ad essere un prodotto di lusso. Riempire un aereo con un terzo dei passeggeri rispetto alla massima capienza, per una semplice operazione di logica economico-matematica, significa triplicare il prezzo del biglietto. Identica cosa per una crociera, o per un treno. Un po’ come era negli Anni ’80, prima dell’esplosione delle low cost, che adesso non si sa bene che fine faranno, se scompariranno del tutto o si ridimensioneranno: i turisti che potranno permettersi il lusso di un viaggio aereo o in nave, per forza di cose apparterranno alla fascia medio alta della società. Poi ci saranno quelli che non possono permetterselo, e il cui raggio di spostamento sarà determinato dalla capacità di guidare un mezzo privato: e certamente sarà difficile che scendano da Milano o da Berlino in macchina: sarà molto più probabile che si sviluppi un turismo di prossimità, circoscritto in un ragionevole ambito geografico raggiungibile in auto. Infine si affacceranno alla ribalta nuove categorie di viaggiatori, come i bikers, per un turismo ancora più lento, e ancora più attento al territorio”.

Le strategie. “A questo punto il ragionamento da fare è abbastanza logico. Le fortunate condizioni climatiche ed ambientali della Sicilia assieme alla sua impareggiabile offerta culturale, consentono di riprogrammare l’attività e l’economia turistica su un lasso di tempo molto più lungo, fino ad arrivare alla vera destagionalizzazione, soddisfacendo sia la domanda di un turismo di elitè tutto l’anno, che quella di una fascia più “popolare” perché meno ricca, ma proveniente dal territorio, e introducendo la nicchia del turismo culturale ed ambientale in bicicletta, che tanto bene fa ai territori soprattutto interni, e finora poco valorizzati”.

Una ripresa di qualità. “In questo campo Taormina può riprendersi a pieno tutolo il ruolo di leader del settore che l’ha sempre contraddistinta. Ricordando che solo qualche decennio fa il turismo, quando appunto era “di lusso”, si svolgeva prevalentemente da ottobre a maggio, se gli operatori del settore, assieme alle Istituzioni sapranno sfruttare la congiuntura così favorevole per una ripresa di qualità, si può ben costruire un progetto basato su un’offerta complessiva di servizi al turismo contraddistinti da qualità a 360°, negli spettacoli, nelle manifestazioni, nel commercio, nella ristorazione, nel cinema, nel teatro, nella divulgazione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico così ricco e variegato e ovviamente anche nel settore dell’enogastronomia, valorizzando in particolare i prodotti di eccellenza che la Sicilia offre, sostenendo anche il binomio alimentazione-salute così attuale e apprezzato appunto dal turismo di qualità in genere”.

La rivoluzione. “Ma se da un lato questo virus ci ha anche fatto riscoprire le potenzialità e le enormi possibilità di benessere, di “health and care” delle aree interne, della campagna, dei benefici del silenzio e dell’aria pulita, dall’altro ha accelerato un’autentica rivoluzione nel modo di lavorare e produrre servizi in remoto, che solo fino a due mesi fa era impensabile. La scuola, gli uffici pubblici, gli studi, e tante altre attività hanno avuto una accelerazione verso lo smart working che nessuno pensava potesse avvenire in così poco tempo. Ecco quindi che, utilizzando sapientemente le possibilità offerte dalla comunicazione, dalla rete e dalla condivisione in remoto del lavoro e delle informazioni, il mix diventa veramente esplosivo. In grado di far ripartire il Sud su innumerevoli settori, e stavolta con una matrice di sostenibilità ambientale che era sconosciuta al modello precedente e che – comunque – è stata determinante nell’implosione del sistema stesso”.

Puntare sull’edilizia. “Infine, anche una considerazione su quello che è stato il motore trainante dello “sviluppo “del Sud: l’edilizia. Con una quantità di costruito privato e pubblico di gran lunga superiore al necessario, ma di pessima qualità architettonica e ambientale, e comunque per la maggior parte non adeguato a criteri antisismici, energivoro e obsoleto da tutti i punti di vista, con una disponibilità di denaro molto inferiore a quella che abbiamo avuto dal boom economico a pochi amni fa e comunque fino al pre-coronavirus, non sarebbe intelligente indirizzare le risorse verso la riqualificazione, anche a fini energetici e antisismici del patrimonio edilizio esistente? Operazione che richiede molta mandodopera, materiali ed intelligenze locali, e che quindi consegue molteplici obiettivi, con un saldo finale attivo anche dal punto di vista dell’efficientamento, del risparmio energetico, e della bellezza del paesaggi, elemento determinante per il turismo di qualità. E abbiamo chiuso il cerchio”.

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