la reception di un hotel

Taormina. Non si ferma il dibattito in città sul dopo lockdown e nel frattempo il Comune di Taormina sta cercando di capire la situazione delle strutture alberghiere, sondando se la volontà sia quella di riaprire già questa estate o se invece le attività rimarranno chiuse. Le prime risposte, al momento, sono interlocutorie. Tutti i vari management attendono, infatti, l’evoluzione della situazione e quello che sarà lo scenario da qui alle prossime settimane per capire se ci sono o meno le condizioni per poter riaprire gli alberghi. Il giro d’orizzonte dei contatti avviati, in questa fase concerne in particolare gli 11 hotel a cinque stelle della città. San Domenico Palace, Timeo, Villa Sant’Andrea, San Pietro, The Ashbee, El Jebel, Nh, Metropole, Sea Palace, Atlantis Bay, La Plage. Il sindaco Mario Bolognari vuole appurare, in sostanza, quale sia lo scenario che si delinea in vista delle prossime settimane.

Posizione d’attesa. Sin qui, in sostanza, la posizione delle varie strutture è similare. Si spera che il quadro possa sbloccarsi e che possano esserci le condizioni per riavviare le rispettive attività alberghiere ma c’è da fare i conti con dei fattori imprescindibili, di cui non si può non tenere conto in questa fase: ovvero il traffico aereo internazionale che è paralizzato, quindi, la clientela che non può arrivare dall’estero e al momento nemmeno da altre regioni italiane.

Quale clientela. Sul piano normativo, gli alberghi non sono mai stati chiusi dal Governo e non c’è stato obbligo di stop ma tutti hanno fermato l’attività con immediato senso di responsabilità per i fatti in essere. Ad ogni modo sulla questione bisognerà anche vedere quale sarà la posizione dell’Associazione Albergatori di Taormina, realtà locale di riferimento dell’industria dell’ospitalità che al momento non è stata chiamata dall’Amministrazione ad un confronto.

Come riempire. Oggi, in assenza di clientela, e di conseguenza nell’impossibilità di riempire le camere, diventa un problema pressoché insormontabile poter ripartire. Si attendono le prossime direttive del Governo, nella speranza di una maggiore chiarezza. A Taormina, ricordiamo, l’anno scorso si sono registrate complessivamente Un milione e 150 mila presenze nelle strutture alberghiere ed extra-alberghiere, ma l’85% di quelle presenze erano turisti stranieri, pertanto la città rischia di partire quest’anno con una “zavorra” pesantissima già in partenza.

Turismo di prossimità. L’ipotesi che qualcuno avanza in questo frangente è quella di provare a lavorare con il cosiddetto turismo di prossimità, il turismo regionale o – in un secondo momento – anche nazionale. Bisognerà vedere, tuttavia, quale consistenza effettiva potrebbe avere questa tipologia di flussi, che sin qui non ha mai fatto la differenza o lasciato tracce significative nell’industria dell’ospitalità di Taormina.

Le multinazionali. C’è poi da tenere conto del fatto che a Taormina di un elemento non secondario: molte strutture alberghiere, e tra queste la gran parte degli hotel a cinque stelle di Taormina, è passato in mano a gruppi stranieri, multinazionali che evidentemente fanno un ragionamento a largo raggio e piano variabili, che vanno ben oltre le dinamiche locali.

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