Cateno De Luca

“Ho ascoltato l’informativa urgente del presidente del Consiglio, Conte. Tutto è stato fatto bene – tutto sta andando bene – tutto andrà bene! Non voglio entrare nel merito delle tesi e giustificazioni del Presidente Conte perché sono fortemente preoccupato di cosa rimarrà dell’Italia del post Coronavirus”. La riflessione e l’interrogativo arrivano da Cateno De Luca.

La voragine. “Non vorrei essere – afferma il sindaco metropolitano di Messina – al posto del Presidente Conte, perché lo vedo ingessato e prigioniero della blasonata/elefantiaca e parassitaria burocrazia di Stato di cui Conte non si è saputo liberare contribuendo così ad ammazzare definitivamente il futuro degli italiani. Ho sentito parlare di tanti miliardi che saranno messi a disposizione degli italiani indebitandoci ulteriormente passando dagli attuali 2,3 migliaia di miliardi a quasi 3 miliardi di migliaia di euro di debiti”.

L’amara prospettiva. “Il lavoro non si crea con le mance di Stato, ma aiutando e sostenendo la rinascita delle imprese, a partire da quelle più piccole. Il lavoro non si crea con le mance di Stato, ma aiutando e sostenendo la rinascita delle imprese, a partire da quelle più piccole. Perché nessuno si assume la responsabilità di dire che continuano così saremo lo Stato più indebitato del mondo e sarà impossibile continuare a vivere e ad investire in Italia? Io penso che se qualcuno non prenderà immediatamente l’ascia per abbattere drasticamente i costi sanguisuga di funzionamento della pubblica amministrazione avremo una piccola parte di italiani eccessivamente garantiti e la stragrande maggioranza di italiani alla disperazione. No a nuovi debiti. Sì ai soldi per gli italiani, derivanti dalla riduzione dei costi della pubblica amministrazione e dalla eliminazione di tutti gli sprechi di Stato”.

© Riproduzione Riservata

Commenti