Carmelo Fichera e il figlio Andrea

Taormina. “Ma tutti quelli a Taormina che si lamentano perché il Governo non li fa aprire, si rendono conto che, appena saranno autorizzati a poterlo fare, le spese saranno molto di più dei guadagni e gli aiuti verranno bloccati perché avranno riaperto? E’ una follia ripartire senza turismo straniero e i proprietari vorranno pure l’affitto pagato”. Il monito arriva dall’imprenditore taorminese Carmelino Fichera, proprietario del ristorante “Bella Blu” e dell’ex cinema Olimpia. Fichera, tra l’altro, è stato negli anni recenti una figura di riferimento nell’esperienza del reality show “Chinese Restaurant”, girato a Taormina e dal quale è scaturito poi il boom del turismo cinese nella Perla dello Ionio. Un incremento importante, quello delle presenze di turisti provenienti dalla Cina, che si stava già manifestando in modo tangibile in questo inverno e poi bruscamente interrotto dall’emergenza Coronavirus che ha paralizzato il mondo.

Emergenza planetaria. “Chi parla di riapertura immediata non si rende conto della situazione – afferma Fichera -. Chi mi conosce sa che sono sempre stato un ottimista per natura e ho sempre pensato che nelle difficoltà ci sia una soluzione, ma qui è tutto diverso. Siamo di fronte ad un’emergenza mondiale, una pandemia. Taormina non può avere la presunzione di aprire e inventarsi qualche forma di pubblicità estemporanea per spingere gli operatori economici ad aprire. Per quale clientela dovremmo aprire? Senza avere dei ricavi come potremmo assumere e pagare il personale? Vogliamo lasciare a casa i lavoratori per una stagione, consentendo loro di percepire gli aiuti che lo Stato dovrà comunque erogare, o privarli in via definitiva dell’impiego e farli diventare disoccupati? Ce lo spieghi chi scalpita per la ripartenza immediata. Non ci si rende conto che pioverà sul bagnato per chi deciderà di riaprire quest’estate, in una stagione turistica che non c’è e che è già finita prima ancora di iniziare. Stiamo sognando ad occhi aperti, pensando che Taormina sia fuori dalle logiche internazionali. Ma di cosa stiamo parlando?”.

Immaginiamo che. “Ve lo immaginate un negozio di 40 mq dove potrà entrare, almeno per qualche mese, una persona per volta e gli altri che devono attendere fuori? Ve lo immaginate un paese turistico senza una sola crociera? Ve la immaginate Taormina senza gli spettacoli estivi? Ve la immaginate la funivia che non potrà più portare 12 persone a cabina ma forse nemmeno 4? E gli ascensori dei parcheggi, ad oggi quante persone potrebbero trasportare? Ve li immaginare i ristoranti, i bar, i pub e i vari locali con un terzo del suolo pubblico utilizzabile, i tavolini da distanziare e il plexiglass per dividere i clienti, e la sanificazione da fare ogni giorno e i relativi costi? Lo Stato, ma di riflesso anche la Regione e il Comune, non aspettano altro che si possa riaprire subito, sapendo che dal giorno dopo non ci saranno più aiuti per i commercianti e ci diranno che dobbiamo pagare le tasse. E gli affitti? I proprietari degli immobili, a quel punto, non avranno alcuna remora nel venirci a dire che abbiamo riaperto e non si può più sospendere il canone di locazione. In molti faranno passare il messaggio, distorto, che comunque si sta lavorando e stanno arrivando i turisti. Ma di quali turisti parliamo esattamente non lo abbiamo compreso”.

Tempo di realismo. “La verità, amara ma inevitabile, è che in questa estate non conviene aprire. Lo diciamo con la morte nel cuore e contro il nostro stesso interesse. Chi di noi non vorrebbe riaprire immediatamente, sapendo di poter avere un minimo di guadagno. Purtroppo non è così e dobbiamo prenderne atto, occorre far prevalere la razionalità, il senso della realtà e la ragionevolezza sulla logica dell’improvvisazione e dell’euforia di circostanza perché il 3 maggio finirà il lockdown. Aprire tanto per farlo è un messaggio negativo e può aggravare la situazione dei commercianti che sperano di superare la crisi e magari si convincono a riaprire adesso, sperando e illudendosi di avere un ritorno ma senza elementi concreti in tal senso”.

Il boom dei cinesi. “Questa pandemia ha cambiato tutto e Taormina, senza una tale emergenza, avrebbe avuto un anno straordinario per il turismo. Non si erano mai visti tanti cinesi nella nostra città ed il reality show “Chinese Restaurant”, che ho avuto il piacere di ospitare nel mio locale, era diventato un formidabile volano per un possibile incremento delle presenze anche nella stagione invernale e lo avevamo già visto, con prova, a gennaio e febbraio. Ora dobbiamo resettare tutto, analizzare come stanno le cose e ragionare non d’istinto ma sulla base dei fatti”.

La prudenza dell’hotellerie. “Gli alberghi ci penseranno due volte prima di aprire. Magari qualche hotel delle multinazionali potrà anche riaprire a luglio ma bisogna comprendere che per chi ha alle spalle delle grandi proprietà straniere, non sarà un problema di ricavi e potrà permettersi di fare un’operazione di immagine senza rischiare il fallimento. Per i piccoli imprenditori è un’altra storia, le aziende familiari ragionano sui numeri e capiscono che non ci sono le condizioni per ripartire in tempi brevi”.

Facile ottimismo. “Non bisogna incitare gli operatori economici a una frettolosa scelta che nell’immediato potrebbe spingersi al disastro. Semmai, si dovrebbe fare fronte comune per aspettare che passi la “tempesta” di questa stagione, programmare il futuro con calma e guardare con fiducia al 2021, quando in ogni caso però i flussi non saranno quelli di prima. Lo ripeto: il nostro primo nemico è il virus, oggi però il secondo nemico è diventato il facile ottimismo. Io ho un locale con ampi spazi ma mi metto nei panni dei tanti che hanno 20 o 30 metri quadrati e non possono ripartire così, con l’obbligo del distanziamento. La gente ha bisogno di tempo per abituarsi a tornare nei locali. Oggi c’è persino chi, per la paura, lascia fuori i pacchi che ritira da Amazon e li tiene per 24-48 ore in balcone, fuori dalla porta di casa o in uno scantinato”.

Riorganizzarsi per il futuro. “A Taormina abbiamo bisogno di riorganizzarci, ripensare il modo di fare turismo che non sarà più lo stesso di prima, adeguarci alla realtà e non buttarci a capofitto nel mondo dei sogni. Qualcuno può anche tentare di aprire e può fare come meglio crede, ma a mio avviso per chi apre subito si va incontro al rischio concreto di chiudere definitivamente. Persino in Cina, dove sono maestri nelle chiusure anti-contagio e lo hanno dimostrato, ma anche a Singapore e Hong Kong c’è una prima ondata di ritorno del virus e sono stati costretti a chiudere nuovamente. Per quest’anno è meglio non aprire e questa rinuncia può diventare un punto di ripartenza per prepararsi al futuro”.

Turismo (non siciliano) di prossimità. “Non illudiamoci con il turismo di prossimità. Un tempo i catanesi o i palermitani alloggiavano a Taormina ma oggi chi può sostenere che si possano riempire gli alberghi con i turisti siciliani? Taormina ha un 85% di flussi turistici che sono stranieri, e quel 15% non sono turisti siciliani ma nella quasi totalità cittadini campani, veneti o milanesi. I siciliani li possiamo stimare forse al 2 o 3 per cento di presenze”.

 

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