suoli pubblici

Taormina. Bar e ristoranti dovranno attendere il 1 giugno prima di tornare in attività ma quella data che segnerà la ripartenza appare già, in molti casi, anche una “spada di Damocle” sul comparto del commercio e della ristorazione a Taormina. Nella capitale del turismo siciliano si contano circa 600 attività che, a vario titolo, godono di spazi esterni e vivono soprattutto grazie a quelli. Ma le norme sul distanziamento sociale, che almeno per qualche tempo porteranno a quanto pare all’obbligo di tenere lontane le persone per un metro e mezzo varrà anche per sedie e tavoli dei locali e ci sarà un ampio dimezzamento dei coperti. A Taormina la novità rischia già di determinare un’ecatombe perché nell’ultimo ventennio, in materia di suoli pubblici, è stato rilasciato di tutto e di più a chiunque e qualche metro in più di suolo diventava poi un “tesoretto” di consenso elettorale.

Eccessi a volontà. La gran parte dei bar, ristoranti e pub godono di spazi esterni che sono il doppio, se non il triplo, degli spazi interni. Sperequazioni che nel tempo sono diventate linfa vitale e sulle quali sta per abbattersi la scure delle misure anti-Covid19 a tutela della salute pubblica. Gli eccessi di tutte le varie Amministrazioni che hanno portato avanti logiche concessorie eccessive e inopportune, dalle quali poi è scaturita anche una situazione di concorrenza “selvaggia” e talvolta sleale tra le attività stesse, sono dei nodi che stanno per venire al pettine. Si rischia, insomma, che alla ripartenza si debbano posizionare solo un terzo dei tavoli rispetto a prima, il che fa tremare chi potrebbe trovarsi con pochissimi tavoli all’interno e perdere il 60% degli spazi esterni che sinora erano quelli sui quali si basavano le attività. Qualcuno aveva ipotizzato di chiedere, in via eccezionale, al Comune un ampliamento “compensativo” dei suoli attuali per sopperire cioè agli spazi che verranno meno ma da Palazzo dei Giurati fanno sapere che non sarà possibile e la soluzione è già in partenza da escludere.

La preoccupazione cresce. Il Comune potrebbe procedere a una sospensione del canone Cosap, ovvero la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, in un contesto dove però la preoccupazione è tangibile e aumenta di giorno in giorno. Nel dibattito sul riaprire o non riaprire, sul provarci subito o guardare al 2021, si fa largo la consapevolezza che ripartendo a giugno, senza turisti stranieri, con un movimento forse di prossimità ma certamente ridotto, crolleranno i fatturati e si va verso un periodo di grande difficoltà. Alcuni vogliono riaprire ma qualcuno ha paura di non farcela e vorrebbe rimanere chiuso a causa dei costi, ai quali si aggiungeranno ulteriori voci come la sanificazione, le mascherine e la dotazione di dispenser di gel disinfettante.

Realtà e fantasia. La speranza si accompagna alla consapevolezza che sia finita l’epoca d’oro, nella quale come detto la politica ha concesso di tutto, creando una situazione a Taormina in cui oggi a pochi metri di distanza si trovano locali che esercitano la stessa attività e lottano per un tavolo. A Taormina l’offerta supera di gran lunga la domanda e se già era difficile difendersi quando il turismo viaggiava a pieno regime, ora si spalancano le porte allo spettro della resa di chi non ce la farà a resistere. Si invocano procedure semplificate, c’è chi immagina di fare domanda per progetti alternativi su come arredare all’esterno tavolini e sedie e propone i “tavoli ‘single’, tramite un divisorio ‘parafiato’, in cui persone che non si conoscono possono condividere il tavolo”. Ma stavolta la realtà è assai più spietata della fantasia.

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