una protesta della Fisascat Cisl

Taormina”. Si parla con molta enfasi del dopo-lockdown ma non di come affrontarlo e l’amara realtà è che questa estate almeno il 75% o l’80% dei lavoratori del turismo, commercio e servizi nel nostro territorio rischia di rimanere a casa. Senza un sussidio già dallo scorso gennaio, senza lavorare questa estate e poi con un altro inverno da affrontare senza un euro in tasca. Siamo di fronte ad una dramma senza precedenti e la cosa più preoccupante è che non si intravede nessuna soluzione risolutiva all’orizzonte”. Lo afferma in una nota la Fisascat Cisl Messina.

“Nella nostra provincia ci sono circa 15 mila persone che vivono di un impiego stagionale nel turismo e nel commercio – evidenziano Pancrazio Di Leo e Salvatore D’Agostino – e la quasi totalità non hanno una prospettiva di lavoro per questa stagione, ormai già ampiamente compromessa. Taormina e il suo comprensorio sono il primo polo turistico siciliano, un’area di riferimento per il turismo e l’economia della Sicilia e del Sud ma questo non interessa al Governo. A Taormina e nell’hinterland forse avrà un impiego questa estate il 15% o il 20% dei lavoratori, che comunque non potranno nemmeno maturare i requisiti necessari poi per chiedere la Naspi. Ad oggi non sappiamo quante attività apriranno, ci sarà pochissimo lavoro e chi potrà lavorare sarà fortunato. Per questo riteniamo indispensabile che si ripristini la Aspi, con i 24 mesi indennizzati, o che venga ripristinata la cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori del turismo. La considerazione che ad oggi c’è del nostro territorio è tutta nelle 600 euro del decreto “Cura Italia”. Una miseria, persino negata a molti lavoratori, con la quale le persone potranno pagare una bolletta o una mensilità di affetto. Ma come si fa a vivere, anzi a sopravvivere, in queste condizioni? Non è più una crisi economica ma un’emergenza sociale. Non possiamo accettare questa mattanza che viene compiuta ai danni di migliaia di lavoratori e di tutte le loro famiglie”.

Il sindacato avverte: “Il lockdown sinora ci ha impedito di manifestare, il distanziamento sociale prevederà ulteriori obblighi ma non appena possibile torneremo in piazza. Soltanto questa situazione di quarantena obbligata ci ha fermato, altrimenti oggi saremmo già con i bus a Palermo e a Roma, sotto i palazzi della Regione e del Governo, per pretendere il rispetto di quei diritti che ai lavoratori del turismo, del commercio e dei servizi vengono negati, privati anche degli ammortizzatori sociali a differenza di altri settori produttivi. La crisi sta togliendo l’impiego a migliaia di lavoratori, ma di fronte a una crisi senza precedenti siamo pronti a una lotta senza precedenti per difendere l’occupazione e soprattutto la dignità – troppe volte calpestata – dei lavoratori”.

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