Taormina si interroga sul dopo-lockdown

Taormina. “Quelli che ancora si ostinano a parlare di riaperture immediate a Taormina nel 2020 non hanno compreso forse la drammaticità della situazione. Alle condizioni attuali aprire equivale alla certezza di andare incontro al fallimento. Se non siamo morti per il Coronavirus, qui il pericolo adesso è che ad ucciderci siano l’inadeguatezza della politica e la solita burocrazia. Lo Stato fa annunci, ci raccomanda le distanze al ristorante e in spiaggia ma in concreto non si fa niente per aiutare gli imprenditori”. Il monito arriva dal presidente dell’Associazione Imprenditori per Taormina, Carmelo Pintaudi che ribadisce “l’impossibilità di una ripartenza delle attività in questa estate” e parla di “una decisione che viene condivisa da una larghissima parte degli operatori economici della città”.

Nessuna svolta. “Cos’è cambiato rispetto ai giorni scorsi? Nulla. Lo avevamo detto che non si può riaprire e lo ribadiamo in modo ancora più convinto adesso – afferma Pintaudi -. Dire una cosa del genere e anche solo pensarla è un qualcosa che ci dà la morte del cuore ma non c’è alternativa. Non possiamo illuderci e nasconderci nei facili ottimismi di una riapertura da fare “tanto per”. I fatti ci dicono che dobbiamo prendere atto di una situazione drammatica in termini internazionali e dalla quale non sarà semplice riuscire ad uscire, con tutte le difficoltà che già si possono ben intravedere. Taormina vive di turismo e per la quasi totalità di flussi internazionali che quest’anno non ci saranno”.

Ripartenza ad handicap “Non si può affrontare una stagione ad handicap in cui già in partenza abbiamo un 85% in meno di presenze. Ci resta il 15%, che può anche essere il 20% ma nulla cambia. Così è impossibile riaprire. Siamo perfettamente consapevoli che restare fermi al palo per un anno sarà un ulteriore penalizzazione sul mercato ma ad oggi non ci sono i segnali necessari e le condizioni essenziali per poter aprire. Il governo parla di misura per la sicurezza del cittadino, di dispositivi di protezione individuale e distanze sociali. Ma non è stato fatto nulla sinora a sostegno degli imprenditori. Ecco perché gli operatori sono su questa posizione di rimanere fermi per avere almeno la speranza di non aggravare la crisi con ulteriori costi a fronte di ricavi inesistenti. Che senso ha riaprire se non si può avere clientela, se non potremo incassare e se non avremo poi le risorse per pagare i costi del personale? E ovviamente c’è il grande problema degli affitti elevati da sostenere”, continua Pintaudi.

I tre punti fondamentali. “I punti dai quali dover partire sono tre. Lo Stato deve abbattere gli oneri contributivi. L’affitto di un bene che, di fatto, non può essere utilizzato in questo momento, non ha motivo di esistere: se non c’è una clientela un’impresa muore. Ma soprattutto abbiamo bisogno di poter avere liquidità reale e non fittizia, dobbiamo avere una percentuale di somme a fondo perduto e non dei prestiti che rischiano di indebitare ulteriormente gli operatori economici”, rimarca il presidente di Aipt.

Carmelo Pintaudi, presidente di Aipt

Costi su costi. “Taormina è Taormina, noi conosciamo bene le grandi potenzialità del nostro territorio, confidiamo in una ripresa già nel 2021 e siamo sempre stati gente positiva e ottimista, ma questa è una crisi epocale, uno tsunami globale che investe tutti e di fronte al quale non possiamo essere superficiali. Lo Stato si deve assumere le sue responsabilità di aiutarci, da soli non possiamo farcela. Già avevamo un’offerta che superava la richiesta: con il 15% di turisti cosa possiamo fare? E che dire dei costi che dovremmo sostenere per la sanificazione dei locali, per le mascherine, per ulteriori lavori di messa a norma delle attività sulla base di queste prescrizioni del dopo-lockdown. La gente che parla e dice che dobbiamo aprire dovrebbe avere il buon senso di fare silenzio. La nostra è una scelta obbligata”.

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