incantevole panoramica di Taormina

Taormina. Nella strada tutta in salita verso il dopo-lockdown la Perla dello Ionio prova a blindare il suo brand con un regolamento sul marchio Taormina ma l’attuale giurisprudenza rischia di vanificare già in partenza il tentativo di tutelare le attività e l’immagine della capitale del turismo siciliano. Il Comune di Taormina vorrebbe, infatti, istituire un regolamento e dare così una svolta definitiva ad un tentativo rimasto sin qui incompiuto ormai da diverse consiliature a questa parte. Il problema da risolvere riguarda i tanti contesti in cui da tanti anni ormai sfrutta il nome di Taormina per attività e prodotti che non hanno nulla a che vedere con Taormina. Diversi privati sanno che “Taormina è Taormina”, fanno promozione e business sostanzialmente alle spalle della città e dei suoi operatori economici. Una beffa, un danno e un incubo per coloro che subiscono tale concorrenza sleale.

L’input dell’assessore. “Siamo già a lavoro per portare avanti l’operazione di rilancio del brand “Taormina” e, sopratutto, del marchio “Taormina” che dovrà essere supportato da apposito regolamento. Abbiamo il dovere di investire sulle nostre bellezze e le nostre risorse”, aveva fatto sapere l’assessore al Turismo, Andrea Carpita nei giorni scorsi anticipando la volontà del Comune di trovare una soluzione risolutiva per istituire il marchio Taormina, nel tentativo di dare un input e un sostanziale scossone su questo argomento. La questione rischia, tuttavia, di rivelarsi a dir poco complicata o forse persino irrealizzabile perché sussiste un problema tanto semplice quanto enorme.

L’ostacolo. “A quanto pare il nome della città non può essere registrato come marchio – ha evidenziato il sindaco Mario Bolognari -. Ad esempio si può porre in essere, così come a suo tempo è stato già fatto, un iter per registrare il marchio Taormina Arte, affiancando cioè il nome Taormina ad un’altra parola, ma lo stesso discorso non vale invece per il solo nome della città. Ovviamente questo è un discorso che così come Taormina è lo stesso per qualsiasi altra città. Dovremo fare ulteriori approfondimenti giuridici su questa vicenda”. Si dovrà tentare di individuare, insomma, un altro modo per cercare di tutelare la Perla con un provvedimento che possa essere efficace a difesa dell’indotto economico del territorio. Altrimenti servirebbe una normativa ad hoc, ma i tempi sarebbero lunghi e non si sa quando e come potrebbe esserci una svolta.

Speculazioni ovunque. Eppure si tratta di una questione che determina perdite non indifferenti alla capitale del turismo siciliano, come del resto ad altre mete rinomate, e ai vari attori protagonisti dell’indotto economico locale. Il danno è per commercianti, negozianti, ristoratori, albergatori, bed &breakfast e un pò per tutti. Siamo di fronte a una giungla sconfinata di furbacchioni sparsi in giro per il mondo, in tutta Italia, in Europa e in altri continenti. Ci sono attività di ristorazione che pubblicizzano nei loro menù specialità con il nome di Taormina o più platealmente portano proprio il nome di Taormina nell’insegna del locale. E poi tantissime piccole strutture ricettive che non si trovano a Taormina eppure si pubblicizzano sui motori di ricerca utilizzando il nome di Taormina, c’è chi si trova nei dintorni della Perla ma si localizza nei propri annunci come se in realtà fosse qui. Il rischio è che non si possa mettere fine a questa condizione di anarchica concorrenza sleale, sfacciata e sempre più dilagante.

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