Eddy Tronchet

Taormina. “Questa piaga che ci è capitata con i suoi morti e con le sue sofferenze deve farci cambiare atteggiamento nei confronti della vita e sicuramente lo farà al livello di individui nelle sfere della spiritualità e della fede che ciascuno predilige. Ma su un piano comunitario ci deve spronare ad un’azione concreta di rinnovamento e potenziamento delle risorse di cui dispone e abbonda la città di Taormina assieme all’intero comprensorio turistico. La stagione 2020 è a quanto pare irrimediabilmente compromessa. In queste condizioni di grande incertezza sanitaria e con un numero elevatissimo di casi positivi, è presumibile che nessuno si allontanerà dai propri luoghi residenziali per venire in villeggiatura a Taormina e dintorni”. Lo afferma Eddy Tronchet in un’intervista a BlogTaormina sullo scenario all’orizzonte che si prospetta per i prossimi mesi a Taormina.

Perdite enormi. “Immaginare sulla carta una ripartenza di flussi turistici a settembre o addirittura ad agosto 2020 è legittimo – afferma Tronchet a BT – , ma non è affatto detto che si concretizzi in numeri che siano accettabili per consentire un’economia di sopravvivenza delle imprese. Sempre che non ci sia in autunno una seconda ondata del virus già preventivata da molti scienziati. L’offerta turistica che si delinea per il 2020 non eccede come target l’ambito regionale e nazionale prefigurando perdite enormi per le strutture ricettive, per le agenzie di viaggio e operatori turistici, per la ristorazione e per le ditte di trasporti che hanno elevati costi di gestione. Quindi l’anno “sabbatico” nel quale ci troviamo va gestito e pensato in termini costruttivi per preparare una stagione 2021 alla luce di miglioramenti indispensabili per garantirci un avvenire dignitoso.

La grande occasione. “Questa è la grande occasione per rivedere le linee guida dello sviluppo turistico del territorio comprensoriale in sintonia con le richieste del mercato internazionale. Non entro nel merito di interventi privati che ciascun imprenditore può valutare migliorando la propria struttura. Tuttavia le scarse risorse economiche in nostro possesso non permetteranno grandi investimenti considerati i bilanci delle aziende. Laddove ci si deve concentrare è il tessuto strutturale urbano e territoriale dove le carenze sono evidentissime con un lungo elenco di opere da realizzare e infrastrutture da migliorare. Di pari passo rivedere e garantire l’occupazione dei lavoratori reinventando tempi e modi in assetto di pandemia. Sarà indispensabile attivare forme di lavoro diversificate, basate sul volontariato e sulla reciprocità di dare-avere tra pubblico e privato in collaborazione con i sindacati”.

Gli uomini giusti. “La ripartenza sarà simile ad una rinascita in un mondo nuovo, non necessariamente migliore, ma altamente competitivo e controllato da sistemi digitalizzati ultramoderni. Significa che la regia dovrà esprimere qualità d’idee, capacità di comunicazioni, metodologia di project management. In poche parole gli uomini giusti al posto giusto. Non è pensabile che gli attuali assetti politici e amministrativi siano da soli in grado di gestire un periodo di transizione così complesso con le risorse umane elette in tempi di “normalità”. Si tratta di rendere operativi gli individui che per professione o formazione abbiano gli strumenti adatti ad un compito immane come quello a cui ci si accinge. Appare superfluo insistere sul fatto che tutto sarà differente. Niente o quasi nulla rimarrà simile alle abitudini o alle consuetudini che ci erano care”.

La nuova società. “La società che si preannuncia sarà dura, poco solidale, e nei mercati prevarrà la legge del più forte o del più abile nel vendere un prodotto. Tradotto in termini di presenze turistiche significa una sensibile riduzione dei numeri ai quali c’eravamo abituati conseguentemente ad una contrazione notevole dei servizi che la collettività imprenditoriale erogava in termini quantitativi. Per dirla in termini più comprensibili, nei prossimi anni ci saranno meno turisti ma molto più esigenti e con strumenti sofisticati per la scelta dei servizi”.

Si riparte da zero. “In pratica è come se ripartissimo tutti da zero e avessimo davanti una pista ad ostacoli. Converrà allenarci bene e indossare le scarpe adatte alla corsa. L’unica strategia vincente è quella di gruppo. Taormina da sola è destinata a perdere in termini di qualità di servizi e di attrattiva. Progetti come il ripristino della ferrovia Taormina-Randazzo necessitano della collaborazione di tutti gli attori, amministrazioni comunali, associazioni culturali e volontariato della Valle dell’Alcantara. Le idee in merito alla trasformazione di questa importante via ferrata sono molteplici e realizzabili”.

Green Deal. “Sempre in ambito comprensoriale ci si deve occupare della rete stradale provinciale e statale proponendo nuovi assetti ed equilibri, privilegiando una politica dei trasporti e della mobilità all’insegna del Green Deal. La strada statale 114 Orientale Sicula va adattata alle nuove esigenze di trasporto, della mobilità e della indispensabile parziale pedonalizzazione lungo l’intero tratto Sant’Alessio – Giardini-Naxos”.

Fare sistema. “Piste ciclabili, sentieri pedonali, infrastrutture esistenti, centri sportivi, devono svilupparsi in una rete senza soluzione di continuità inglobanti i territori a nord fino a Savoca, al centro ovviamente Letojanni, Giardini-Naxos e Castelmola, a sud Calatabiano, Fiumefreddo, Mascali, Riposto e infine a ovest tutti i comuni del Parco dell’Alcantara fino a Randazzo. Essa rappresenta un potenziale di risorse naturalistiche, culturali, ambientali, culinarie e ricettive di forte impatto e attrattiva che senza dubbio richiamerà l’interesse degli operatori di settore”.

Natura depauperata. “Il mare, le spiagge, gli arenili, la foce dei fiumi, le riserve naturali come Isola Bella, il Parco fluviale dell’Alcantara, l’hinterland peloritano, necessitano di un ampio progetto di tutela e valorizzazione, di bonifica e di videosorveglianza, di fruizione e di collegamenti. Finiti i tempi in cui i nostri specchi d’acqua venivano indiscriminatamente sfruttati depauperando i nostri mari con metodi di pesca spesso illegali. Relegati ad un passato poco dignitoso quegli argini di fiumi asserviti a discariche a cielo aperto di ogni rifiuto che l’uomo produce le cui ferite si vedono ancora al Sirina, al Santa Venera e lungo il fiume Alcantara”.

Non c’è turismo senza l’Etna. “Non esiste promozione turistica taorminese senza l’Etna e il suo parco regionale, che va gestito con lungimiranza adottando strumenti applicabili ai parchi ecosostenibili di vulcani attivi. Il processo Aetna al tribunale di Catania, grazie al lavoro della Guardia di Finanza e dei sostituti procuratori, contribuirà a fare luce sulla gestione trentennale di connivenze tra funzionari comunali e imprenditori monopolisti che hanno avvilito l’identità turistica del versante nord dell’Etna. Ma ciò non basterà ad invertire la tendenza di particolarismi di natura politica che ancora oggi caratterizzano l’azione di comuni come Linguaglossa e Castiglione di Sicilia. Le recenti vicissitudini dei bandi di gara per la concessione di attività imprenditoriali sul versante nord delineano la scarsa capacità degli attuali amministratori nel gestire la cosa pubblica con criteri oggettivi basati sulle regole del mercato. Tutto ciò a discapito degli imprenditori seri e coscienziosi dei comuni etnei sopra menzionati”.

Beni culturali. “Manca lo spazio per affrontare la non procrastinabile riforma della gestione dei Beni Culturali e delle Soprintendenze siciliane. Impensabile che si continui a gestire il Teatro Antico come se fosse un corpo estraneo al contesto socio-economico della Città di Taormina, a uso e consumo di una classe dirigente di burocrati regionali politicizzati nonché di imprenditori avidi di guadagno. Vergognoso l’abbandono delle Terme romane, dei pavimenti musivi, di cisterne come le naumachie e di monumenti minori completamente relegati nel dimenticatoio. L’incuria in cui versano il Palazzo Corvaia, gioiello quattrocentesco della città o la Villa comunale le cui caratteristiche torrette sopravvivono in condizioni pietose e a rischio crollo, gridano vendetta nei confronti di un sistema politico-amministrativo e regionale che è giunto al capolinea da parecchio tempo”.

Le frazioni. “Svariati altri argomenti e ragionamenti andrebbero sviluppati in merito al PalaCongressi, alla piscina comunale, all’Asm, tuttora in cerca d’identità, alle proprietà immobili del comune, alla stazione ferroviaria di Taormina-Giardini, alle numerose problematiche che avviliscono le frazioni di Mazzeo, di Spisone Mazzarò Isola Bella Villagonia, di Mastrissa, di Bruderi, di Chianchitta e di Trapitello, tutte portatrici di potenzialità svilite e mai espresse da una classe dirigente disattenta e inappropriata, salvo poche e sparute eccezioni”.

Viabilità da cambiare. “Il Coronavirus ha portato qualcosa di positivo: la ZTL. Nessuno s’immagini, a ripresa avviata, di riproporre il Corso Umberto I alla stregua di un’area di scarico delle merci come è avvenuto prima dell’epidemia. Nessuno s’illuda di non modificare il traffico veicolare nelle piazze San Pancrazio e Sant’Antonio e di esimersi dal mettere mano ad un piano attuabile della viabilità”.

La risposta. “E’ mia convinzione che alla severa lezione imparata da questa tragedia possa e debba corrispondere una risposta della cittadinanza all’altezza delle esigenze di una nuova Taormina, di un rinnovato modo di accoglienza e di una visione lungimirante per proiettare la Città di Taormina con il suo grande comprensorio turistico alla conquista dei migliori mercati internazionali. Sfruttiamo al meglio quest’anno 2020 e appena sarà possibile incontriamoci nuovamente e organizziamo il lavoro da compiere per la ripresa della stagione turistica 2021. Se Dio vuole”.

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