Luigi Di Maio

“Quello che vedrete non è un nuovo ingranaggio che verrà montato su una Ferrari. Ingegneri e tecnici di Maranello questa volta hanno usato i propri strumenti per creare e produrre valvole per respiratori polmonari e raccordi per maschere di protezione. La Ferrari, una delle nostre eccellenze italiane, ha messo in campo le proprie competenze per fronteggiare il Coronavirus e salvaguardare la vita degli italiani. E sapere che l’azienda stia contribuendo a sostenere la ripartenza del Paese ci rende orgogliosi. Viva l’Italia, non molliamo mai”. Così il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio commenta l’impegno della Ferrari nella produzione di dispositivi per la lotta al Coronavirus.

Assistenza sanitaria. In attesa di riprendere a produrre bolidi che fanno sognare, la Ferrari sta impiegando queste giornate di emergenza per iniziative a sostegno dell’assistenza sanitaria. Nello specifico lo stabilimento di Maranello sta partecipando con una decina di operai alla conversione di maschere subacquee in respiratori polmonari necessari nelle terapie intensive degli ospedali. Ad annunciarlo è stato nelle scorse ore il presidente John Elkann collegato da Amsterdam in occasione dell’assemblea annuale degli azionisti.

Centinaia di dispositivi. “I dispositivi questa settimana verranno consegnati agli ospedali di tutto il Paese”, promettono i vertici della Ferrari. La produzione di questi componenti termoplastici si avvale della tecnologia di manifattura additiva all’interno del reparto dove abitualmente si costruiscono i prototipi delle vetture. “Alcune valvole – spiegano dall’azienda di Maranello – sono state sviluppate dalla Mares, azienda produttrice di attrezzatura subacquea, su misura delle loro maschere”. Sono in realizzazione anche raccordi destinati a Solid Energy, che li impiega per trasformare le maschere da snorkeling Decathlon in ausili a protezione del personale sanitario esposto al contagio. Nei prossimi giorni Ferrari conta di realizzare diverse centinaia di dispositivi “che hanno già iniziato e continueranno a essere distribuiti da alcune aziende coinvolte, con il coordinamento della Protezione civile, a diversi ospedali italiani fra cui quelli di Bergamo, Genova, Modena e Sassuolo, oltre che agli operatori sanitari della città di Medicina”.

“Servono prudenza e cautela. Bisogna ripartire, ma senza vanificare gli sforzi compiuti – avverte intanto Di Maio -. La priorità è la vita. Un padre può accettare di non mangiare, ma non può accettare di non far mangiare i priori figli. Lo Stato ha il dovere di tutelare la dignità umana. Ed è quello che deve essere fatto. L’Italia è un grande Paese e sono sicuro che supererà questa crisi”.

Riapertura graduale. “La riapertura dell’Italia dovrà essere necessariamente legata alla disponibilità dei dispositivi di protezione individuale tra cui le mascherine”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in una intervista rilasciata a Tv2000, aggiungendo che “tutto dovrà essere fatto con buon senso tutelando la vita dei cittadini”. “La fase due deve essere necessariamente una fase intelligente”, insiste Di Maio, sottolineando come sia “stato per noi difficilissimo mettere in lockdown il Paese”.

Contratto per mascherine. “Ci siamo affidati agli esperti, al Comitato tecnico-scientifico, che sta pianificano le riapertura. Rispetto alle mascherine e a tutti i dispositivi di protezione ne avremo bisogno di più quando usciremo”, ha detto ancora il titolare della Farnesina, “fino anche possibilmente ad un miliardo al mese, ipotizzato l’università di Torino”. “Siamo impegnati con il ministero da oltre un mese con il corpo diplomatico che è mobilitato in tutto il mondo per reperire mascherine. Abbiamo firmato un contratto da 300 milioni di mascherine. Tutto quello che arriva dall’estero ci servirà per affrontare la fase 2″, ha concluso il ministro auspicando che un giorno l’Italia sarà indipendente nella produzione delle mascherine”.

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