Angelo Forgione

“Qualcuno, come Beppe Severgnini da Crema, è preoccupato. Sente astio e crudeltà eccessiva verso la sua Lombardia e l’inattaccabile Milano, verso “i primi della classe”, e fa trasparire tutta la presunzione e l’arroganza padana, le stesse che hanno generato il bubbone lombardo insieme alla superficialità gestionale. Una miscela fatale che ha messo in ginocchio una regione e bloccato una nazione intera. I responsabili sono esattamente lì, e dovranno essere individuati quando l’emergenza sanitaria sarà contenuta. I primi a volerlo sono proprio i lombardi, il popolo che più di tutti sta soffrendo le pene del Covid19″. Così lo scrittore e giornalista Angelo Forgione commenta la posizione della Lombardia che ancora in piena emergenza Coronavirus spinge per tornare alla normalità, suscitando le proteste e la preoccupazione delle altre regioni italiane e soprattutto del Sud.

Il grande problema. “La Lombardia, intesa come sistema, si è rivelata molto presto il grande problema. I contagiati lombardi rappresentano il 38% del dato complessivo nazionale. I decessi in Lombardia rappresentano ben il 53% dell’intero computo italiano. Questo vuol dire che se si escludesse la Lombardia dai dati nazionali l’Italia presenterebbe dati di normalità assoluta, ritrovandosi ultima per decessi e penultima per contagi. Aggiungiamoci anche che la curva di flessione in Lombardia è anche la più lenta ad abbassarsi, e il quadro è ben definito”. 

Confronto impietoso. “Nel confronto con il limitrofo Veneto, che ha gestito evidentemente meglio la crisi, a parità di tamponi, si registra un numero di contagi lombardi tre volte superiore a quelli veneti. Il confronto dei decessi è ancor più indicativo: detto che la Lombardia ha il doppio degli abitanti del Veneto, il numero dei decessi lombardi è dieci volte superiore a quello dei decessi veneti. A meno che non si voglia credere che il Coronavirus lombardo sia più aggressivo di quello veneto e, peggio ancora, meridionale (le regioni del Sud hanno saputo arginare il contagio dei fuggitivi lombardi), risulta evidente la disfatta lombarda, che non è solo sanitaria. Le responsabilità non vanno ricercate solo nel sistema sanitario della regione, che pure appaiano evidenti, ma anche nelle stanze della politica e della amministrazione tutta, là dove, nel mese di Febbraio, il problema incalzante è stato sottovalutato colposamente. I virologi lombardi più in vista, a partire dal professor Massimo Galli, rassicuravano sull’immunità nazionale, e allora si è cavalcata la presunzione di essere “i primi della classe”, più forti dell’epidemia che sembrava lontana, in Cina, mentre in realtà era già in casa. Non c’era allora e non c’è mai stato poi un protocollo unico di intervento, e alcuni ospedali lombardi sono diventati focolai, senza che venissero chiusi e che i relativi comuni fossero dichiarati zona rossa. La gente lombarda è stata abbandonata al triste destino”.

Il prezzo degli slogan. “È venuta fuori tutta l’arroganza dei ricchi, dei “primi della classe”, con la quale si spingevano gli slogan #milanononsiferma e #bergamononsiferma, rilanciati dai sindaci a nome di tutti coloro che non avevano alcuna intenzione di spegnere il potente motore produttivo lombardo. La Lombardia che produce ha privilegiato cinicamente il Pil alla salute dei cittadini, e ha pagato a carissimo prezzo”.

Mille contagi al giorno. “Severgnini non va al cuore del problema ma, sull’onda emotiva del suo orgoglio lombardo, dimostra di non riuscire a reggere lo smacco della “Caporetto” lombarda. Respinge l’astio che per la prima volta avverte sulla pelle e non si rende conto che la sua Lombardia ancora oggi fa registrare circa mille contagi al giorno per diecimila tamponi, roba che fa impallidire al cospetto dei circa quaranta per duemilacinquecento tamponi della Campania, quella dei napoletani sporchi e cattivi che, nonostante i problemi lombardi, sono quelli che stanno subendo anche in questa vicenda un’incessante e evidente opera mediatica di discriminazione. A guardare giornali, telegiornali e rubriche di approfondimento, sembra quasi che se non si chiuda Napoli, la Lombardia non ne possa uscire”. 

Arroganti e piagnoni. “Ci sta pensando De Luca a chiudere l’intera Campania, alla fine del lockdown, per evitare contagi lombardi se dovessero essere ancora tanti, e via con le accuse di razzismo, come quello della signora di Ischia che al principio di tutto accusò i turisti settentrionali sull’Isola. Già allora Severgnini e tutta la pletora dei benpensanti levarono gli scudi. Oggi il problema non è chiedere scusa ai meridionali per tutto, a partire dalla secolare denigrazione, e creare un’altra Italia. Macché, c’è da preservare il prestigio dei “primi della classe”, i primi responsabili delle morti e della disperazione in Lombardia e oltre. E state certi che sarà il Sud piagnone, anche questa volta, a pagare per la ripresa del Nord arrogante”.

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