Silvio Berlusconi

“Sono molto preoccupato. Questa storia sembra non finire mai. Ogni giorno un problema nuovo e inedito, o una ulteriore complicazione o una sorpresa amara. Sono molti perciò gli aspetti che bisogna considerare insieme per affrontare una vicenda tanto complessa con una visione unitaria, organica e coerente. Oggi però vorrei soffermarmi su uno soltanto di questi aspetti che forse rischia di condizionare anche gli altri”. Lo scrive in una lettera al Sole 24 Ore, Silvio Berlusconi.

“Parlo del decreto liquidità anzi potrei dire del paradosso decreto liquidità. Se non cambia, arriverà a garantire alle aziende solo la liquidità per pagare le tasse. Una colossale partita di giro che lascerà imprese, artigiani, commercianti nella stessa condizione di prima, e per di più con un debito da pagare.

Stando così le cose, non stupisce che diversi piccoli imprenditori abbiano già annunciato di non aver l’intenzione di farvi ricorso. Siamo stati noi i primi a chiedere la garanzia dello Stato sui prestiti bancari alle attività economiche, e non abbiamo certo cambiato idea.

Vi sono però tre criticità, che è doveroso evidenziare:

1) la durata e la complessità delle procedure: sono sostanzialmente quelle ordinarie, di qualunque finanziamento, con delle aggravanti. La banca alla quale l’imprenditore si rivolge deve compiere un’istruttoria sulla solvibilità del cliente, perché la garanzia non è al 100% e quindi una quota dì rischio rimane a carico dell’istituto di credito, che inoltre deve adempiere a quanto previsto dalle norme antimafia e antiriciclaggio. Una volta conclusa l’istruttoria bancaria, vi è un ulteriore tempo di attesa perché la SACE ­ la società pubblica alla quale è demandata la gestione di questo strumento ­ deve effettuare a sua volta una propria istruttoria prima di approvare e accordare la garanzia. Tutto questo richiede tempi molto lunghi, settimane se non mesi, per l’erogazione.

2) I tempi troppo stretti per il rimborso: prestiti a sei anni (così è la gran parte di quelli previsti dal decreto) sono insostenibili per moltissimi operatori economici perché caricano sulle loro spalle un onere di restituzione difficile da sostenere in una stagione che sarà comunque di crisi e di faticosa ripartenza.

3) Il rinvio troppo corto delle scadenze fiscali: noi avevamo chiesto che si arrivasse fino alla fine dell’anno. Così com’è stato stabilito, per soli due mesi, significa che le aziende riceveranno i prestiti giusto in tempo per pagare le tasse. Questo suona come una beffa a molti operatori economici in difficoltà.

“In definitiva, il governo ha varato regole macchinose che chiedono tempi lunghi e scaricano pesanti oneri sulle banche non funzionano, che richiedono tempi lunghi e che scaricano oneri difficilmente sostenibili sul sistema bancario, già in difficoltà per la parziale chiusura delle filiali e la riduzione del personale. Del resto anche nei limitati casi di prestiti per i quali la garanzia è al 100%, quelli rivolti soprattutto alle Pmi, oltre ad aver stanziato fondi insufficienti sì è trovato il modo di rendere la procedura molto complessa. Ho avuto la possibilità di esaminare il modulo predisposto dal Mediocredito Centrale: sono 8 pagine fitte, scritte in linguaggio burocratico, che nessuno è in grado di decifrare senza l’aiuto di un commercialista”.

“In Svizzera basta presentare una semplice autocertificazione (una sola pagina con poche righe che chiunque può compilare) e il giorno stesso il denaro arriva sul conto corrente del richiedente”.

“Veniamo in sintesi dunque alle nostre proposte, quelle che a noi appaiono come delle concrete soluzioni da approvare in sede di conversione del decreto, per rimediare alle diverse criticità”.

“Primo: aumentare la garanzia dello Stato al 100%, così da garantire le banche sull’intero credito concesso e da eliminare quindi in toto le loro preoccupazioni sulla solvibilità dei richiedenti e la conseguente necessità dì un’istruttoria, che allunga i tempi”. 

“Secondo: un’ulteriore semplificazione potrebbe essere quella di abolire la garanzia Sace sostituendola ­ a parità di costi per lo Stato ­ con un plafond di garanzia messo a disposizione di ciascuna banca da parte dello Stato stesso, in base alla relativa quota di mercato, così da ridurre ulteriormente i tempi e i passaggi burocratici attualmente previsti”.

“Terzo: sostituire le ordinarie procedure antimafia e antiriciclaggio con un’autocertificazione, con pesanti pene per chi avesse rilasciato dichiarazioni mendaci e sollevando ovviamente le banche da ogni responsabilità”.

“Quarto: allungare i tempi di restituzione del prestito rispetto a quelli attualmente previsti”.

“Quinto: sospendere gli adempimenti fiscali fino a fine anno per le imprese in difficoltà. A queste condizioni, il decreto liquidità realizzerebbe davvero le finalità perseguite dai suoi proponenti e le imprese disporrebbero di uno strumento veramente efficace per fronteggiare la crisi drammatica che le attende. Noi stiamo lavorando per arrivare a questo risultato. Speriamo che il governo ci ascolti”.

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