contratti d'affitto

Taormina. L’Associazione Commercianti Taormina attende le decisioni del Governo e l’evoluzione dell’emergenza sanitaria per fare le opportune valutazioni sulla riapertura delle attività e intanto evidenzia un aspetto che può rappresentare “un elemento determinante in vista della ripartenza del comparto turismo e commercio nel territorio”: quello del canone di locazione che riguarda numerosi operatori economici.

Fare un passo indietro. “Molti nostri associati ma più in generale tanti operatori economici della città – afferma il presidente di Act Taormina, lo chef stellato Pietro D’Agostino – ritengono fondamentale una svolta sul canone d’affitto che sono chiamati a sostenere. Sullo stesso piano del blocco dei tributi locali, occorre considerare anche questa problematica. La maggior parte degli operatori esercita la propria attività nel contesto di immobili presi in affitto e sono quindi chiamati a versare un canone di locazione che, a questo punto, diventa un costo insostenibile da affrontare. Siamo perfettamente consapevoli che questo argomento va affrontato con i vari proprietari dei locali ma si tratta di uno snodo cruciale per la nostra città, nel quale c’è bisogno di dialogare e arrivare tutti ad un punto di convergenza, con il buon senso e la reciproca consapevolezza del momento. Mai come oggi bisogna fare tutti un passo indietro, collaborare e remare tutti dalla stessa parte per creare le condizioni necessarie per poter ripartire”.

Lo chef della Capinera Pietro D’Agostino
Pietro D’Agostino

La proposta. “La richiesta che gli operatori economici intendono avanzare ai rispettivi proprietari degli immobili è quella, almeno, di dimezzare il costo dell’affitto sino al 31 dicembre 2020 e se possibile anche sino poi al marzo 2021. A Taormina gli affitti sono notoriamente molto impegnativi e quando si potrà ripartire, dopo questi due mesi di emergenza Covid-19, non si potranno più pagare delle cifre alte. Rivedere le pretese e ridimensionare il canone di locazione è una di quelle cose basilari per affrontare nel miglior modo possibile le grandi difficoltà alle quali stiamo andando incontro. Il commerciante e l’imprenditore che non lavora non possono versare l’affitto e allo stesso modo il proprietario del bene certamente ha tutto l’interesse a potersi garantire l’introito. La crisi riguarda tutti e c’è bisogno di un sacrificio collettivo per rilanciare il nostro territorio e ridare slancio a tutte le attività”.


Ricordiamo che in questo discorso sui contratti d’affitto, c’è da valutare anche quella che sarà poi l’effettiva possibilità di accesso al credito d’imposta del 60% per i negozi. È questo uno degli aspetti più discussi tra le misure contenute nel Decreto Cura-Italia. Se infatti il Governo ha più volte chiarito che, al pari di altri provvedimenti, si tratta soltanto di una prima forma di sostegno, e il giudizio iniziale da parte dei conduttori e dei proprietari immobiliari è stato decisamente scettico.

Come funziona nel dettaglio il bonus? A chi spetta? In quali condizioni? A fornire i relativi chiarimenti è stata, nei giorni scorsi, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 8/E. Ecco i passaggi salienti in risposta a due quesiti dei contribuenti.

Credito d’imposta per negozi e botteghe: pagamento del canone pattuito. L’articolo 65 del Decreto prevede testualmente che il credito è riconosciuto «nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione di marzo 2020». Quindi, letteralmente, sembrerebbe spettare in relazione al canone pattuito senza necessità di verifica dell’eventuale pagamento del medesimo; peraltro, la relazione tecnica ha effettuato la stima sulla base dei contratti registrati che riportano il canone pattuito. Si chiede, in proposito, di chiarire se il credito d’imposta in esame previsto dall’articolo 65 del Decreto matura in relazione al canone di affitto pattuito indipendentemente dal pagamento del medesimo.

La disposizione. L’agevolazione in esame ha la finalità di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica nei confronti dei soggetti esercitanti attività d’impresa nell’ambito della quale risulta condotto in locazione un immobile in categoria catastale C/1. Ancorché la disposizione si riferisca, genericamente, al 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, la stessa ha la finalità di ristorare il soggetto dal costo sostenuto costituito dal predetto canone, sicché in coerenza con tale finalità il predetto credito maturerà a seguito dell’avvenuto pagamento del canone medesimo.

Credito d’imposta per negozi e botteghe. Tipologia di immobili/attività escluse. In merito all’articolo 65 del Decreto rubricato «Credito d’imposta per botteghe e negozi» visto l’esplicito riferimento ai «canoni di locazione di immobili rientranti nella categoria catastale C1», si chiede se il credito d’imposta si applica anche ai contratti di locazione di immobili rientranti nella categoria catastale D8 (categoria non espressamente prevista dall’articolo suddetto, che individua gli immobili rientranti nella categoria catastale D8 “Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni”).

Le condizioni. L’articolo 65 del Decreto prevede un credito d’imposta, a favore dei soggetti esercenti attività di impresa, pari al 60 per cento delle spese sostenute per il mese di marzo 2020 per canoni di locazione purché relativi ad immobili rientranti nella categoria catastale C/1. L’importo può essere utilizzato – come precisato con la recente risoluzione n. 13/E del 20 marzo 2020 – a partire dal 25 marzo 2020 esclusivamente in compensazione, utilizzando il Modello di pagamento F24, da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate attraverso il codice tributo “6914”, denominato «Credito d’imposta canoni di locazione botteghe e negozi – articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18». L’articolo 65 del Decreto espressamente specifica che gli immobili oggetto di locazione (per cui è possibile fruire del credito d’imposta) devono essere classificati nella categoria catastale C/1 (negozi e botteghe). Restano, quindi, esclusi dal credito d’imposta previsto dal Decreto i contratti di locazione di immobili rientranti nelle altre categorie catastali anche se aventi destinazione commerciale, come ad esempio la categoria D/8.

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