Nonostante la grande vergogna dell’esodo incontrollato senza precedenti che a partire dal 7 l’8 marzo scorso ha spinto al rientro dal Nord Italia verso la Sicilia oltre 50 mila persone (quelle registratesi al portale della Regione, che in realtà sono molte di più e secondo alcuni oltre 100 mila), la Sicilia resiste alla minaccia del Coronavirus e addirittura, stando alle previsioni più ottimistiche, potrebbe compiere l’impresa clamorosa di essere la prima regione ad uscire dal lockdown.

L’impresa. Di vera e propria impresa si tratterebbe, perché dallo Stretto di Messina (e in ogni altro modo) è stato consentito a chiunque di raggiungere la Sicilia per diverse settimane, e ancora sabato scorso c’è chi arrivava indisturbato da ogni parte, con il rischio di determinare qui una forte diffusione del Covid-19. Al contrario, invece, di aiuti ne sono arrivati ben pochi in termini di dispositivi di protezione individuali (mascherine in primis) e ventilatori polmonari per le strutture sanitarie. Ci hanno fatto combattere una guerra con le fionde, o forse è meglio dire a mani nude. La battaglia ancora è in corso, non abbiamo sconfitto un ben niente e bisogna resistere tutti in casa. Certo, però, che i segnali incoraggianti ci sono e la Sicilia e i siciliani si stanno dimostrando un popolo che non si tira indietro quando c’è da combattere. Tanto più che stavolta la lotta è una chiamata senza appello per la vita.

Lo studio. Dal Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università di Palermo arriva quella che sembra essere più che una semplice previsione. I ricercatori che lavorano sui dati giornalieri ed elaborano grafici e curve di andamento dell’impatto del virus ritengono che entro il 15 aprile si potrebbe avere una media di nuovi contagi trascurabile, pari a 10 casi in più al giorno. La previsione è da prendere con la dovuta cautela, ma è frutto di uno studio che ha ha preso in esame l’epidemia dalla fine di febbraio e valutato l’impatto delle misure di contenimento e distanziamento sociali.

La previsione. La risposta è che la Sicilia potrebbe uscire dall’emergenza prima del resto del Sud e dell’intero Paese. In base alle stime, infatti, nell’Isola, dove oggi si contano poco più di 1.800 attuali positivi contagiati, tra mercoledì e sabato il numero medio di nuovi contagiati al giorno potrebbe scendere a 20 (vedremo se sarà davvero così) e si dovrebbe arrivare a 10 entro tra l’8 e il 15 aprile. Secondo il gruppo di ricercatori, formato da Andrea Consiglio, Vito Muggeo, Gianluca Sottile, Vincenzo Genova, Giorgio Bertolazzi e Mariano Porcu, la previsione di metà aprile è plausibile, ma a condizione che le restrizioni siano osservate in modo puntuale.

Alla faccia dei gufi. La Sicilia potrebbe, insomma, avvicinarsi ad un punto di svolta e scollinare da qui a qualche settimana verso la svolta. Si avvicina la resa dei conti finale con il Coronavirus e i siciliani, a dispetto di tutto e di tutti, potrebbero prendersi una sonora rivincita al cospetto di chi da settimane non fa altro che aspettare il picco in Sicilia e profetizzare (o peggio augurarsi) in ogni dove – nelle tv, sui giornali e sui social – una catastrofe sanitaria nella nostra isola. Si vedono opinionisti, esperti e in qualche caso persino studiosi con autentiche facce da cadavere al cospetto dei dati di una Sicilia che dovrebbe essere in ginocchio e invece resiste, volti di “iettatori 2.0” che sprizzano astio e vanno in sofferenza al pensiero della Sicilia che potrebbe farcela e persino uscirne prima degli altri. Qualcuno dovrà spiegare, presto o tardi, perché si è consentito che migliaia di persone siano state fatte rientrare in Sicilia senza alcun controllo, rischiando di provocare realmente una strage. Ma ci sarà ampiamente tempo e modo di parlarne ed approfondire questo argomento. Ora tutti a casa. Calma e gesso, facciamo gli scongiuri e non diamo spazio a gufi e cialtroni. La Sicilia e i siciliani lo sanno bene come si soffre e lo stanno dimostrando ancora una volta.

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