il prof. Paolo Ascierto e il prof. Vincenzo Montesacrchio

In una intervista a Repubblica il prof. Vincenzo Montesarchio, primario infettivologo e oncologo del Monaldi di Napoli, impegnato nella lotta al Coronavirus con il team del professor Paolo Ascierto del Pascale, fa il punto sulla sperimentazione del farmaco Tocilizumab. I due hanno puntato per primi sulla terapia a base di Tocilizumab. È il farmaco, già usato contro l’artrite reumatoide che – va ribadito – non guarisce dal Covid-19, ma attenua drasticamente l’infiammazione e scongiura il ricovero in Rianimazione. Anche all’estero in queste ore è stato trasmesso un servizio di Sky News sulla sperimentazione in atto di questo farmaco che sta aiutando diversi pazienti a guarire dal Covid-19.

Eccellenza al Sud. “Se dovessi leggere tutto quello che si scrive della sperimentazione napoletana, dentro e fuori dell’Italia, sottrarrei troppe ore al lavoro». Dice letteralmente: “L’eccezione della grande ferita italiana è al Sud, in questo polo di eccellenza”. Indica il Cotugno e l’Azienda dei Colli come “un livello diverso dalle scene viste finora nel Paese”. «Ne siamo felici, ovviamente. Ma la battaglia è lunga e dura. Poi, che a noi piaccia lottare, senza fermarci mai, senza lasciare nulla di intentato, questo è sicuro. Ma dobbiamo essere concentrati e incrociare le dita, adesso, mentre lavoriamo. Me lo faccia ripetere, per favore: restiamo a casa».

Un solo contagiato. A Londra rilevano anche, con ammirazione, che l’equipe napolitana che sta operando questa sperimentazione, non ha un solo operatore sanitario contagiato: «Uno solo, in verità, c’è. Un medico del pronto soccorso, ma la separazione tra ambienti e la preparazione nella gestione del trattamento sono fondamentali».

Fiducia nel farmaco. Sono 3 settimane esatte da quando l’agenzia italiana del farmaco, Aifa, ha autorizzato lo studio su Tocilizumab: «Solo tre settimane, molto dense. Abbiamo continue conference call con colleghi di altri Paesi, con le company del farmaco, e condividiamo il lavoro su ampia scala. Per quel che riguarda i nostri pazienti, ovvero i 24 posti di Terapia Intensiva tra Cotugno e Monaldi, quasi un 30 per cento è fuori dal pericolo grazie a questo percorso. Non sono fisicamente fuori perché, come per altri organi, anche qui c’è bisogno di una riabilitazione: respiratoria. Ma continuiamo ad essere fiduciosi». L’infettivologo predica prudenza ma evidenzia anche che i segnali sono incoraggianti.

L’applicazione. “Questo studio funziona su una piattaforma ci sono ovviamente da tutta Italia un numero X di casi che stiamo trattando, in evoluzione. Dicono che ci sono oltre mille pazienti ora sulla piattaforma dello Studio Tocivid-19. Non posso fornire questi numeri, ma non credo sia distante dalla verità. Sommariamente, si può confermare che l’applicazione di questo farmaco, soprattutto se introdotto nella fase iniziale – e ovviamente insieme ad una serie di altri farmaci la cui definizione dipende da indici e criteri diversi – produce un miglioramento sia della sofferenza respiratoria, sia dell’indice di infiammazione. Ad ogni modo, ricordiamoci che se si arriva in ospedale con una situazione polmonare già compromessa, se per intenderci lo somministriamo ad un paziente intubato già da molti giorni, la storia purtroppo cambia, e non in bene”.

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