Cateno De Luca prova i droni

Prosegue il confronto spigoloso tra il Governo Conte e il sindaco di Messina, Cateno De Luca, sulla gestione dell’emergenza Coronavirus. Il Viminale stoppa la possibilità di utilizzare i droni per controllare i cittadini nei giorni dell’emergenza Coronavirus e sulla questione si apre subito un braccio di ferro con il sindaco De Luca, che aveva già annunciato di essere pronto a partire con l’iniziativa già da lunedì.

La prova. De Luca, ha provato oggi, domenica 29 marzo, in Piazza Stazione, grazie all’ausilio di un pilota di droni, il primo drone che vuole utilizzare nell’emergenza Coronavirus, per registrare e fotografare con la telecamera la presenza di cittadini che escono in violazione del Dpcm senza validi motivi. “Spero già da lunedì – spiega De Luca – di poterli utilizzare, registreremo anche la mia voce che richiama l’attenzione dei cittadini che non rispettano i divieti. In attesa che si decidano se possiamo o non possiamo usarli – dice il sindaco che giovedì scorso è stato denunciato dal Ministro dell’Interno per vilipendio – noi intanto andiamo avanti. Non è vero che è vietato far volare i droni, il Capo della Polizia sta solo parlando con l’Enac per capire quali debbano essere le modalità affinché li possano utilizzare le polizie municipali locali”.

Sindaci all’esasperazione. “Drone o non drone – afferma in un video De Luca – è il dilemma, uno dei tanti dilemmi contiani. Ma la vogliamo finire? Il 24 marzo scorso l’Enac aveva autorizzato in deroga l’utilizzo dei droni per poterci consentire di controllare il territorio e ora il Capo della Polizia di Stato dice che non si possono più utilizzare. Io devo partire con i droni. Sono 20 giorni che ci lavoriamo. Ci servono non soltanto per vedere la situazione, e in questo caso li avevamo anche predisposti in maniera innovativa con la mia voce che mandava a quel paese chi esce e lo invitava a tornare a casa. In trincea ci siamo noi sindaci. Smettetela, ci state portando all’esasperazione. Dal palazzo dorato si ha un’altra visuale. Venite qui a passare mezza giornata con me in trincea e vi renderete conto che è il momento di smetterla di governare a colpi di minchiate. Non possiamo essere sottoposti alla mercé di dilettanti allo sbaraglio”.

Drone con il messaggio. Dunque, De Luca stamattina ha testato nuovamente i droni e adesso aspetta di capire se potrà utilizzarli. Intenderebbe utilizzare i droni per verificare, in particolare, criticità sul territorio, come assembramenti in strade: questo strumento potrebbe visionare e trasmettere in remoto le immagini di ciò che vede e attraverso un sensore di 100 decibel di potenza sonora sarebbe anche in grado di diffondere un messaggio registrato con la voce in questo caso proprio di De Luca per “invitare” i cittadini a rimanere in casa. La voce già registrata di De Luca riporta queste parole: “Non si esce! Questo è l’ordine del sindaco De Luca e basta, vi becco a uno a uno”.

Stop dal Capo della Polizia di Stato. Il placet per il ricorso ai droni per monitorare il rispetto delle norme sul Coronavirus è durato pochi giorni. Così, dopo l’ok dell’Enac del 24 marzo scorso, è arrivata nelle scorse ore la decisione del Viminale che secondo alcuni rappresenterebbe anche e soprattutto un nuovo segnale lanciato proprio al sindaco metropolitano. C’è un problema di sicurezza, di privacy, di equilibri e ordine nel traffico aereo: da qui la frenata, e per questo dal 27 marzo, dunque, stop a questi mezzi per la vigilanza Covid-19. La comunicazione è partita dal Viminale, dipartimento di Pubblica sicurezza guidato da Franco Gabrielli, per le prefetture, i Comandi generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, le altre articolazioni della Polizia di Stato (Stradale, Ferroviaria, Comunicazioni, Reparti speciali, Immigrazione, Anticrimine, Prevenzione). “Attendere l’esito” scrive in una nota il capo della segreteria del Dipartimento, prefetto Mario Papa, “degli approfondimenti” prima di proseguire”.

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