l'ex premier Mario Monti

“Occorre che l’Italia sia capace di ulteriore prova di una propria igiene finanziaria con misure ulteriori contro l’evasione, con la capacità di colpire laddove c’è più da colpire, c’è più ricchezza. Bisogna ricordare alla Germania che se non accetta gli Eurobond, sancisce la morte della BCE, che non sarebbe più una banca indipendente”. Così interviene l’ex premier Mario Monti sull’emergenza Coronavirus e sulle dinamiche economiche che si stanno verificando in Europa sulla fase di contenimento della crisi sul piano finanziario.

L’investitura a Draghi. Monti ha elogiato il lavoro del Governo di Giuseppe Conte, ma crede che al momento “si necessiti di qualcuno che possa contrastare efficacemente gli speculatori dei Paesi del Nord Europa”. Continua Monti: “L’Italia è stata colpita senza alcuna sua responsabilità in modo più rapido e pesante di altri e ha reagito con un governo che ha saputo imporre grossi sacrifici necessari ai cittadini”. Ma per l’ex inquilino di Palazzo Chigi: “In genere ci vuole una personalità fuori dall’agone politico per dirigere uno sforzo comune di questo genere, il nome di Mario Draghi è sicuramente un nome molto eccellente per guidare un eventuale Governo cosiddetto di salute pubblica”.

La crisi del 2011. Monti ricorda, quindi, gli interventi effettuati dal suo Governo durante la crisi economica del 2011: “Siamo venuti fuori dalla crisi perché tutti i partiti presenti in Parlamento, ad eccezione della Lega hanno accettato di mettere l’interesse del Paese davanti ai propri interessi elettorali. In questo modo hanno approvato provvedimenti, che hanno permesso all’Italia di salvarsi”.

Tagli letali. Parole, quelle di Monti, che scatenano polemiche, anche perché c’è un dossier, denominato “La spending review sanitaria”, pubblicato dagli uffici di Montecitorio. E i numeri sono impietosi. Con l’approvazione del Decreto “Salva Italia” del 2011 e la conseguente spending review avviata l’anno successivo, i posti letto infatti negli ospedali del nostro Paese sono passati da 4 per ogni mille abitanti ad un massimo di 3,7 ovvero di 20mila posti in meno su tutto il territorio nazionale. La capacità ospedaliera è passata dalla possibilità di 180 ricoveri ogni 100mila abitanti a 160. Tagli che si stanno rivelando devastanti, o per meglio dire letali, per l’emergenza di questi giorni.

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