Lamorgese, De Micheli, Conte e Di Maio

Apprendiamo senza stupore alcuno la notizia della denuncia del Ministero dell’Interno a Cateno De Luca per “Vilipendio delle Istituzioni”. Ovvio, ampiamente previsto e nessuna sorpresa. C’era da aspettarselo. L’Italia, d’altronde, è un posto meraviglioso dove ci si preoccupa della forma più che badare alla sostanza. State buoni e state calmi, fidatevi e e allineatevi. Tutti sull’attenti, tutto va bene, Madama la Marchesa.

La contesa dello Stretto. “Ci vediamo in tribunale, lei continui a fare il suo mestiere, io continuerò a fare il mio”, è stata, ovviamente, l’altrettanto prevedibile replica immediata di De Luca. Appare del tutto evidente che in una fase del genere in cui al Mezzogiorno aumentano i contagi e sale la tensione ma soprattutto la paura del virus, tacciare De Luca di reazionario, usurpatore delle Istituzioni e quanto altro ancora, non servirà a fargli chinare la testa: semmai sortirà il solo fine di consolidarne l’alto gradimento dei siciliani (e dei meridionali) che stanno condividendo la battaglia impavida e magari talvolta scomposta o sgrammaticata ma senza dubbio a muso duro, che De Luca sta portando avanti senza fare il soldatino ossequioso verso troppi palazzi che se ne fregano altamente di noi. Questo, d’altronde, lo dicono i fatti.

Liberi tutti. Lo si sa che De Luca non è uno che si tira indietro quando il clima si accende e, così, nell’immobilismo altrui ha deciso di ergersi ad ultimo baluardo nello Stretto, con la sua arcinota platealità ma urlando a gran voce scomode verità, e lo ha fatto da quegli imbarcaderi dove sono transitate migliaia di persone nelle ultime due settimane. Un’invasione a briglie sciolte, tutti insieme appassionatamente verso la Sicilia, nudi alla meta con la febbre a spargere il Coronavirus nelle nostre province, nei comuni e nei borghi, negli ospedali e nei posti più fragili come le case di riposo.

Boomerang De Luca. Ecco perché a noi non interessa fare i difensori di De Luca – al quale, per inciso, va la più totale solidarietà -, non ne ha alcun bisogno e lo sappiamo bene che in queste situazioni Cateno De Luca non arretra e triplica la platealità della sua azione e l’energia della sua protesta. Chi lo attacca in questi termini ne fa un martire e ne rafforza il consenso. Effetto boomerang, elementare Watson.

Non siamo cretini. Il punto è un altro e lo diciamo con estrema chiarezza. Bisogna smetterla, non domani ma ieri, di pensare che i siciliani e i meridionali siano cretini e ciucci, creduloni e poveri ignoranti che non si rendono conto di quello che sta accadendo. La nostra gente è stata presa per il sedere tante di quelle volte che, in attesa del vaccino per questo maledetto Coronavirus, sta diventando intanto immune alle promesse (definiamole graziosamente così) che puntualmente vengano disattese.

L’appello dei governatori. “La storia ci giudicherà, ora bisogna agire”: giusto, presidente Conte, ma fate in fretta e aiutate il Sud sul campo, non su Facebook. Qui contano i fatti, le chiacchiere stanno a zero. Abbiamo ascoltato e letto le parole dei governatori Vincenzo De Luca (Campania) e Michele Emiliano (Puglia), e analoghi toni hanno usato anche Christina Solinas (Sardegna), Jole Santelli (Calabria) e il nostro Nello Musumeci (che ha protestato a più riprese ma dal quale, in verità, ci saremmo aspettati maggiore fermezza). Hanno detto e scritto cose che condividiamo in tutto e per tutto. Appelli drammatici al Governo, in cui non si enfatizza niente e si racconta la verità nuda e cruda sullo stato delle cose al Sud, dove sta scoppiando la bomba del contagio mentre si continua a pensare che la guerra contro il Coronavirus sia soltanto al Nord. Siamo tutti matti? No. Siamo tutti cretini? No. Siamo allarmisti? Decisamente neanche. Realismo, signori, questo è tremendo realismo. E’ il film della morte che sta andando in onda, nel quale qualcuno vuole condannarci ad essere le comparse che spariranno, uno dopo l’altro, dal set della vita.

Basta ipocrisie. E allora, finiamola di prenderci in giro e diciamo le cose per come stanno, con estrema chiarezza, senza ipocrisie di palazzo e senza filastrocche di basso cortile: dalla sera dello scorso 7 marzo (se non prima) abbiamo assistito a tutto e il contrario di tutto. Da quella notte si è scatenato sul Sud l’anatema devastante dell’esodo di massa. E’ scattata una sequenza inarrestabile e incontrollata di partenze verso la Sicilia. Una marea impressionante di rientri verso le regioni del Sud che non è stata fermata e che ha portato nei nostri territori migliaia e migliaia di persone, che in molti casi il Sud e la Sicilia non se lo ricordavano più nemmeno in cartolina. Altro che “poche centinaia di persone” come ha detto un ministro di questo Governo. Non siamo stupidi e nemmeno visionari e ve lo ripetiamo alla noia e alla nausea.

Guerra in casa nostra. Il Coronavirus qui non c’era, qualche contagio sarebbe avvenuto, forse anche diversi casi: ma certamente non ci sarebbe mai stato nelle proporzioni in cui si sta materializzando se non si fosse verificato quel rientro di proporzioni bibliche che ha messo in fuga delle masse che non si vedono nemmeno in tempi di guerra. Ma, lo abbiamo capito, che questa è una guerra. Il problema è che la guerra in casa nostra non l’ha portata De Luca e non l’ha scatenata la sua crociata agli imbarcaderi. Ora che la battaglia è iniziata ci state facendo lottare da soli e senza armi. Perché quelle sono state requisite nella quasi totalità per aiutare il Nord.

Quelli dell’esodo (indotto). Sarebbe facile prendersela con tutti quelli che sono rientrati, maledire loro e quell’esodo (indotto). Verrebbe da dire che, indubbiamente, non hanno un gran quoziente intellettivo: cosa dovremmo dire, d’altronde, di gente che dalle ricche regioni del continente, dove si vantano di avere la sanità al top, se ne torna in Sicilia, si fa prendere dalla “nostalgia canaglia” e porta qui il contagio e per giunta ora dovrà essere curata dove non ci sono strutture adeguate. Fenomeni, senza se e senza ma. Verrebbe da dedicargli ben altro discorso, con una leggera propensione alla brutalità espressiva. Pazzi, cretini e incoscienti, almeno questo lasciatecelo dire.

La peste al Sud. Fatto sta che la guerra è iniziata, qualcuno ci ha trascinato mani e piedi sui carboni ardenti, nell’anticamera dell’inferno e dobbiamo lottare per non finire nei forni crematori. Restiamo a casa e obbediamo. I cittadini, tutti e nessuno escluso devono rispettare lo Stato. E’ vero, e su questo non ci piove. Attenzione però: è altrettanto vero che lo Stato deve rispettare i cittadini. E qui siamo di fronte a una sperequazione che rischia di diventare letale per i meridionali. La peste del Coronavirus al Sud non c’era e qualcuno l’ha portata qui, ma peggio ancora qualcuno ha consentito che l’epidemia arrivasse di gran carriera, gli ha consentito di attraversare lo stivale con i treni, in macchina e con gli aerei. Non sull’otto volante, non con i marziani e nemmeno con la scopa della Befana: in Sicilia sono arrivate 40 mila persone certificate (ma oltre 50 mila di fatto e tanti altri ancora, chissà quanti) con ogni mezzo. Persone che potevano e dovevano essere fermati. Salvo poi accorgerci, che ogni volta che stava per arrivare un decreto del Governo, c’era una fuga di notizie che lo anticipava, generava subito il panico tra la gente del Nord (mentre lì gli ospedali scoppiavano) e ha messo in fuga 100 mila “terroni” (probabilmente molti di più). E l’esercito che ci avevano promesso di inviare per presidiare lo Stretto di Messina? Dov’è?

Zero al Sud. Intanto, l’Italia si concentra sulla Lombardia (dove ci sono persone che soffrono e muoiono, ed è un popolo verso il quale per inciso siamo solidali al 101%). E al Sud? Zero ventilatori polmonari; zero mascherine P3; zero dispositivi medici di protezione per gli operatori sanitari: basta dire questo. Basta e avanza.

I balconi della morte. Tutto al Nord, briciole al Sud. Ci dite di cantare allegramente ai balconi col tricolore in mano e il panno per lavare i vetri al posto della mascherina. Ma cantare per gioire di cosa? Cantare mentre la gente muore e se ne vanno tanti anziani che sono diventati solo numeri? No grazie. Ci rassicurate e avete anche il coraggio di raccontarci che dalle nostre parti ci sono stati pochi sbarchi, che ce li siamo inventati e siamo dei bugiardi visionari, esattamente come persino diversa gente si era scatenata inizialmente a dire una fake news la foto della Renault 4 arrivata dalla Francia. Quel vecchio catorcio giunto in Sicilia con artisti di strada e figli dei fiori che se ne fregano della quarantena, invece, era vero eccome e lo è tanto quanto il furgoncino delle bufale che va e viene, fa avanti e indietro attorno a Palazzo Chigi ogni volta che si parla di esodo al Sud e sbarchi nello Stretto di Messina.

La storia si ripete. Forse, e speriamo Dio non voglia mai, conteremo i morti, il copione è per tanti aspetti quello di un passato che ci ha massacrato ma se non siamo spariti 159 anni fa, il destino ci porta a pensare che il Sud resisterà e ce la possiamo fare anche stavolta. Amici siciliani, state tutti a casa, raddoppiate lo sforzo e moltiplicate lo sforzo. Rispettate tutti i divieti, non fate nessun Vilipendio e non offendete nessuno. Non permettete a un’Italia che ne frega di noi di farci finire in silenzio dentro una bara. La storia li giudicherà, Dio non ci farà crepare.

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