Cateno De Luca

Irrefrenabile, teatrale e plateale, fuori dagli schemi quasi all’inverosimile e per molti versi un autentico one man one show, ma Cateno De Luca in queste ore è diventato il volto orgoglioso dei siciliani che non ci stanno più a farsi prendere in giro dall’Italia, dal Governo e dal Nord. Il sindaco di Messina ha rotto gli indugi e a modo suo, senza mezze misure, è sceso in campo da ieri per ergersi ad ultimo baluardo ad ostacolo del contagio incontrollato. “Scateno” si è scatenato perché ha fiutato quello che in gergo viene chiamato “l’odore del sangue”. In questo caso, il sangue è quello dei siciliani, quello che scorre nelle vene di un popolo per l’ennesima volta abbandonato al suo destino dai poteri forti. Non c’è niente da fare. E’ il copione inesorabile di un destino maledetto, una storia canaglia che si ripete, come d’altronde da 159 anni a questa parte. Cambiano gli interpreti e le dinamiche ma le mistificazioni, l’arroganza e la sopraffazione è identica.

La storia si ripete. Historia magistra vitae, è molto più di una semplice locuzione latina. Ai nostri figli raccontano storie di eroi e li celebrano premurandosi di non far sapere il rovescio della medaglia, negano ancora oggi cose orrende come la conoscenza dei fatti atroci di un tempo in cui decine di migliaia di meridionali furono deportati in un lager, a Fenestrelle, sciolti nella calce viva, stuprati, trucidati e fatti morire, esattamente come poi 80 anni dopo avvenne ad Auschwitz e Dachau nelle camere a gas che uccisero milioni di ebrei. E adesso che l’Italia sta affrontando l’orrore di una pandemia che, nei fatti, è il momento più terribile dal dopo guerra in poi, che succede? Qualcuno ha deciso che il Nord, già travolto e sopraffatto dal dramma della moderna peste, con gli ospedali che scoppiano e i forni crematori intasati di povera gente morta, non ce la fa più. Da qui abbiamo dato disponibilità a far venire in Sicilia pazienti da Bergamo, perché in un momento come questo la tragedia dovrebbe unire sul serio e nelle regioni settentrionali c’è tanta gente che soffre, sta vivendo un dramma indicibile e a cui va la nostra incondizionata vicinanza. Ai piani alti del Paese, tuttavia, alla faccia del Tricolore e dei balconi di Mameli, si fanno altri ragionamenti assai meno sentimentali. Il Nord non può convivere con il rischio di altre migliaia di persone a rischio di infezione che spingerebbero la situazione ben oltre i limiti del collasso.

Esodo indotto. E allora, in un modo o nell’altro, c’è una sola cosa da fare: siamo in troppi, liberi tutti. Tecnicamente è stato già definito: “esodo indotto”. E’ scattato un ormai innegabile esodo indotto con un numero impressionante di meridionali spinti alla fuga verso il ritorno nelle loro terre d’origine, persone alle quali – al di là dell’indubbia incoscienza della stragrande parte di loro – si è dato il messaggio implicito che è meglio tornare a casa subito perché da quelle parti l’aria che tira è brutta. Va in scena la grande fuga con un esodo di proporzioni incredibili. Non sono stati aperti i varchi, semplicemente non sono stati chiusi, è cosa diversa e chi vuol capire capisca. Una cinica rappresentazione in salsa moderna di quel muoia Sansone e tutti i Filistei. Si salvi chi può. Un gioco al massacro che rischia di andare in scena in ogni angolo del Paese. Siamo già a 150 mila persone scappate verso il Sud, forse di più, non sappiamo esattamente nemmeno quante. E dove sono i controlli? Pochi e inadeguati, o peggio ancora assenti. E non per colpa delle Forze dell’Ordine che stanno facendo un lavoro encomiabile ovunque e vengono esposte a figure di cui non hanno alcuna responsabilità.

Allarmismo e fake news. Tutto apposto, non esiste nessun esodo, le foto che vedete sono fake news, li abbiamo bloccati, non ci si può muovere più dal proprio comune e dalla regione in cui si trova. State facendo propaganda, state creando panico, non è vero niente. E’ tutto apposto. Sui treni non c’è nessuno, con gli aerei non è partito nessuno, in autostrada non c’è nessuna macchina. E’ quello che ci dicono e che vogliono farci credere. Ma pensano davvero che siamo cretini o che crediamo ancora alla storia dell’asino che vola? Soltanto in Sicilia si sono già registrate, quindi autodenunciate, sul portale istituito dalla Regione circa 40 mila persone rientrate dal Nord: e come sono arrivate qui? Sull’otto volante? Dalla Luna o da Marte? Basta bugie, smettetela e abbiate un pò di pudore e di rispetto per noi siciliani. Ci deridete, ci considerate inferiori o carne da macello ma è la pochezza delle vostre bugie che ci fa una gran pena e non riuscirà a sopraffarci nemmeno stavolta.

Il dado è tratto. Cateno De Luca ha scoperchiato il vaso di Pandora e ha sbugiardato la grande vergogna. Potranno dirgli che lui è quello che si è spogliato in mutande o qualsiasi altra cosa, fatto che il sindaco di Messina ha avuto gli attributi di far capire allo Stato che le Istituzioni si rispettano ma le Istituzioni non sono legittimate a prenderci per i fondelli. Dai treni vuoti della De Micheli ai traghetti presidiati della Lamorgese, ci raccontano cose che non sono vere e offendono la dignità dei siciliani. Il dado è tratto. Qui non si tratta più di politica, non c’entra niente che si parli di sinistra, destra, centro, sopra o sotto: è un fatto ben diverso, è una questione di rispetto che lo Stato deve dare ai siciliani, senza se e senza ma. Le Istituzioni sono e rimangono in primis i cittadini, non chi ha un ruolo pro-tempore ed è soltanto demandato da rappresentante del popolo ed è chiamato a svolgere la funzione in modo equo, imparziale e leale.

Carne da macello. La protesta di De Luca è finita su tutte le televisioni, e sulla rete sta tenendo incollate alle sue dirette migliaia di persone, superando di gran lunga i numeri di Salvini e chiunque altro. Tanti siciliani, e non solo loro, si sono identificati da tutto il Sud, ancora una volta ferito e umiliato, in quel sindaco che ha deciso di ergersi a baluardo di un popolo che non merita di diventare, ancora, carne da macello, come ha detto il presidente della Regione, Nello Musumeci (al quale va stima e sostegno, anche se in verità avremmo voluto vedere pure lui ieri sera agli imbarcaderi). Insomma, anche quelli che di solito hanno ben poca simpatia per De Luca e anzi lo avversano, non lo ammetteranno mai eppure faranno una gran fatica, in queste ore, a negare che De Luca ha ragione, sta simboleggiando l’orgoglio e la dignità della Sicilia e fa bene a fare tutto quello che fatto, in quel modo e con quei toni necessari per far capire che qui non siamo fessi.

Baluardo dei siciliani. De Luca è diventato l’attrattore morale ed il catalizzatore sociale della resa dei conti tra l’Italia che ci mente e la Sicilia che non vuole farsi travolgere dallo tsunami del Coronavirus. Lo ripetiamo: che la Sicilia sarebbe stata immune dall’epidemia era impossibile, si sarebbe verificato qualche caso, ma se la Regione accerta che tutti i 600 casi (ed oltre ormai) già registratosi sono tutti scaturiti da contatti con persone tornate dalle zone rosse, qualcosa vorrà pur dire. La Sicilia rischia di pagare un prezzo altissimo in termini di malati e di vite perché ha un sistema sanitario che non è quello della Lombardia e non può reggere.

La Renault 4. De Luca ha deciso di polarizzare sulla sua figura il grido di dolore dei siciliani sgomenti nell’essersi svegliati domenica mattina con i telegiornali che raccontavano di un’Italia che ha bloccato l’esodo al Sud, mentre già nella notte i traghetti erano stati presi d’assalto per l’ennesima volta. “La foto della macchina strapiena di cianfrusaglie è un falso, è vecchia, vergognatevi state facendo allarmismo”, questo volevano farci credere mentre era sbarcata una Renault 4 che nessuno ancora ci spiega come sia potuta arrivare sino ad Acitrezza con a bordo artisti di strada che ci stanno deridendo e spernacchiando.

L’annuncio a reti unificate. “Se arriva il virus qui sarà una tragedia, se si verifica in Sicilia il 10% dei contagi avuti in Lombardia siamo tutti morti, ora basta, blocco tutto, faccio un’ordinanza (e l’ha fatta sul serio) e non sbarca più nessuno al porto di Messina, questo è un depistaggio di Stato”. De Luca ha annunciato così a tutta Italia, a reti unificate, con le tv che facevano a gara per intervistarlo, che sarebbe andato al traghetto delle ore 22 di lunedì sera per bloccare la nave e a Roma si sono attrezzati.

Tutto ok, nessuno sbarco. Come d’incanto, agli imbarcaderi si è notato il deserto, tutto vuoto. Non è arrivato nessuno dal Nord, aveva ragione il Governo che qui è tutto in ordine e bisogna smetterla di fare tutto casino. Altrimenti la gente poi si allarma ed è peggio. Lo vedete? Ma quali sbarchi? Calma piatta, possiamo stare tranquilli. Il punto esclamativo sulla pilatesca gestione della vicenda. Peccato che De Luca, che fesso non è, stamattina presto sia tornato li, a ricontrollare e ha scoperto altre anomalie, altri casi di gente che veniva fatta passare senza avere titolo a transitare.

L’ora cruciale. In definitiva, stiamo imboccando il bivio che ci porterà all’ora cruciale, i siciliani restano barricati in casa ma non mollano. La paura c’è, cresce ed è innegabile ma sta lasciando spazio alla rabbia che diventa energia per resistere. Ci sono anziani e bambini, uomini e donne, amori e affetti da difendere. Non abbiamo intenzione di farci mettere in ginocchio e finire tutti in una cassa da morto da un Paese che ci ha abbandonato e ha consentito l’invasione incontrollato di migliaia di rientri dalle zone rosse infestate dall’emergenza Coronavirus, in Sicilia come in Campania, in Puglia, in Calabria e in Sardegna.

Il Re è nudo. Altrove si abbozzano i primi timidi sorrisi perché i contagi stanno finalmente calando e inizia la risalita dagli inferi. Verranno a raccontarci e rassicurarci che al Sud tutto è apposto e ci sono i controlli. Grazie, peccato che qualsiasi cosa faranno sarà pur sempre tardiva, per molti versi inutile, dopo che la stalla è stata svuotata dai buoi e tutto si è compiuto. Qui comincia il momento più difficile, ci prepariamo a soffrire. Il picco arriverà tra 15 giorni, non sappiamo con certezza se anche dopo. Vogliamo affrontare il nemico a testa alta, consapevoli che il Re è nudo, qualcuno ha smascherato la grande vergogna. Abbiamo capito tutto. E’ tutto chiaro. Ora tutti a casa. Ce la faremo, fatevi coraggio e nessuno si lasci prendere dal panico. Bisogna soffrire ancora ma non ci riusciranno a far crepare la Sicilia e i siciliani.

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