ancora sbarchi in Sicilia

Avremmo voluto iniziare la settimana con la speranza che le cose stiano migliorando e che si possa avvicinare finalmente il momento del ritorno alla normalità. La fiducia non la perdiamo ma siamo incazzati, perché dagli imbarcaderi dello Stretto di Messina arrivano immagini che ci preoccupano e ci mortificano. Ancora una volta lo Stato annuncia una stretta che puntualmente poi viene disattesa dai fatti. Tutto chiuso, i telegiornali ancora questa mattina aprono con la notizia delle persone fermate alla Stazione di Milano. Finalmente una bella notizia. Poi vai a vedere meglio che le cose non stanno esattamente così e nel cuore della notte si è consumata l’ennesima vergogna.

L’ora cruciale. Nel momento in cui la Sicilia, come l’intero Sud, si prepara ad affrontare la battaglia campale per la vita, all’imbocco dell’ora cruciale in cui c’è in gioco il destino di milioni di migliaia di famiglie e milioni di persone, arriva un altro esodo dal Nord. Ci chiedono di barricarci in casa e, al di là di qualche imbecille che non manca mai, tanti siciliani lo stanno facendo con uno straordinario sacrificio e con ammirevole senso di dedizione.

Ancora una volta. La storia si ripete e la beffa si rinnova, il copione è lo stesso della notte tra il 7 e l’8 marzo. Il Nord che piange di dolore, scoppia e non ce la fa più, si svuota e lascia andare via. Liberi tutti, altro che controlli. Ai piani alti del Paese prima si sussurra e si bisbiglia un nuovo decreto, si va in diretta su Facebook e si genera il panico, poi si chiude in modalità “mezzo-mezzo”, tra un decreto e l’altro, tra una mezza misura e un’altra ancora. E nel frattempo sono già tutti al Sud, e come dar torto a chi (Ruggero Razza) ha parlato di “esodo indotto”. Ma pensate davvero che qui siamo tutti scemi e non abbiamo capito quale direzione sta prendendo questa vicenda? Non siamo disposti a farci prendere in giro, da nessuno. Le Istituzioni sono i cittadini, che esprimono i loro rappresentanti ed è a loro che si deve rendere conto e ragione, sono loro che vanno protetti e difesi, non umiliati da ingiustificabili teatrini di palazzo. Il presidente della Regione ha chiesto l’esercito, il placet lo ha ottenuto ma anziché inviarci i militari subito, lo si fa con calma, e magari inviando pochi ragazzi che non potranno bastare a controllare a dovere il territorio e i vari punti strategici. Ci rassicurano che le cose si sistemeranno ma ci fanno penare persino per avere le mascherine e ci fanno gentile omaggio di panni per lavare i tavoli.

Tutti in viaggio. Chi vuol andare in Sicilia si accomodi. Come quella sera del 7 marzo, il Governo venerdì sera fa lo spot, il provvedimento andrà in onda 24 ore più tardi e intanto molte aziende lassù chiudono e la gente scappa e si riversa in massa sulle strade verso il Sud. Due settimane fa erano saliti tutti sui treni, ieri si sono messi tutti in macchina e a quanto pare si è presentato agli imbarcaderi persino gente che rientrava qui dall’estero. Le immagini di questa notte appena trascorsa lasciano senza parole e si commentano da sole: portabagagli strapieni, dentro c’è di tutto e di più, sui tetti delle macchine borse e oggetti che ti fanno pensare ai tempi della grande guerra. E, purtroppo, siamo sul serio in guerra. Il nemico è la rapidità che ha questo virus di propagarsi e infettare. E’ un nemico invisibile ma terribile, e il rischio che stiamo correndo è quello di soccombere anche e soprattutto per colpa di questa grande fuga di migliaia di incoscienti. State tutti in casa, anzi no mettetevi pure in viaggio. Stazioni chiuse, niente più treni di notte: peccato che lo stop sia arrivato a danno fatto. Niente più viaggi in aereo: anzi no, un volo la mattina e uno la sera per collegare l’Italia e chiunque con Catania e Palermo. Collegamenti via mare sospesi, anzi no, corse in realtà ridotte e poi a restare in Calabria sono i pendolari che hanno necessità reale di spostarsi,vengono bloccati persino i magistrati. Incredibile, eppure va così.

Contagi per i rientri. Lo ha detto con chiarezza ieri l’assessore alla Salute, Razza, che in tutti i casi di positività al Covid-19, riscontrati in Sicilia sono stati accertati contatti con soggetti provenienti dalle aree precedenti delle zone rosse del Nord Italia. Lo avevamo detto e ripetuto tutti, in ogni lingua possibile: restate dove siete, non venite qui, perché in Sicilia non ci sono posti letto, non c’è un sistema sanitario in grado di reggere l’urto di un’ondata di casi di Coronavirus. Tornate tra un mese quando tutto magari sarà finito e non ci sarà più alcun pericolo. Invece no, tutti in viaggio. “Se qui sia verifica il 10% di quello che sta accadendo in Lombardia, siamo tutti morti”: ha detto bene Cateno De Luca. Un grido di dolore che esula da qualsiasi forma di allarmismo, e purtroppo è sinonimo impietoso di un’amara verità.

Vergogna addosso. Ve le ricordate le parole del giornalista Tommaso Labate? “Dopo tutti gli appelli alla prudenza e alla riflessione, molte persone non si sono rese conto, e se lo hanno fatto sarebbe di una gravità umana indicibile, che la loro presenza è pericolosa non per gli estranei ma per i loro cari. E’ l’egoismo del genere umano portato alle più strenue conseguenze. Non ci può essere nessuna comprensione per chi l’ha fatto adesso, soltanto semmai qualche piccola attenuante per coloro che nei giorni precedenti in una situazione di confusione si sono trovati a prendere un treno, chiedendosi se avrebbero rivisto mai la madre, il padre o la fidanzata. Ma chi è tornato in questi ultimi giorni ha una vergogna addosso incompatibile con una presenza davanti allo specchio appena ci si sveglia la mattina. Gli era stato detto in tutte le lingue che non bisognava lasciare i paesi del Nord e spostarsi in altre regioni”.

Una marea impressionante. La Regione Siciliana ha già contato 37 mila rientri autocertificati ma quasi certamente siamo in realtà oltre i 50 mila. E conteggiando quelli avvenuti in Campania, Puglia, Calabria e Sardegna siamo ben sopra i 100 mila rientri, nella quasi totalità tutti dal Nord Italia. Una marea impressionante che equivale a una bomba ad orologeria. Ci diranno che si tratta soprattutto di studenti che sono tornati a casa. Non giustifica niente e non ce ne frega che abbiano 30 anni, piuttosto che 40 o 50. Magari tra tutti questi “nostalgici” della Sicilia, che l’hanno lasciata per trovare un lavoro e fortuna al Nord, ci sono anche quelli che 10 giorni fa facevano aperitivi e ammucchiate sui Navigli sbattendosene altamente della Sicilia perché tanto la situazione non è così drammatica e si risolverà nel giro di qualche giorno. Ha ragione Vincenzo De Luca, il governatore della Campania. Tutti allegri, all’insegna del “chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza”. Volevano essere lieti e ora se ne stanno andando lietamente negli ospedali, mandando in ospedale lietamente pure le loro mamme, i loro papà, i loro nonni. E magari sono gli stessi “nostalgici” che al Nord sino a 10 giorni fa si facevano vanto di non abitare più in Sicilia, andavano allo stadio a inneggiare“Forza Etna, forza Vesuvio lavali col fuoco”, quasi a volersi scrollare di dosso il peccato originale delle origini, il marchio di un’isola povera. Quella terra dove i loro genitori e i loro nonni si sono spaccati la schiena per farli studiare e mantenerli. E poi loro tornano, ricambiandoli con un gesto d’amore: esponendoli al contagio. Bravi, complimenti.

Perché tornare. Se in Lombardia la gente muore è soprattutto perché non ce la fanno a poter curare tutti in una situazione talmente tragica e fuori controllo, e se questa strage avviene proprio in quel Nord che è l’eccellenza sanitaria, quale senso può avere l’essere rientrati in massa in Sicilia, dove si arranca e non si può essere curati tutti. Lo hanno capito che qui si rischia di ammazzare genitori, fratelli, sorelle, nonni? Già, in primis gli anziani, fragili più di chiunque. Come nel caso di una giovane che, dopo esser tornata qui in Sicilia, è andata a trovare il nonno in una struttura di assistenza sanitaria. Risultato: lo ha contagiato, e adesso gli anziani positivi sono diventati 16. E che dire di quell’allegra comitiva di notabili siciliani delle nostre parti, che ha deciso di andarsene in Trentino in piena emergenza Coronavirus a sciare? Con il barbaro coraggio di qualcuno, poi, al rientro di non essersi messo in autoisolamento, di aver continuato a fare vita normale, vita sociale a contatto con chiunque, con un focolaio che ora si è acceso e non si sa bene quante persone andrà a colpire. Gente che si preoccupa non di aiutare in ogni modo a salvare chi potrebbe essere stato contagiato, ma di non fare sapere il proprio nome “per motivi di privacy”. Ma questi soggetti ce l’hanno da qualche parte un briciolo di coscienza e un cuore?

I contagi aumentano. Ma a che punto di imbarbarimento siamo arrivati? Qui la Sicilia che era rimasta immune da questo maledetto virus e che certamente poi qualche caso lo avrebbe avuto, è già arrivata a 600 persone malate. La media quotidiana dei positivi è passata dai 30 di pochi giorni fa ai 79 di ieri, che in realtà sono almeno 100 se si contano i 20 anziani positivi in una casa di riposo a Messina. Da 30 a 100, sette volte di più. Ci avviciniamo al picco e speriamo si fermi in fretta e che l’emergenza si possa contenere. Ma ci si rende conto che tutto questo egoismo, questa superficialità e questa strafottenza rischia di cambiare lo scenario e ammazzare tanti siciliani innocenti? Eppure non dovrebbe essere così difficile di capire.

Sacrificio da non vanificare. Continuiamo a sperare che la fine dell’incubo possa arrivare e che ce la faremo. Rimaniamo in casa e pretendiamo che questo sacrificio non venga vanificato da uno Stato che non ci aiuta e per di più si fa beffa di noi. Non molliamo, andiamo avanti con la determinazione incrollabile di dover difendere la nostra vita e prima di tutto le persone che ci stanno accanto ma anche con la rabbia indicibile di dover proseguire ad oltranza questo sacrificio, non sappiamo per quanto altro tempo ancora, per colpa della stupidità totale altrui. Quella di chi torna in Sicilia per esporci a una mattanza e di chi continua ad uscire di casa, a cui rischia di affiancarsi in molti casi il rigetto di chi dirà: ma cosa resto a fare dentro casa se qui ci mettono il divieto di spostarci da un comune all’altro e invece chiunque fa quello che vuole, partono e arrivano in Sicilia tranquillamente?

Morire da soli. Già lo sappiamo che vedremo siciliani innocenti morire per il virus della stupidità, ancor prima che per colpa del Coronavirus. Gli annunci vanno in diretta Facebook e i rientri corrono veloci sulle strade, i contagi arrivano dopo, in differita, nei giorni successivi. E la cosa più brutta è immaginare che la gente morirà da sola, senza più poter vedere un figlio, una moglie, un marito, un nipote, nessuno da quando l’ambulanza ti ha portato via. Senza ultime parole, senza ultimi sguardi. Da soli a soffocare nel nulla, da soli a dare l’addio alla vita nel silenzio più gelido. Senza uno sguardo di conforto, senza un bacio e una carezza, senza la mano di nessuno. La morte più crudele e più ingiusta. Un orrore che non si può accettare e di cui speriamo qualcuno si possa ricordare e vergognare per sempre, quando presto lascerà di nuovo sorridente la Sicilia per tornare in continente. Chi vuol essere lieto sia, di doman non v’è certezza.

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