la senatrice Urania Papatheu

La senatrice siciliana di Forza Italia, Urania Papatheu, replica in modo perentorio alla giornalista e conduttrice televisiva Barbara Palombelli, che il 20 marzo, nel corso di “Stasera Italia” (programma di Rete 4) si è resa protagonista di un’assai discutibile affermazione sull’emergenza Coronavirus. La moglie dell’ex ministro Francesco Rutelli sostiene, infatti, che la maggiore percentuale di morti di Coronavirus al Nord (il 90%) sarebbe dovuta al fatto che “al Nord la gente va a lavorare”.

I soliti (falsi) luoghi comuni. “Mentre l’Italia conta i morti e il dramma investe tutto il Paese, ancora una volta siamo costretti ad assistere all’ennesimo sproloquio televisivo anti-meridionale. Non è giustificabile che si possa addurre, come fatto dalla giornalista Barbara Palombelli, che l’epidemia di Coronavirus sia esplosa al Nord perché lì le persone sono più ligie e vanno tutte a lavorare. Come se al Sud la gente fosse meno esposta perché si sottrae al dovere. Falsi luoghi comuni e meschini stereotipi nello stesso programma in cui giorni fa, Paolo Liguori ebbe a dire che “senza la Lombardia la Sicilia può solo finire in Africa”. La storia si ripete e si rinnova il rito, non troppo velato, della discriminazione territoriale.

L’altra verità. “E’ la disinformazione di chi pensa forse che il Sud ruba al Nord, salvo poi accorgerci (dati Eurispes) che dal 2000 in poi sono stati sottratti alle 8 regioni meridionali 840 mld netti, di chi marchia il Sud col bollino di terra del crimine per poi scoprire che la maglia nera del crimine in Italia è Milano. E’ la solita retorica di chi non sa, o fa finta di non sapere, che la quota investimenti prevista dal Conte 1 e 2 per il Sud non supera il 34% sul totale nazionale. Noi siamo il Sud, zavorrato e depredato, ma del quale il Nord e l’Italia non possono fare a meno. Siamo “terroni”, fieri di essere tali. Siamo quelli che nell’emergenza Coronavirus hanno riaccolto, a rischio di pagare a caro prezzo e sulla propria pelle, circa 100 mila persone scappate dai salotti della pianura padana, o meglio indotte alla fuga verso i nostri territori a partire dalla sera del 7 marzo scorso. Ma questo non si ha pudore e coraggio di dirlo”.

Barbara Palombelli

L’analisi dei numeri. “I dati della Protezione Civile ci dicono, in termini, incontrovertibili che i casi di Covid19 si concentrano soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. Al Sud, Campania, Puglia e Sicilia, messe insieme, non fanno i contagi del Piemonte. Non sarà che nel Settentrione ci sono più morti perché ci sono più contagiati? E non sarà che al Nord ci sono più contagiati perché in Italia l’epidemia è iniziata lì, quando ancora non erano state messe in atto misure per limitarne la diffusione? O bisogna giustificare tutto, sempre e comunque, con una presunta maggiore operosità del Nord e la svogliatezza del Sud? Lo sanno che i meridionali così “nullafacenti” sono emigrati per lavorare arricchendo il Nord? E’ vero o no? Ha ragione Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, quando afferma che “il Sud descritto come sanguisuga d’Italia, luogo di malaffare, ricovero di nullafacenti, freno alla crescita economica e civile del Paese, attende giustizia. E un’autocritica da pezzi di classe dirigente e dal sistema dell’informazione, che hanno alimentato questa deriva”.

No al positivismo ottocentesco. “Non c’è modo, quindi, più subdolo per esternare intime riflessioni sprezzanti verso il Sud e celarle dietro una domanda o una battuta. Nessuno pretende approfondimenti da Pulitzer ma nel momento di un’emergenza epocale non si può più consentire che la libertà di stampa (sacra) diventi alibi o propellente mediatico per forme di intolleranza sociale. Il dramma del Coronavirus è una tragedia che deve unire, non dividere. E’ un tema che impone serietà e senso di responsabilità. Mi sarei aspettata ben altro e molto di più da chi è laureata in antropologia culturale che ha un dottorato in differenze e somiglianze culturali tra gruppi ed etnie, ma poi fa domande da scuola antropologica del positivismo ottocentesco. Ci riuscirono antropologi di quel periodo a plasmare l’opinione pubblica. Non consentiremo una nuova stagione di disprezzo anti-meridionale e chiederemo all’Ordine dei Giornalisti di intervenire e sanzionare chi confonde lo spazio per l’informazione con un teatrino attoriale”.

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