la protesta della Fisascat Cisl Messina

Taormina. La Fisascat Cisl Messina boccia il Decreto “Cura Italia” e preannuncia iniziative di protesta a difesa dei lavoratori stagionali, ai quali il provvedimento adottato dall’Esecutivo Conte nell’ambito dell’emergenza Coronavirus destina soltanto 600 euro per una mensilità (quella di marzo).

Schiaffo ai lavoratori. “Il “Decreto Cura Italia” è l’ennesimo schiaffo ai lavoratori del turismo. Ci aspettavamo un segnale di sostegno agli stagionali del turismo e invece è arrivato soltanto un assegno di 600 euro che equivale ad una “mancia”, o per meglio dire “un’elemosina””, affermano i responsabili del sindacato, Salvatore D’Agostino e Pancrazio Di Leo.

Quale segnale. “Non può che essere definita così – spiega la Fisascat Cisl – la previsione in bilancio della copertura di una sola mensilità, quella di marzo, per migliaia di lavoratori e le rispettive famiglie che così vengono abbandonati, una volta di più, alla povertà economica e sociale. In una condizione di emergenza come questa, con il Coronavirus che rischia di cancellare la prossima stagione turistica prima ancora che possa iniziare, il Governo avrebbe potuto e dovuto dare un segnale forte, mentre questo decreto conferma una sconcertante mancanza di rispetto verso i lavoratori. Un assegno di 600 euro, questa è la considerazione che evidentemente questo Governo attribuisce a migliaia di lavoratori che già dallo scorso dicembre (ed alcuni, al più tardi, a gennaio) hanno terminato di percepire l’indennità Naspi.

Famiglie senza un euro. “Ciò significa che da circa tre mesi questi lavoratori e le loro famiglie non hanno alcun salario, nessun sussidio e nemmeno un euro per andare in avanti, ridotti al dramma più assoluto da uno Stato che nel 2015 (con l’allora Governo Renzi) ha compiuto la scelta scellerata di istituire la Naspi, che ha ridotto le somme a disposizione dei lavoratori aumentandone in termini esponenziali le difficoltà economiche”.

Stagione compromessa. “Siamo scesi in piazza, abbiamo fatto delle petizioni ma da quel momento, tutti i tre governi che si sono succeduti alla guida del Paese – compreso evidentemente l’attuale – hanno puntualmente ignorato la nostra richiesta di una revisione della Naspi, respingendo tutte le proposte di ampliamento del sussidio per i lavoratori o l’eventuale ripristino della Aspi, le quali oggi avrebbero dato un po di respiro ai lavoratori stagionali e alle proprie famiglie e in attesa che riparta il lavoro ricordando sempre che è preferibile lavorare. Si è preferito, invece, sperperare ingenti risorse economiche in altri inutili contesti. Così oggi chi è rimasto senza un euro da tre mesi e ora non potrà nemmeno lavorare quest’anno o, nella migliore delle ipotesi, magari non verrà più assunto per 6 mesi e forse per 2 o 3, poiché la stagione è già compromessa, come potrà sopravvivere? Non ci sarà nemmeno la possibilità di andare all’estero, visto che gli altri ci chiudono le porte e nessuno sa quanto durerà l’emergenza Coronavirus”.

Protesta in piazza. “Siamo di fronte al fallimento assoluto delle politiche sociali di questo Governo, che sta mettendo il punto esclamativo alla sua assoluta inadeguatezza, mortificando i lavoratori sino a volerli condannarli definitivamente alla povertà. Oggi il Coronavirus è la minaccia globale per l’economia, per il turismo e per il lavoro, ma questo Governo anziché combattere l’emergenza sta creando le drammatiche condizioni per diffondere il virus ben peggiore della disoccupazione e della povertà. Noi non possiamo consentire che si compia una tale mattanza sociale e morale, senza precedenti, a danno di tutti i lavoratori del turismo. Non appena sarà possibile, torneremo in piazza, faremo sentire la voce in ogni modo e in qualsiasi contesto per urlare la rabbia e la dignità di chi non merita di essere trattato in un modo così sprezzante.  Non vogliamo elemosine, pretendiamo rispetto e lotteremo con determinazione per difendere il diritto al lavoro”.

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