lo striscione apparso in Lombardia

Nelle ore in cui l’Italia lotta, tutta, da Nord a Sud, contro un’emergenza sanitaria senza precedenti, si è registrato un episodio di razzismo e discriminazione territoriale che vogliamo stigmatizzare con fermezza. In un comune della Lombardia, non vogliamo nemmeno riportare dove, è apparso, infatti, un odioso striscione nel quale si legge: “Un grazie a chi è partito, il Nord avete ripulito”.

Esodo indotto. Ci sarà tempo e modo per analizzare quanto accaduto sabato scorso quando qualcuno ha spinto 50 mila persone a fare le valigie e tornare di tutta fretta al Sud. Qualcuno ha speculato in modo meschino sulla paura delle persone e ha così contribuito a scatenare il panico nella testa e nel cuore di chi si è messo in fuga dal virus, dando vita a un esodo che non si vedeva da tempo immemore e nella storia si era registrato in direzione opposta. Non aggiungiamo altro, se non che noi siamo convinti che la chiave di lettura stia tutta in una frase pronunciata dall’assessore alla Salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza che non a caso ha parlato di “un esodo indotto”. Detto ciò, c’è uno striscione che fa passare un bruttissimo messaggio, da censurare a prescindere da quello che ognuno di noi pensa sulla vicenda.

Non generalizziamo. Vogliamo pensare e ne siamo certi che il contenuto di quel vergognoso striscione non rappresenti il pensiero della comunità dove qualcuno lo ha scritto e affisso. Non va fatto l’errore di generalizzare o banalizzare: in Lombardia, e più in generale al Nord, c’è tanta gente squisita e intelligente, che stimiamo e di cui amici, che nulla ha a che vedere con gli imbecilli di quello striscione.

Gesto da condannare. Ma in nessuno caso e a maggior ragione oggi, di fronte a un dramma che riguarda tutti e nessuno escluso, ci può essere spazio per un’orrenda espressione del genere. Non si è udita, in effetti, chissà quale voce di condanna del gesto, cosa che sarebbe stata opportuna e che in altri casi si registra con solerzia. Anche noi, al pari di tanti meridionali, auspichiamo che il sindaco del comune dove è apparso lo striscione non faccia finta di niente e che si attivi per individuare l’autore o gli autori. La vigliaccheria impone una risposta e suggerisce un messaggio di condivisione sociale del dramma.

La priorità ora è l’epidemia. Lo sappiamo bene che la priorità ora da affrontare è ben altra, non c’è spazio per dividersi e perdersi in polemiche di campanile, bisogna pensare e agire in modo equanime per aiutare invece la gente a capire che stiamo vivendo una pandemia e che occorre prudenza e rispetto della regole per salvare la vita a noi e a chi ci sta accanto.

Il virus indisturbato. Ma c’è un virus che striscia incontrastato da molto prima del Covid-19 e dopo 159 anni continua a correre indisturbato per il Paese, contagiando non poche persone: è il germe, da estirpare, del razzismo, un qualcosa di cui troppo spesso senza conoscere cosa sia davvero. Gli imbecilli di quello striscione sono gli stessi ignoranti che in altre circostanze hanno già scritto: “Forza Vesuvio e Etna, lavali col fuoco”, “Prima o poi la lava vi distruggerà tutti”, “Sicilia terra di mafiosi”, “Napoletani figli del colera vi mettiamo in quarantena”.

lo striscione dei tifosi del Napoli

L’altro striscione. E allora noi rimandiamo al mittente la frase di tali bestie da soma che andrebbero presi a calci nel sedere e di cui abbiamo solo pena per chi li ha (dis)educati così. A quelle becere parole preferiamo questo esemplare striscione di grande civiltà, apparso a Napoli: “Nelle tragedie non c’è rivalità: Uniti contro il Covid19”. Il momento impone solidarietà e condivisione umana a tutte le latitudini. Sforziamoci, insomma, di essere uniti almeno contro il Coronavirus, anche se poi lo sappiamo bene che l’Italia, in verità, unita non lo è mai stata e forse mai davvero lo sarà. Non per colpa nostra.

© Riproduzione Riservata

Commenti