l'esodo dal Nord al Sud Italia per il Coronavirus

Tra la notte di sabato 7 marzo e domenica 8 marzo oltre 50 mila persone hanno lasciato le regioni del Nord per rientrare al Sud. Si tratta di un numero ancora del tutto provvisorio e molto probabilmente è una spostamento in realtà ancor più massiccio quello che si è verificato con ogni mezzo possibile. Un esodo di proporzioni impressionanti ha portato in 48 ore al rientro soprattutto di lavoratori e studenti saliti sui treni, sui bus o che si sono messi in viaggio in macchina per lasciare le zone rosse. E’ una circostanza che impone grande attenzione per i prossimi giorni perché la battaglia contro il Coronavirus sarà ancora lunga e, a questo punto, al Meridione sarà necessario – ora più che mai – il rispetto delle regole per evitare la diffusione dell’epidemia. O si agisce con prudenza o il Sud collassa.

I numeri dell’esodo. Questi sono i numeri attuali di chi ha autodenunciato il proprio rientro. In Sicilia già oltre 20 mila persone quelli che si sono registrati all’apposito sito della Regione, 15 mila persone lo hanno fatto in Puglia, in Sardegna si sono registrati invece già in 13 mila. In Calabria sono al momento 4 mila i registrati ma secondo la presidenza della Regione in realtà sarebbero avvenuti almeno 10-12 rientri reali. In Campania si sono registrati soltanto in 2 mila ma è presumibile che, anche qui, i rientri siano stati molti di più. Dunque, da una stima dei dati già certi si conteggiano almeno 50 mila persone certamente rientrate dai territori del Nord al Sud. Secondo alcune ipotesi la stima effettiva che tiene conto di chi non ha segnalato la propria posizione innalzerebbe l’esodo ad almeno 60 mila. Si tratta, insomma, di una spada di Damocle, una bomba a orologeria che può essere disinnescata in un solo modo: con il senso di responsabilità e la presa di coscienza. Serve la segnalazione di autodenuncia alle regioni e relativa quarantena precauzionale da parte di chi è rientrato dal Nord. Bisogna rimanere tutti a casa, vale per chi è tornato dal Nord, ma vale allo stesso modo anche per noi che già eravamo qui, nessuno escluso. Sacrificarsi ora per scacciare l’incubo e per tornare al più presto alla normalità.

Il picco a fine marzo. La preoccupazione del presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci e quella del presidente della Puglia, Michele Emiliano, è anche quella dei suoi colleghi governatori. “Il livello di crescita dei contagiati e’ al momento governabile – ha evidenziato il governatore della Campania, De Luca – ma c’e’ l’incognita di chi e’ tornato tra sabato e domenica”. De Luca prevede che si raggiunga il picco “a fine marzo” e richiama nuovamente i cittadini ad assumere atteggiamenti responsabili, anche perché c’è un elemento di preoccupazione in più. “Stiamo registrando contatti anche tra i medici e il problema rischia di aggravarsi nei prossimi giorni – avverte – c’e’ un sovraccarico di lavoro per tutto il personale e al momento abbiamo sei medici risultati positivi. Tra le criticità di questi giorni c’e’ anche la carenza di sangue, legata alla preoccupazione per il Coronavirus”.

Legislazione a singhiozzo. “Noi abbiamo avuto 4 mila presenze registrate tra sabato e domenica notte, immagino che se sono 4 mila quelle registrate, saranno oltre 10-12 mila quelle reali”, ha detto il presidente della Calabria, Jole Santelli, aggiungendo: “Dovrebbero stare in quarantena ma ci stanno davvero tutti? La maggioranza è che sono ragazzi e speriamo che non siano andati a trovare i loro nonni per salutarli. Sin qui stiamo andando a singhiozzo con la legislazione dell’emergenza e questo fa male, perché la crisi in cui siamo precipitati sabato sera con il disguido sul decreto ha creato allarme enorme al Sud.

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