il titolo di "Libero" sul Coronavirus al Sud

Ad un certo punto tutto finirà e bisognerà dire tutto quello che pensiamo, ma nel frattempo il film del Coronavirus in Italia sta ormai degenerando in una condizione di frenetica follia collettiva senza precedenti e senza limiti, che dilaga e non risparmia niente e nessuno. Siamo di fronte a una brutta infezione che presto, lo speriamo e ci crediamo, se ne andrà finalmente via e ci lascerà in pace, ma che intanto viene rappresentata come la fine del mondo, un’apocalisse invisibile che sta spargendo ovunque il virus dell’inquietudine assai più di quanto sia pericoloso il Covid-19.

Tutto e il contrario di tutto. Il Governo targato Conte, Di Maio e Casalino prima ha mandato il presidente del Consiglio per 16 volte in 24 ore in televisione a comunicare a reti unificate che siamo in emergenza, poi mentre l’economia si è bloccato e il turismo ha imboccato la via del disastro, a Palazzo Chigi hanno cercato di tirare il freno a mano rassicurandoci che la situazione è complicata ma è pur sempre un’influenza non mortale con delle complicazioni, e ora – meglio che tardi che mai – vengono chiuse (finalmente) le scuole. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, virologi, medici nostrani e stranieri, esperti tuttologi della qualsiasi si danno battaglia nel dire tutto e il contrario di tutto, a tutte le ore e in ogni spazio dedicato all’emergenza. Nel frattempo va in scena la diretta non stop, tutto il tampone minuto per minuto, con Barbara D’Urso che ci mostra come lavare le mani, in attesa di farci gentile omaggio di una lezione anche sul bidet ai tempi del Coronavirus, stuoli di inviati davanti agli ospedali e ai luoghi simbolo del dramma che diventano i santuari della paura, dove alimentare la paura a piccole gocce di dettagli insignificanti che diventano scoop.

Il film della paura. E’ il film della paura che va in scena dalla mattina alla sera e non si ferma: l’Italia non si ferma, mandano in onda lo spot con le eccellenze per invogliare la gente a rasserenarsi e poi dieci minuti dopo riecco il collegamento con l’inviato che fa la conta dei tamponi. Schizzofrenia allo stato puro, che si eleva all’ennesima potenza sui social network dove c’è chi crede a tutto e a niente, chi si erge a gran maestro della supercazzola, chi commenta la qualsiasi con l’embolo che se ne va per aria prima ancora che la mano metta le dita sulla tastiera. Per fortuna c’è chi s’industria con un pò di ironia e sa sdrammatizzare facendoci notare che a via di lavarci le mani riappariranno gli appunti degli esami di maturità.

Peggio dei francesi. Cronache terrene, o forse marziane, di un’infezione che viene fatta passare per la peste e chi se ne frega se poi la gente viene suggestionata e piegata dal panico di un clima mediatico che ha superato l’ansia ed è diventato terrore allo stato puro. E la gran cassa della stampa italiana (dovendo tuttavia sempre distinguere chi fa informazione seria da chi fa sceneggiate) per fare peggio della politica, dà fiato alle trombe del dramma e ci mette l’ulteriore carico da novanta. Eccola, è la volta di “perle” di rara imbecillità, di quelle che  eguagliano di gran carriera l’idiozia del disgustoso spot francese sulla pizza Coronavirus, capolavori di comunicazione aneuronica che arrivano solo nelle grandi occasioni, e in questo caso l’orgasmo da titolo si è manifestato con un’espressione di perfetto razzismo pandemico. Dove e come era ampiamente prevedibile.

La stronzata. Dalla prima pagina di Libero: “Ora sì che siamo tutti fratelli”. La Questione Meridionale è risolta, l’Italia che s’infetta è fatta, dopo 159 anni. Giusto per accrescere la psicosi e ammazzare ancora un pò di turismo (o quel che ne rimarrà in questa stagione). Qualcuno la chiama satira, altri minimizzano e va bene che sarà mai un titolo provocatorio. In questo caso, nessuno si offenda se con eleganza franco-bergamasca definiamo quel titolo una stronzata.

Se fosse stato il Sud. D’altronde, nel processo di espansione territoriale dei contagi che non ha avuto adeguato argine all’origine come sarebbe stato logico e doveroso fare (non con il blocco dei voli da e per la Cina, facilmente aggirato da chiunque con gli scali), era inevitabile e facilmente preventivabile che il Coronavirus sarebbe arrivato, presto o tardi, anche nelle regioni del Sud, dove non l’ha portata Marco Polo e nemmeno i poveri cinesi ghettizzati, maledetti e persino fatti oggetto di episodi di razzismo. Già immaginiamo cosa sarebbe successo se l’epicentro del Coronavirus fosse stato il Sud. Apriti cielo, fulmini, tuoni e maledizioni con un gran Carnevale mediatico di bestialità del tutto in linea, d’altronde, con le rappresentazioni di parte dei 159 anni raccontata sui libri di storia dai vincitori, il copione di un’Italia che il Meridione non lo ha unito ma se lo è preso con la forza, depredandolo di tutto mentre altrove c’era ancora chi dondolava sugli alberi scambiando il bidet con un oggetto a forma di chitarra.

Il cuore dei siciliani. Farebbe meglio chi si è industriato in quella stronzata di titolo a farsi raccontare semmai che a Palermo, la turista di Gandino che ha portato il Coronavirus in Sicilia, è stata curata, coccolata e persino festeggiata con una torta di buon compleanno dal grande cuore dei siciliani. Un popolo fatto di gente che certe idiozie nemmeno le pensa e risponde con la generosità a chi li schifa e li snobba (o forse in realtà li invidia).

Senza la Lombardia. Stesso discorso vale per un altro solone del giornalismo italico che giorni fa ha sproloquiato con un’altra perla televisiva di sublime bestialità, su Rete 4, asserendo a gran voce: “Senza la Lombardia la Sicilia può solo finire in Africa”. E’ il solito motivetto di quelli che cavalcano l’onda delle paure e le psicosi per spargere il virus della politica secessionista/autonomista e per distribuire pessimi sentimenti. Un calderone infernale, un tritacarne nel quale viene tacciato addirittura di razzismo il sindaco di Ischia, che aveva fatto un’ordinanza nel tentativo di prevenire nuovi focolai e subito è stato stoppato: i fatti di queste ore raccontano lo sbarco sull’isola verde del virus, con annessi e connessi che demarcano il vero confine tra legittimo timore e reale discriminazione.

Altro che Africa. Peccato che questi fenomeni attempati del circo mediatico di casa nostra non siano informati (o facciano finta di non sapere) circa gli 840 miliardi sottratti al Mezzogiorno di sola spesa pubblica dal 2000 al 2017 calcolati da Eurispes, ovvero circa 46 all’anno di media, ai quali vanno sommati i 70 di acquisti di beni e servizi prodotti al Nord e acquistati al Sud, i 2 di emigrazione sanitaria dal Sud al Nord, i 20 di formazione universitaria meridionale consegnata chiavi in mano al Nord e i 700 di raccolta dei risparmi al Sud delle banche del Centro-Nord con cui si coprono i finanziamenti fatte alle aziende settentrionali. Numeri, fatti, non chiacchiere. E il Sud dovrebbe sentirsi mantenuto per 50 miliardi annui di trasferimenti statali dal Nord al Sud? Altro che contagio da Coronavirus, qui la paura va di pari passo con il delirio di soggetti la cui ignoranza allo stato brado minaccia di infettare le coscienze peggio del Covid-19.

Meglio darsi tutti una calmata, avere rispetto per il momento e mettere da parte certi funambolismi che non fanno ridere e semmai disgustano. Se poi è chiedere troppo, allora certi soggetti farebbero meglio a mettersi da soli in quarantena sine die per non aggravare la condizione di un Paese già provato dai focolai del Covid-19 (e afflitto da troppo tempo da quelli del razzismo), e che non può permettersi si propaghi – in aggiunta – pure un nuovo ceppo campanilistico del Covid-19. Una mutazione becera che stride con la realtà, offende la dignità dei meridionali e dei siciliani. Ma soprattutto ha stancato e ha rotto le palle.

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