Angelo Forgione (foto Micky Panariello)

“Smettetela di parlare di Coronavirus. Colpisce all’istante al solo nominarlo”. Il monito arriva dallo scrittore, meridionalista e ricercatore storico Angelo Forgione.

Il modello lombardo. “Il modello, l’efficienza e la storica capacità amministrativa lombarda – scrive Forgione – escono con le ossa rotte da una settimana da dimenticare per via del Coronavirus. La pluridecantata Sanità lombarda non è riuscita a individuare il “paziente zero”, ricerca ormai inutile perché importante solo nelle prime fasi dell’epidemia per poter isolare chi ha avuto contatti con lui, nel tentativo di bloccare la diffusione della malattia.

Timori soverchi. “Il governatore Fontana, in un video, ha indossato sconsideratamente la mascherina senza essere infetto o immunodepresso, generando timori soverchi. Vittorio Feltri, ha allarmato i suoi lettori su Twitter scrivendo che invidia i napoletani che hanno avuto solo il colera, “roba piccola in confronto al Coronavirus”. E c’è stato un titolo che recitava così: “Prove tecniche di strage”. La psicosi è nata esattamente per tante azioni ed esternazioni simili fatte in casa”.

Le conseguenze. “I lombardi hanno creato un allarmismo infondato, causando danno alla produttività e al turismo, e quando hanno capito che si erano dati la zappa sui piedi hanno iniziato a fare marcia indietro. È spuntato fuori l’hastag #milanononsiferma quando Milano si è pericolosamente fermata e la sua Borsa è crollata. Il problema è che le conseguenze della scelleratezza di alcuni presunti evoluti di pensiero e di azione le pagano ora tutti gli italiani”.

Preoccupazione e discriminazione. “Poi vedi negli studi di una televisione milanese un giornalista di Avellino che si indigna per le preoccupazioni dei calciatori del Ludogorets, giunti con precauzioni sanitarie nella “capitale dell’industria che mantiene l’Italia e un sistema economico-finanziario da anni”. Peccato che l’europea Milano mantiene se stessa drenando le risorse altrui e non restituisce granché, se non opportunità, di quanto riceve in termini di forza lavoro e di formazione universitaria, né ad Avellino e né al resto del Paese. Peccato che l’immotivata e vittimistica indignazione per le mascherine dei calciatori del Ludogorets non sia scattata quando i più beceri ultras milanisti quelle stesse mascherine le indossarono a Napoli, al San Paolo, nel 2012, senza alcun allarme sanitario. La differenza tra preoccupazione e discriminazione sta nella misura in cui si oltrepassa il limite dell’ignoranza”.

Dal Coronavirus alla Questione Meridionale. Forgione critica anche il post social di un consigliere comunale di Pavia che ha riacceso l’eterna “Questione Meridionale”: “Un consigliere comunale di Pavia, della lista Pavia Prima, si definisce europeista e invoca invece la secessione lombarda. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e odia il mondo attorno. Ha fatto un master in Diplomazia e Politica Internazionale e non riesce neanche a usare a dovere i social, dove scrive post razzisti e poi li cancella. Il signore parla per sé, ovviamente non certo per tutti i pavesi. Qui di generalizzazioni non se ne fanno, e semmai si subiscono. Dispiace però che sia un consigliere comunale eletto dal popolo. C’è solo da sperare che chi gli diede il proprio voto oggi se ne sia pentito. Questo consigliere neanche lo conoscevamo fino ad oggi e state certi che mai sentiremo parlare di lui, visto il livello. Dunque, non meriterebbe che gli si dedicasse tempo e ribalta se la sua stoltezza non fosse utile esempio per capire certa presunzione nordica. Il consigliere minaccia di far pagare a stranieri e meridionali lo smacco del blocco sociale causato dal Coronavirus, diffusosi prima nel civile e produttivo Nord. Hanno avuto la precedenza che esigevano, ma non si aspettavano esattamente questa, e ora minacciano. Tipico esempio di politica settentrionalista, in basso come in alto. E state certi che quando tutto finirà davvero scatterà una certa rivalsa per il danno d’immagine alla superiorità nordica presunta, perché “prima” deve significare ben altro”.

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