Piscina comunale di Taormina
l'ex piscina comunale di Taormina

Taormina. Nuovo round nella battaglia legale tra il Comune di Taormina e gli eredi dell’ing. Angelo Ferrara. Finisce al Tar di Catania la causa ormai trentennale che riguarda il mancato pagamento contestato a suo tempo alla casa municipale per quanto riguarda le procedure di esproprio dei terreni dove fu poi realizzata in contrada Bongiovanni la piscina comunale. Gli eredi Ferrara hanno infatti proposto ricorso innanzi al Tar di Catania per l’impugnazione, previa sospensione, della delibera di Giunta n.327 del 5 dicembre scorso avente ad oggetto un “atto di indirizzo finalizzato all’abbattimento dei debiti fuori bilancio non riconosciuti e non inseriti nel piano di riequilibrio finanziario pluriennale”.

La delibera della discordia. L’atto contestato riguarda, in pratica, la decisione con la quale l’Amministrazione del sindaco Mario Bolognari ha previsto allora un piano per la “riduzione fino al 30% della sorte capitale del debito oltre rinuncia agli interessi, rivalutazione e spese legali ove previste, con i creditori del Comune di Taormina che vantino un titolo superiore ai 5 milioni, derivante da sentenze di condanna definitive, altri titoli esecutivi equiparati, non inseriti nel Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale e non ancora riconosciuti nelle forme di legge”. Analogo provvedimento veniva previsto nella medesima delibera con “la riduzione di interessi, rivalutazione monetaria e spese legali, ove previsti con i creditori che vantano un titolo pari o inferire a 5 milioni”.

Comune si costiuisce. Il Comune di Taormina, come proposto dall’assessore al Contenzioso, Graziella Longo, si è costituito nel giudizio innanzi al Tar di Catania per l’udienza che era prevista giovedì scorso (27 febbraio) e della quale ora si attende l’esito. A difendere il Comune in questa causa è l’avvocato Pietro De Luca, legale incaricato già a suo tempo di rappresentare e difendere il Comune in questa contesa e che per ragioni di continuità è stato ora confermato con ulteriore incarico.

Lite sulle somma. L’esproprio, come detto, fu effettuato a suo tempo nell’area, allora di proprietà privata, in cui il Comune ha inteso realizzare la piscina. Si tratta del cosiddetto “contenzioso Ferrara” e di un esproprio che riporta lontano le lancette del tempo, negli Anni Ottanta. Alle somme già versate per circa 5 milioni di euro, il Comune è stato chiamato poi ad aggiungere una restante quota che risultava non versata e sulla quale si sono registrate delle sentenze favorevoli al privato, che ha chiesto circa 3 milioni e mezzo di euro.

Riconteggio. Sulla questione i vertici di Palazzo dei Giurati hanno inteso puntare ad una rivisitazione della cifra da pagare, già nell’ambito della precedente consiliatura, quando fu esitato il piano di riequilibrio dell’ente. Per questo il Comune intese effettuare un riconteggio della pratica, ritenendo di mettere in discussione che l’importo di 3,5 milioni fosse congruo a quanto dovuto al privato nei confronti del quale a suo tempo è stato effettuato l’esproprio.

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