l'effetto Coronavirus sul turismo

Taormina. L’ancora incerta evoluzione dell’emergenza Coronavirus in Italia preoccupa non poco anche il primo polo turistico siciliano. A Taormina e nell’hinterland si temono i riflessi della vicenda e a seguire con attenzione quello che potrebbe essere lo scenario sono soprattutto i lavoratori stagionali.

Qui si vive di turismo. “Quello che sta accadendo – spiega il segretario regionale aggiunto della Fisascat Cisl, Pancrazio Di Leo – potrebbe determinare un numero significativo di disdette nelle prenotazioni e ciò rischia di incidere sulla situazione del personale, che normalmente inizia a lavorare ad aprile o maggio. E’ chiaro che i datori di lavoro, in presenza di un calo delle prenotazioni, sarebbero poi costretti a cambiare le loro strategie. Di conseguenza si rischia, insomma, che le assunzioni possano poi slittare. Teniamo conto del fatto che la maggior parte dei lavoratori stagionali hanno già finito a dicembre di percepire la Naspi ed alcuni a gennaio; questi lavoratori ad oggi sono già senza reddito, stanno affrontando un inverno drammatico in termini di difficoltà economica e sociale, e ora rischiano un aggravio della loro condizione precaria. Un eventuale spostamento più in là della stagione creerebbe un danno a tutti i lavoratori e a tante famiglie del comparto turistico. Qui si vive di turismo, con migliaia di persone impiegate nelle attività ricettive e del commercio. Certamente gli addetti ai lavori sono preoccupati ed auspichiamo che si riesca a tornare al più presto alla piena normalità per non dover poi subire un pesante contraccolpo in questa stagione”.

Stagione corta. Il timore, insomma, che si spera possa essere scongiurato è quello di un calo degli arrivi che non soltanto accorcerebbe la stagione ma, di riflesso, inciderebbe sulla durata dei rapporti di lavoro per il personale, che già fa fatica a far quadrare i conti con 6 mesi di impiego e soffre perché poi da novembre in poi sino alla primavera è costretto a sopravvivere con l’ormai insufficiente Naspi. Un sussidio che sin qui il governo non ha inteso modificare e che è diventata un incubo rispetto a quanto invece veniva garantito in termini più ampi dalla vecchia indennità di disoccupazione.

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