La sbarra posizionata in prossimità della galleria Kitson
La sbarra posizionata in prossimità della galleria Kitson

Taormina. Avrebbe dovuto segnare la rivoluzione viaria a Taormina a partire dal 2020, bene che vada lo sarà dal 2021 ma intanto crescono a Palazzo dei Giurati i dubbi sul progetto che prospetta la futura entrata in vigore del sistema di controllo elettronico della viabilità con Ztl e telecamere. La proposta di project financing per la cosiddetta “Smart mobility management” potrebbe essere soggetta, già da qui alle prossime settimane, ad una sostanziale rivisitazione di diversi punti strategici sui quali l’Amministrazione stessa al momento è alla ricerca di una convergenza di intenti.

Strisce blu. C’è la perplessità legata, come detto, al numero di stalli per le strisce blu perché si ritiene che prevedere 600 posti per il parcheggio a pagamento (di cui la metà in realtà nella frazione litoranea di Mazzeo ma l’altra metà proprio in centro), sia un’impresa tanto difficile quanto in controsenso con la finalità stessa del progetto, che punterebbe a contenere gli accessi di veicoli di non residenti nel “salotto” di Taormina. Inoltre, se già adesso i taorminesi fanno fatica a trovare un posto libero dove parcheggiare la propria macchina, figuriamoci cosa accadrebbe con una maxi-previsione di strisce blu (per non residenti) a togliere quei pochi spazi ora disponibili. Ai residenti verrebbero garantiti mille posti auto (almeno 800 in centro) per i residenti, di cui 100 per disabili (ma i pass qui ad oggi sono 460).

Quante telecamere. Tuttavia, c’è di più e la volontà sembra anche quella di ripensare il numero di telecamere da dislocare sul territorio. La filosofia di base era e rimane quella di poter fronteggiare con l’ausilio degli “occhi elettronici” la difficoltà a poter avere un numero adeguato di vigili urbani disponibilità in città. Tuttavia le telecamere che sin qui sono state ipotizzate in 10 complessive potrebbero scendere della metà o quasi. Forse alla fine potrebbero essere, invece 6. Potrebbe esserci già a breve un nuovo confronto con la ditta di Catania, scelta per la proposta del progetto più idoneo fra le tre che si erano fatte avanti (le altre due ditte erano di Milazzo e Villafranca Tirrena).

Le zone individuate. Le telecamere, al momento, verrebbero posizionate all’ingresso sud di Taormina di fronte alla terrazza del parcheggio Porta Catania, dove c’è già una sbarra elettronica a suo tempo acquistata e posizionata dalla passata Amministrazione ma mai entrata in funzione, e all’ingresso di via Diodoro Siculo. Sul lato Nord di Taormina, alla sbarra già funzionante di Via Timeo, si aggiungerebbe un varco all’arco di via Cappuccini, mentre è stato anche ipotizzato un eventuale presenza di telecamere in zona Lumbi, per bloccare la confusione che si registra soprattutto nelle giornate estive di gran pienone in città. Si è poi parlato di telecamere all’ingresso di via Giardinazzo (dove il basolato va rifatto e va impedito l’accesso selvaggio ai mezzi) ed all’imbocco della via Fazello (arteria ormai pedonale). Su qualche zona potrebbe esserci, insomma, una “sforbiciata”, con un approccio più essenziale alla previsione dei punti strategici dove posizionare l’occhio elettronico.

Riflessioni sull’iter. L’assessore alla Viabilità, Graziella Longo, è dell’idea che debba essere attuata una (condivisibile) rivisitazione del progetto, con una dislocazione essenziale dei punti da destinare ai varchi elettronici. In sostanza, potrebbe risultare eccessiva la previsione di 10 varchi elettronici nel contesto di un territorio che, evidentemente, rimane quello di una cittadina con poche arterie strategiche e non quello di una metropoli. L’iter resta così oggetto di riflessioni e probabilmente ci vorrà ancora tempo prima che si arrivi ad una stesura definitiva del progetto, con la discussione in Consiglio comunale del project financing, per il riconoscimento in aula del fine di pubblica utilità di questa iniziativa. Ed il tutto dovrebbe, quindi, andare in gara all’Urega. In ogni caso, se il sistema entrerà in vigore, sarebbe poi il gestore del sistema a rilevare le infrazioni, a riscuotere le multe (da 90 a 140 euro) e recapitarle ai destinatari. Il privato rientrerebbe nell’arco di 12 anni dei costi da sostenere per attivare e gestire le Ztl elettroniche.

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