il futuro di Asm Taormina ad un bivio

Taormina. Dopo la richiesta d’incontro da parte dei lavoratori di Asm, subito accolta dal sindaco che ha fissato il confronto per il 2 marzo, in città ci si chiede in che direzione stia andando il futuro della municipalizzata, così prende quota il giro di valzer delle ipotesi, più o meno fondate, sul destino della maggiore azienda cittadina.

Operazione smembramento. La premessa a qualsiasi discorso è che “no liquidazione, no party”, la condicio sine qua non è quella di porre fine all’era del “sono in liquidazione ma faccio tutto come una normalissima azienda”. Per forza di cose il tempo della gestione ibrida deve volgere al termine, scelte non si possono rinviare e le carte vanno messe sul tavolo. Dopo un decennio di commissariamento è arrivato il momento di riportare Asm a vita normale: il nodo di tutto, oltre le rassicurazioni, era e resta il come farlo. E allora tra le tante chiacchiere che si fanno, c’è chi è pronto a scommettere che possa concretizzarsi la soluzione di un sostanziale “smembramento” dei vari settori che compongono attualmente Asm, con l’esternalizzazione di servizi strategici per Taormina. La prospettiva sarebbe, insomma, quella di una bad company, l’approdo che talvolta viene deciso per le società a fine corsa che vengono fatte oggetto di una scissione.

Ma cos’è una bad company? Di cosa stiamo parlando esattamente? Il superamento della condizione di difficoltà aziendale, in alcuni casi, può essere conseguito mediante un iter di scissione che comporta proprio ad una una bad company, ovvero una società che viene solitamente generata all’interno del procedimento di ristrutturazione aziendale, e che assume il ruolo di contenitore per tutti quei beni non più funzionali all’attività d’impresa. La bad company sarà, poi, destinata alla liquidazione “atomistica” dei singoli cespiti che la compongono (ed il ricavato in questi casi viene utilizzato per soddisfare i creditori della società). In tale contesto, il procedimento di ristrutturazione aziendale si articola in una prima fase, nella quale viene effettuata una valutazione della società, che deve individuare quali elementi del patrimonio sono ritenuti necessari alla continuazione dell’impresa e quali invece non lo sono. Il secondo passaggio, da implementarsi al termine della valutazione, prevede la stesura del progetto di scissione, e l’indicazione dei singoli asset che comporranno la “porzione” patrimoniale destinata ad essere liquidata.

Maxi-offerta. Ad avvalorare la tesi di questa prospettiva, qualcuno porta a comprova anche le recenti voci di contatti che sarebbero avvenuti con un’importante azienda di trasporto pubblico. Si sarebbe parlato di cifre da capogiro (una maxi-offerta da 50 milioni?) per un’ipotesi di cessione al privato dei trasporti pubblici (il gommato, le linee urbane in particolare) che attualmente gestisce Asm. Una cifra talmente alta, se davvero ci fosse un’offerta del genere, nelle proporzioni verrebbe giustificata soltanto se, oggetto dell’eventuale vendita, fosse per assurdo anche l’impianto funiviario che collega Taormina alla zona rivierasca. La funivia, nei fatti, rappresenta la punta diamante di tutta l’attività dell’azienda. Senza dimenticare che la funivia è l’unico bene di cui è proprietaria Asm, mentre i parcheggi (Lumbi e Porta Catania) come gli altri servizi vengono gestiti dalla municipalizzata ma appartengono al Comune. Evidentemente qualsiasi percorso andrà condiviso con i vertici di Palazzo dei Giurati, che avranno il potere decisionale di avallare o meno la proposta di fine liquidazione che verrà formulata dall’azienda.

Illuminazione al privato. Altra voce che farebbe propendere per la tesi della creazione di una bad company è la recente notizia che annuncia il passaggio della manutenzione dell’illuminazione pubblica all’impresa a suo tempo aggiudicatasi l’appalto per il rifacimento dell’illuminazione con efficientamento energetico (la vicenda dei fondi che la Regione aveva revocato e sui quali poi il Comune di Taormina ha vinto al Tar ottenendo il diritto alla restituzione, adesso avvenuta, delle somme).

Acquedotto al Consorzio. Nel calderone c’è poi l’ipotizzato passaggio dell’acquedotto al Consorzio Rete Fognante o all’ente che eventualmente dovrebbe nascere dalle sue ceneri, tanto più se si andrà verso la trasformazione in società di capitali. Del passaggio del servizio idrico ad una gestione unificata, quindi integrata e comprensoriale, da parte dei quattro Comuni (Taormina, Castelmola, Letojanni e Giardini) si parla ormai da diversi anni e chissà che non sia la volta buona per far diventare realtà tale soluzione.

Tiriamo le somme. Si ragionerebbe su un veicolo societario nel quale convogliare, in definitiva, gli asset “tossici”, suddividendo con tutti gli elementi attivi (strutture, crediti, etc) da una parte e nel secondo (bad company) i passivi. Tirando le somme, lo scenario più semplice da tracciare è Asm che si vada a liberare in un solo colpo di illuminazione, acquedotto e gommato. Servizi che rappresentano più un onere che un vantaggio, perché costano ma non determinano significative entrate. Rimarrebbe la funivia (che come detto è l’unico bene di cui è titolare l’azienda), a meno che non passi di mano pure quella per effetto di un’offerta irrinunciabile. E ovviamente non dimentichiamo i parcheggi, con il Comune chiavi in mano e Asm ad oggi dentro in affitto.

Fiumefreddo pensiero. Lo scorso novembre, poche settimane dopo il suo insediamento in azienda, ricordiamo, il liquidatore evidenziò: “Questa è un’azienda che dovrà probabilmente osservare e decidere se è il caso mantenere alcuni servizi minori che impiegano persone ma non danno un ritorno economico cosi importante – ha detto sull’argomento Fiumefreddo -, e di contro potenziare l’attività dei servizi fondamentali per il territorio che portano denaro. Io penso ai trasporti che potranno essere migliorati ulteriormente. Asm deve pensare a progredire, ad esempio avere un trasporto urbano rispettoso dell’ambiente, che faccia di Taormina uno dei poli innovativi del trasporto urbano, anche con l’elettrico, che può portare dei vantaggi di natura economica, ambientale e di immagine alla città”.  

L’ultima parola al Consiglio. Asm si avvicina all’ora x: la svolta porterà in dote uno “smembramento” pianificato dell’azienda? Sono soltanto rumors e boatos, oppure niente di vero o piuttosto si tratta di indizi che messi insieme fanno una prova? Chi vivrà vedrà. Di certo la giostra ha ripreso a girare a gran ritmo e l’ultimo giro è prossimo all’orizzonte. Lo scenario è di quelli da seguire con attenzione, destinato a far discutere e sul quale non è difficile prevedere polemiche che – soprattutto nel caso di una bad company – potrebbero anche complicarne l’attuazione. Alla fine sarà poi il Consiglio Comunale a dover dare l’ultima parola e tracciare la rotta. Anche se negli ultimi tempi le cose non sono andate esattamente così.

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