Vittorio Sabato
l'imprenditore taorminese Vittorio Sabato

Taormina. “Impregilo deve comprendere che non ci sono le condizioni per vincere la causa. Rinunci una volta per tutte a questa sua pretesa milionaria che non ha motivo di essere reiterata”. L’appello arriva da Vittorio Sabato, l’imprenditore taorminese ed ex vicepresidente del Consiglio, che a suo tempo fu protagonista di un duro scontro con l’allora commissario del Comune di Taormina, Antonino La Mattina sul caso Impregilo nel 2008 e adesso, dopo il no del Tribunale di Messina alla correzione del lodo chiesta da Impregilo, svela alcuni retroscena della vicenda.

“Nell’apprendere il 13 febbraio scorso la notizia di questo pronunciamento del tribunale ho provato tanta gioia – afferma Sabato -. Nel 2008 il Comune stava ormai per riconoscere 23 milioni ad Impregilo e solo in extremis riuscimmo a fermare quella decisione che sarebbe stato un suicidio totale per il Comune e un salasso senza precedenti per i cittadini. E’ mancato davvero poco che il Comune concedesse in gestione i parcheggi Lumbi e Porta Catania gratuitamente ad Impregilo, che chiedeva persino di più. Da tanti anni Impregilo chiede 40 milioni di danni ma nell’analizzare la composizione del presunto debito ho sempre sostenuto che fosse una pretesa inaccettabile. Non a caso, anche in modo piuttosto energico, nel 2008 mi opposi alla proposta di transazione dell’allora commissario del Comune, La Mattina, e gli dissi che ad Impregilo spettavano solo 5 milioni e la partita andava chiusa lì”. I 5 milioni in questione sono quelli che, per altro, sono dovuti in ogni caso ad Impregilo, per sentenze passate in giudicato e inseriti poi nel 2018 nel piano di riequilibrio, mentre Impregilo e reclama ancora adesso 28 (che diventerebbero 40 se comprensivi di interessi e rivalutazioni”.

Pietra tombale. “Il commissario ci disse che era andato a Roma per chiudere la vicenda e mettere una pietra tombale, i legali di Impregilo erano anche venuti qui. La questione si sarebbe chiusa con 23 milioni da riconoscere ad Impregilo ma, al di là del fatto che in primo e secondo grado avessero vinto loro, non c’erano le condizioni per assegnare quei 23 milioni all’impresa. Fu lì che urlai in Consiglio: “Cosa c’è sotto?”. La Cassazione ha ribaltato tanti contenziosi e così è stato anche per il lodo Impregilo nel 2010, quando ebbe ragione il Comune. Adesso giustizia è fatta e sono fiducioso che la Cassazione possa confermare le sue valutazioni”.

© Riproduzione Riservata

Commenti