Matteo Salvini

Dopo il caso Gregoretti, ora Matteo Salvini rischia di finire sotto processo anche per la vicenda della Open Arms. “Non toccava a noi indicare un porto sicuro alla Open Arms, che aveva prima rifiutato l’offerta di accoglienza di Madrid e poi deliberatamente scelto l’Italia come luogo di attracco e di sbarco”. Sono questi i punti salienti della Memoria difensiva dell’ex ministro sulla vicenda della nave carica di migranti, che è stata depositata alla Giunta per le immunità del Senato.

L’iter parlamentare. A pochi giorni dall’ok di Palazzo Madama alla richiesta di autorizzazione a procedere sul caso Gregoretti, l’Aula è chiamata adesso esprimersi su un altro fascicolo giudiziario. Oggi è prevista la prima riunione della Giunta in cui il presidente Maurizio Gasparri farà la sua proposta sulla quale si aprirà il dibattito, in vista del voto finale, previsto il 27 febbraio. Non si prevede l’audizione del leader leghista, alla luce della sua decisione di presentare alla Giunta la sua memoria.

Le accuse. Nel caso della Open Arms – come evidenziato da TgCom24 -, la richiesta di mandare a giudizio Salvini viene dal Tribunale dei ministri di Palermo, che gli contesta le accuse di sequestro di persona aggravato e rifiuto di atti d’ufficio per aver bloccato per alcuni giorni lo sbarco dei migranti dalla nave nell’agosto 2019. Ma se, nel caso Gregoretti, Salvini aveva fatto in modo di andare a processo per “farla finita” e dimostrare “davanti agli italiani e ai suoi figli di essere stato un ministro che ha difeso i confini e non un sequestratore di bambini”, ora la linea è diametralmente opposta.

La memoria difensiva. “Conto che il Parlamento riconosca che il ministro ha fatto il suo dovere – spiega -. Un processo mi basta. Con la Gregoretti si trattava di una nave italiana, in quest’altra vicenda è spagnola. Non è che se sbarcano gli alieni è sempre colpa di Salvini”. E allora, ecco la memoria difensiva: un fascicolo di venti cartelle piene di date, scambio di mail e riferimenti a documenti ufficiali in cui l’ex ministro ricorda che l’imbarcazione era omologata soltanto per 19 persone. E continua dicendo che il comandante, dopo il primo salvataggio in zona sar libica il primo agosto con 55 a bordo, ne aveva caricate altre 69 il 2 agosto: averebbe dovuto immediatamente dirigersi verso Spagna, Malta o Tunisica e invece “il comandante ha deliberatamente scelto l’Italia”, scrive Salvini nella sua memoria.

Il paradosso. La Spagna e l’offerta di un porto sicuro, infatti, continua, sempre il comandante aveva rifiutato il Pos (place of safety), cioè porto sicuro, concesso dalla Spagna il 18 agosto, rifiutando addirittura l’assistenza offerta dalla capitaneria di porto italiana che aveva dato la sua disponibilità ad accompagnare la nave in Spagna, prendendo a bordo alcuni immigrati. E’ quindi paradossale, ecco la tesi dell’ex ministro, affermare che, per il solo fatto di essere entrata in acque italiane senza aver ottenuto il Pos, si possa configurare il reato di sequestro di persona.

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