Casa Grandmont in condizioni pietose

Taormina. L’Amministrazione comunale di Taormina difende la prevista realizzazione di sette alloggi sociali e un centro anziani nell’immobile di Casa Grandmont. L’edificio, che da tempo versa in condizioni di degrado, verrà recuperato come da delibera esitata dalla Giunta ed in virtù di un protocollo d’intesa con l’Iacp Messina. Sul caso si è scatenata la protesta di una parte della città, ritenendo che la destinazione non sia in linea con il lascito e quindi la volontà testamentaria a suo tempo fatta dal pittore belga, per finalità cioè sociali ma per farne una casa di riposo. Sulla questione è arrivata adesso la spiegazione dei vertici di Palazzo dei Giurati.

Social housing. “In merito alle critiche sollevate sul progetto di social housing che l’Amministrazione sta avviando per la Casa Grandmont – fa sapere il sindaco Mario Bolognari -. probabilmente c’è una scarsa informazione su uno strumento innovativo che si sta affermando in molte città italiane con risultati positivi. Non si tratta di edilizia economica e popolare – questo dev’essere chiaro – e non è destinata a famiglie con reddito basso. Anzi, è destinata a famiglie che hanno, al contrario, un reddito medio-alto che non consente loro di accedere all’edilizia economica e popolare. Inoltre, gli standard di qualità delle abitazioni deve essere alto e in linea con il risparmio energetico e l’uso di materiali ecocompatibili. Infine, lo scopo di questi insediamenti deve essere quello di promuovere l’integrazione sociale e di sviluppare relazioni tra gli abitanti e il centro storico circostante. Quindi i sette alloggi da progettare, se la Regione ci finanzierà l’opera, sono destinati a giovani coppie, ad anziani soli e ad altre categorie di persone che, altrimenti, verrebbero espulse dal centro storico, ma che hanno la capacità di pagare regolarmente un canone calmierato”.

Anche un centro sociale. “Il progetto, però, non si ferma qui – continua la nota -. È previsto un centro sociale per gli anziani moderno, con spazi destinati allo svolgimento di attività di integrazione e socializzazione (corsi di formazione, proiezioni, sale lettura e riunioni, ecc.). Nulla a che vedere con l’attuale centro sito nei locali di Corso Umberto, assolutamente inadeguato e di vecchia concezione. Per quanto riguarda, invece, la destinazione voluta dal lascito della famiglia Grandmont mi permetto di dire che questa finalità è perfettamente coerente con la volontà testamentaria, molto più dell’uso improprio fatto negli ultimi anni utilizzando l’edificio come uffici, centro informatico, sede consortile, ecc. Possiamo dire che torniamo alle origini vere della Casa Grandmont, in una chiave nuova e moderna. Un modo serio e concreto per recuperare un immobile che ha bisogno di un grosso investimento per essere recuperato dal punto di vista edilizio, dopo anni di incuria e abbandono. Chiedo a tutti: ci sono altre possibilità di finanziamento per recuperare alla fruizione pubblica questo immobile? Non mi sembra che ce ne siano, tant’è che in tutti questi anni non si è fatto assolutamente nulla”.

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