Giovanna Guerrieri

Sospesa e privata dello stipendio per 6 mesi. Così l’Ufficio Procedimenti Disciplinari del municipio di Giardini Naxos si è pronunciato sul caso di Giovanna Guerrieri, lavoratrice del Comune ritenuta colpevole di “violazione delle nome in materia di incompatibilità”, con relativa contestazione della “gravità dell’illecito disciplinare, la durata prolungata dello stesso, l’intenzionalità nel commetterlo essendo a conoscenza del divieto, nonché le conseguenze dello stesso”.

Colpevole alla luce del sole. Nell’Italia satura di fannulloni e scansa fatiche che timbrano il cartellino e poi se ne vanno al mare, piena di comodi fruitori da divano del Reddito di Cittadinanza, di furbetti e furboni di ogni genere, la storia di Giovanna Guerrieri è un paradosso che deve far riflettere il Comune di Giardini, dalla prima poltrona all’ultimo sgabuzzino di Palazzo dei Naxioti. La signora Giovanna è un’impiegata che lavora al Comune da 15 anni, da 8 al cimitero. Per potersi pagare l’affitto di casa e le bollette ha deciso di lavorare qualche ora in più, con un altro impiego. Lo ha fatto da imboscata in un luogo dove nessuno fosse in grado di sapere? No. Lavorava sempre lì, al cimitero, con la ditta incaricata nel 2018 dal Comune di gestire il camposanto. Tutti potevano vederla. Era riconoscibile quando prestava servizio in altro orario che non fossero quelle per il Comune. A meno che non indossasse una parrucca, paramenti e trucchi particolari, noi crediamo di sì.

Identificata con omonima dipendente. La signora, dipendente del Comune a tempo parziale e indeterminato per 18 ore settimanali, ha avuto dall’impresa un contratto dal 15 ottobre 2018 al 14 ottobre scorso di coadiutore amministrativo per 20 ore settimanali, per altro poi pure costretta a rivolgersi al sindacato per recuperare mensilità che non le sono state versate dall’impresa e solo di recente ha ricevuto una parte dei compensi che le spettavano. Adesso al Comune di Giardini ci si è accorti che una dipendente faceva “doppio lavoro”. Il caso è stato segnalato alla segreteria generale del Comune il 1 ottobre 2019. Quindi per un anno nessuno sapeva nulla e nessuno aveva visto niente, come se la signora fosse l’invisibile fantasma di Donna Olimpia. Come ci si è accorti di questa violazione? “Dalla documentazione inerente i contratti di assunzione dei dipendenti in capo alla ditta a cui il Comune ha affidato il cimitero in concessione”. E lì che è emerso “l’inserimento della Guerrieri nell’elenco dei dipendenti”, “identificata con omonima dipendente comunale”. In definitiva, la sanzione che colpisce questa lavoratrice richiama la “disciplina delle incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi di personale dipendente”, e come detto “violazione delle norme in materia di incompatibilità”, tutto richiamando le disposizioni del “Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione” 2018-2020″.

Andiamo al dunque. La signora ha violato una normativa, nulla da eccepire sul piano sostanziale dei fatti, ma non stiamo parlando di una delinquente che ha tolto qualcosa al Comune di Giardini Naxos o la cui condotta ha danneggiato l’ente. Tutto al più è stata commessa una leggerezza. Il reato, nel caso specifico, è quello di aver lavorato qualche ora in più al contrario di tanti fannulloni che non producono nulla. E’ questo il pregiudizio arrecato? Indebito compenso per non morire di fame, mettiamola così. La si poteva sanzionare, ma in termini commisurati alle dinamiche del caso e alla riscontrabile condizione di disagio del soggetto in questione, magari toglierle un mese di stipendio e chiudere tutto lì. La diretta interessata avrebbe fatto volentieri a meno di finire sotto i riflettori mediatici e noi avremmo fatto decisamente a meno di dover perdere tempo e dedicare spazio a una vicenda che non ha motivo di esistere, la scure abbattutasi su una donna rimasta senza un soldo, che rischia ora di finire per strada. E invece al Comune di Giardini Naxos si è deciso, in modo opinabile, di infliggere un provvedimento esemplare, non una tirata d’orecchie ma una stangata. Come dire, in buona sostanza: avevi un secondo impiego che hai nascosto al Comune (talmente “carbonaro” da esercitarlo però pubblicamente sotto gli occhi di chiunque), noi che ci possiamo fare se lo hai fatto per pagarti l’affitto e le bollette? Sospesa e via 6 mesi di stipendio. Anzi avremmo dovuto licenziarti.

La pecora nera e l’agnello sacrificale. Il 2 dicembre 2019 la donna era stata ascoltata in Commissione Disciplinare, occasione che ci si augurava avrebbe potuto chiarire i fatti, in presenza del sindacato (assistita da A.L.I. Confsal, in persona del responsabile Rosario Gambacorta) che aveva spiegato la posizione della dipendente. L’11 febbraio scorso è stata ora emessa la sanzione, articolata in un lungo e dettagliato provvedimento. E allora è evidente che siamo di fronte a una vicenda in cui esiste l’ineludibile rispetto della legge ma esiste anche l’essenziale istituto del buon senso che nell’analisi dei fatti non è un qualcosa che si pone in antitesi con le determinazioni procedurali. Ben venga sempre la volontà di un Comune di dare prova che le normative vengono applicate e fatte rispettare e che si voglia dare dimostrazione di legalità, trasparenza e tante altre bellissime cose. Ma dobbiamo convincerci che al Comune di Giardini Naxos, la signora Guerrieri sia la “pecora nera” in un sistema perfetto dove tutto funziona a meraviglia, come un orologio svizzero? Noi ci rifiutiamo categoricamente di credere alle dicerie di paese di malpensanti secondo i quali, piuttosto, la Guerrieri avrebbe forse dato fastidio a qualcuno al Comune di Giardini.

Dignitosa sopravvivenza. La signora non un’esperta di leggi. Se la sua condotta fosse stata deliberatamente irrispettosa dell’ente per cui lavora e per avidità di profitto personale, da furbetta imboscatasi chissà dove, non l’avremmo degnata di una riga. La legge è legge, si sa, non ammette ignoranza e neppure scorciatoie: altrettanto vero però è che in ogni contesto esiste sempre un modo e un margine decisionale di applicare una sanzione che sia la minima o la più dura. Tanto per essere chiari, nessuno mette in dubbio la professionalità della commissione e la correttezza di chi ha giudicato. Una sanzione – ripetiamo – la si poteva infliggere in termini minimali e nessuno avrebbe obiettato nulla ma qui l’intransigenza stride con la condizione palese di disagio del destinatario, una poveretta che rischia di finire in mezzo a una strada. Ha commesso gravi fatti riconducibili a reati come assenteismo, peculato o corruzione? No. Si è appropriata in modo indebito di somme di denaro o di qualsiasi altra cosa? No. Ha agito insomma per delinquere? No. Si era persino trasferita a Milano perché non riusciva ad andare avanti con le 540 euro che le paga il Comune e poi è tornata qui con la promessa di un impiego dignitoso per arrotondare quella miseria che percepisce. Dove ha svolto il suo secondo lavoro? Nel suo stesso posto di dipendente comunale. Davanti a tutti e solo per dignitosa sopravvivenza. Ha senso che un Comune decida di ingaggiare una prova muscolare con una dipendente precaria che percepisce 540 euro?

Nessuno sapeva, nessuno ha visto. Un interrogativo appare doveroso. Il vulnus della questione forse è a monte: in tutta questa storia dove finisce la colpevolezza della Guerrieri e dove cominciano, forse, eventuali responsabilità altrui? Visto che la signora operava fuori dal suo orario di lavoro avendolo fatto per un anno, com’è possibile – lo ribadiamo – che al Comune nessuno si sia accorto del fatto? Se così fosse ci sarebbe sul serio da preoccuparsi: o la signora è un’entità invisibile e ha trovato un modo per non farsi riconoscere o siamo noi che non siamo al corrente del fatto che il municipio di Giardini è stato chiuso e lì sia stata attivata una sede territoriale dell’Istituto dei Ciechi (col massimo e dovuto rispetto per questi enti meritori).

Dovere di sorveglianza. Verrà accertato se al Comune sussistono eventuali responsabilità per cosiddetta “culpa in vigilando”? La legge prevede il dovere di sorveglianza da parte di chi di dovere nei confronti del soggetto danneggiante e lo fa con tanto di sentenze esplicative a tal proposito. I soliti malpensanti a Giardini profetizzano, già certi, che all’epilogo di questa vicenda l’unica che ha sbagliato sia stata la signora Guerrieri, punto e basta. Noi siamo certi che la Commissione Disciplinare, che si compone di seri professionisti, con la medesima inflessibilità che l’ha contraddistinta nei confronti della signora Guerrieri farà ogni altra opportuna verifica, senza fare sconti a nessuno. Perché la legge è uguale per tutti.

Politica debole. Il problema, dicevamo, non è la Commissione Disciplinare, che fa il proprio mestiere. E non lo è nemmeno il segretario generale, Roberta Freni, specchiata professionista che fa il suo lavoro in modo rispettabilissimo. I corti circuiti del Comune di Giardini non riguardano la segreteria, semmai pesa eccome la debolezza della politica che dovrebbe prevenire casi come quello della signora Giovanna anziché farli arrivare a questo punto.

Quale cambiamento. Giardini è uno di quei bellissimi posti con un Comune che da 20, 30 anni si è piegato e appiattito sui suoi problemi e naviga a vista nelle sue dinamiche stantie, così ogni cinque anni tutti si affannano a candidarsi non si sa bene per quale cambiamento. E’ un luogo di grandi potenzialità inespresse, condannato all’oblio di un declino lento e inarrestabile, dove servirebbe l’elettroshock di un De Luca di turno, non perché De Luca sia un marziano o abbia la bacchetta magica: semplicemente perché quando ci si trova in certi contesti, bisogna fare l’interesse pubblico senza guardare in faccia nessuno. Bisogna mettersi la maschera di un tedesco e amministrare rivoltando gli uffici come un calzino e facendo capire a tutto il personale – a partire dai vari responsabili di area sino all’ultimo impiegato – che o pedalano e producono per la crescita e lo sviluppo di una comunità o avranno vita dura.

Politica non pervenuta. Ma torniamo alla storia della Guerrieri e chiediamoci appunto: la politica in questa vicenda che fa? Sinora – lo si può dire – non pervenuta. In modalità tribù dei Sioux, si è defilata con silente disinvoltura e si è acquattata a debita distanza, tenendosi ben lontana dal caso, anche perché il 24 maggio si vota per le Comunali e c’è ben altro a cui pensare. Qualcuno si è persino prodigato a consigliarci vivamente di fregarcene di questa storia, evidenziando che la signora non sia particolarmente simpatica e asserendo che non abbia un buon carattere o persino asserito di peggio. Amen, in fondo si sa che negli enti pubblici chi non è un ruffiano non sarà mai amato e a volte è bersaglio di sgambetti. Fosse stata una “grande elettrice”, magari, una mano valeva pure la pena dargliela a questa dipendente. Se vali 100 voti avrai una carezza, se vali solo il tuo voto fatti aiutare da Dio, per te non si può far nulla e chi se ne frega di una poveraccia. Diranno che faccia vittimismo e non merita tutta questa attenzione, perché nella vita si sa che quando la miccia brucia sotto il sedere altrui, non è mai un problema che ci riguarda. La dipendente che sul posto di lavoro poteva magari essere utile per una gentilezza in tutti questi anni, ora è nei guai e non la conosce nessuno e che se la sbrighi da sola.

I riflettori della Guardia di Finanza. Anzi, pare che qualcuno le abbia anche detto: “Devi ringraziare che non ti hanno licenziata”. Brutta cosa, tanto più perché nel frattempo sulla situazione del cimitero di Giardini Naxos c’è una scrupolosa indagine in atto da parte della Guardia di Finanza di Taormina, che ha già portato a un blitz nei giorni scorsi. Si indaga su vari fronti. Le Fiamme Gialle stanno operando in modo esemplare, senza lasciare nulla al caso, nell’attività di controllo del territorio nei comuni dell’intero comprensorio. In questo caso si starebbero accertando presunti episodi di lavoro nero ma, a quanto pare, sarebbero in atto ulteriori accertamenti di più ampio carattere generale, a largo raggio, sullo stato dell’arte nel cimitero comunale.

L’appello. E allora un appello lo lanciamo pubblicamente all’Amministrazione, al Consiglio comunale e soprattutto al sindaco. Nello Lo Turco, persona perbene che merita stima e amicizia: prenda lui in mano la situazione e non si volti dall’altra parte al cospetto di una donna che potrà essere antipatica e rompiscatole ma è disperata ancor prima che sanzionata e privata del suo stipendio. Non sarà una santa e qui nessuno lo pensa, ma sino a prova contraria non è nemmeno una criminale. Fra tre mesi Lo Turco non sarà più sindaco della città. Davanti a lui ci sono due opportunità: potrà fregarsene altamente di Giovanna Guerrieri e lasciarla affogare nel suo dramma, oppure potrà aiutarla, a maggior ragione perché non deve ricandidarsi e ora ha le mani libere per agire. Nel pieno rispetto della legalità, come ha sempre fatto, in particolare con quel buon senso che in tutta questa kafkiana vicenda sinora è mancato nei confronti di una donna che avrà fatto una cazzata ma non ha arrecato nessun danno al Comune. Quando si governa una città si è amministratori ma prima di tutto si dev’essere un buon padre di famiglia per la propria comunità e la propria gente. E, al tramonto di un decennio, un sindaco lo si potrà contestare per non aver sistemato una strada ma poi le solite lamentele di paese se le porta via il vento, come aria fritta, al pari di tante altre stronzate: invece infischiarsene di una cittadina disperata sarebbe una macchia che poi rimane.

Senza un euro. Giovanna, a questo punto, rischia di dover affrontare i prossimi 6 mesi senza un euro, chi può offrirle un lavoro, anche provvisorio, può farsi avanti e contattarci all’indirizzo blogtaormina@gmail.com. Sarà nostra premura informare la signora. Sempre che il Comune di Giardini non abbia nulla in contrario e che non ritenga opportuno sia meglio far subire alla signora anche l’onta dello sfratto. Dopo la gogna della sospensione e della privazione dello stipendio, questa persona deve finire in mezzo a una strada? O magari può bastare a qualcuno che possa scattare anche il licenziamento per lasciare libero quel posto di lavoro di precaria a 540 euro?

Le parole di Giovanna. Queste, ricordiamo, sono le parole della signora Guerrieri: “Non so come descrivere l’ingiustizia che sto subendo. Non c’è mai stata nessuna scorrettezza da parte mia e non ho arrecato alcun pregiudizio al Comune né al servizio. Soprattutto non mi sono mai nascosta e se posso aver sbagliato ho sempre fatto tutto alla luce del sole. La mia colpa è quella di aver lavorato qualche ora in più nello stesso luogo del mio impiego per il Comune, per poter pagare l’affitto di casa e le bollette. Chiunque poteva vedermi, all’improvviso è scattato questo procedimento. Speravamo si sarebbe chiarito tutto. Pago 450 euro per continuare ad avere una casa e a stento copro questa spesa con lo stipendio del Comune: ora vengo colpita così, sospesa e privata del mio stipendio, lasciata senza un euro. Come farò a vivere? Finirò in mezzo ad una strada, sono disperata. Quando sei una persona onesta e corretta, come io mi reputo di essere sempre stata, e ti giudicano invece in questo modo, ti crolla il mondo addosso. Quest’ingiustizia mi toglie la voglia di vivere e mi fa pensare ad un gesto eclatante. Ho la coscienza pulita e non merito tutto questo”.

Grido di dolore da ascoltare. Parole toccanti, per certi aspetti anche inquietanti, di fronte alle quali noi invitiamo questa donna a non mollare, la incoraggiamo a non arrendersi e a mettere da parte lo sconforto (pur legittimo) di qualsiasi cattivo pensiero, ritenendo che una soluzione ragionevole la si possa e si debba trovare. Quando le persone si trovano in difficoltà, tutto diventa fragile e il mondo attorno ti appare vuoto e ostile. E’ terribile vivere nella paura e nell’angoscia e Giovanna Guerrieri lo sa molto bene. Di fronte al dramma di questa donna, ignorarne il grido di dolore diventa per chiunque una pesante assunzione di responsabilità, tanto più perché già il 1 dicembre scorso aveva dichiarato di essere “pronta ad un gesto eclatante” (che speriamo vivamente non avvenga mai, ndr)

Trovare una soluzione. In fondo, basterebbe semplicemente chiedersi: al posto di Giovanna, con 540 euro in tasca e un affitto di 450 euro da pagare, chi avrebbe fatto come lei e avrebbe cercato un secondo lavoro e chi invece si sarebbe fatto sfrattare? Il Comune di Giardini si metta una mano sulla coscienza, faccia nei limiti del possibile un ragionevole passo indietro e trovi una giusta soluzione. Si può e si deve aiutare la signora, restituendo un senso di umana compassione alla sua vicenda. Questa donna chiede soltanto di poter lavorare e vivere in modo dignitoso. Niente di più. Un diritto sacrosanto che non le può essere negato e le va riconosciuto al più presto. Senza se e senza ma, prima che sia troppo tardi.

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