foto d'epoca di Casa Grandmont

Taormina. Si apre il dibattito in città sul futuro di Casa Grandmont, l’immobile di Via Fazello che il Comune di Taormina ha deciso di recuperare destinandolo a sede futura di 7 alloggi sociali e di un centro anziani a seguito di un protocollo d’intesa sottoscritto con l’Iacp di Messina. Nel tentativo di procedere al recupero del bene comunale, a suo tempo acquisito a seguito di un lascito testamentario, l’Amministrazione ha deciso ora di effettuare dunque una destinazione d’uso che al momento sta suscitando alcune perplessità e certamente opinioni divergenti. C’è chi approva perché comunque l’immobile si trova in condizioni pietose e finalmente verrà recuperato, c’è chi critica e contesta che la destinazione del bene all’atto in cui fu donato al Comune era un’altra.

Il senso dell’iniziativa. Da un lato la casa municipale si dichiara soddisfatta per la svolta. “Abbiamo sottoscritto un importante protocollo di intesa per il recupero di Casa Grandmont, che oggi versa in una condizioni vergognose e in totale degrado e insicurezza – ha evidenziato l’assessore ai Servizi Sociali, Francesca Gullotta -. Il patrimonio va recuperato e il centro storico non può essere solo spazio di ristoranti, negozi e case-vacanze. La comunità e l’identità vanno salvaguardate”.

Stop alla discarica. “Casa Grandmont è ridotta in condizioni penose. Oggi è una discarica che fa schifo. Va recuperata e valorizzata”, è il monito che per altro il sindaco di Taormina, Mario Bolognari, aveva dato di recente sulla vicenda. E secondo la Giunta questa iniziativa “contribuirà a frenare l’esodo demografico, costituendo una sorta di terapia culturale al fenomeno della disgregazione sociale”.

Il fronte del no. E, dall’altro lato, sulla tipologia di intervento del progetto che porterà al recupero dell’immobile lasciato in eredità al Comune da un pittore belga c’è come detto chi contesta la decisione della Giunta che non avrebbe aderenza con il relativo vincolo testamentario. “Grandmont non avrebbe voluto sicuramente questa destinazione – afferma l’arch. Piero Arrigo, presidente di Tor (Taormina Obiettivo Recupero) e storico della Città di Taormina -. Ricordate cosa c’era scritto in facciata il giorno dell’inaugurazione? “ Home for the Old “, quindi doveva continuare ad essere utilizzato come una Casa di Riposo. Non si può trasformare Casa Grandmont in una “Kolkoz” con mutande e calzini stesi in pieno centro. Così come non si può condividerla tra coppie giovani in difficoltà abitative ed anziani con le loro esigenze spesso opposte alle prime”. “Sarebbe opportuno, prima della decisione, leggere il vincolo testamentari”, ha rimarcato a sua volta anche l’ex presidente del Consiglio comunale di Taormina, Eugenio Raneri.

Disagio abitativo. “L’intervento – rimarca la Giunta – promuove la ricostituzione di un’identità dei luoghi. Nell’ultimo decennio la città ha vissuto una trasformazione demografica, culturale ed economica con conseguenti nuove forme di disagio abitativo, che hanno coinvolto nuclei familiari con un reddito non necessariamente basso, ma comunque insufficiente per consentire di continuare ad abitare nel centro storico che si sta spopolando

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