la lotta al tumore al seno

L’ospedale San Vincenzo di Taormina è il quarto centro in Sicilia per numero di interventi nella lotta al tumore al seno ma in che direzione sta andando la ricerca? Il portale “Doveecomemicuro.it” ha intervistato il dott. Massimiliano Gennaro, medico della struttura complessa di Chirurgia generale ad Indirizzo Oncologico 3 (Senologia) presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

“Con 1 donna colpita su 8, il tumore al seno è la neoplasia più frequente tra la popolazione femminile. In base ad un’indagine basata sui dati del PNE di Agenas riferiti agli anni dal 2012 al 2017), gli interventi per tumore al seno in Italia hanno registrato un + 38,5% in 5 anni. A cosa si deve questo incremento? L’aumento è in linea con i dati riportati nell’ottobre scorso da AIOM, che rivelano un trend in crescita per quanto riguarda l’incidenza del tumore al seno nel nostro Paese (+0,3% per anno, dal 2003 al 2018). L’incremento delle diagnosi si spiega con l’ampliamento, in alcune Regioni, dello screening mammografico, che ha coinvolto nuove fasce di età (45-49 anni) in aggiunta a quelle per cui era già attivo (dai 50 ai 69 anni). Si deve, inoltre, al fatto che molte giovani donne oggi scelgono di sottoporsi ai controlli di loro iniziativa, spinte dalle campagne di prevenzione e dai progressi fatti nei campi della diagnosi e delle cure, che hanno consentito un significativo calo della mortalità (-0,8% per anno, dal 2003 al 2018). Da che età è consigliabile sottoporsi ai controlli in funzione preventiva? Per chi ha un rischio normale di sviluppare il tumore al seno, il suggerimento è di iniziare a eseguirli a partire dai 40 anni senza aspettare la chiamata per lo screening. Chi ha un rischio aumentato, per documentata familiarità, invece, dovrebbe sottoporsi a controlli periodici e sistematici fin dalla giovane età e fare una prima ecografia a partire dai 30 anni. Riguardo alle portatrici di una mutazione genetica – importante fattore di rischio per lo sviluppo del carcinoma – il monitoraggio dev’essere ancora più intensivo. In questi casi, è indicata anche la Risonanza Magnetica una volta l’anno”.

A quale centro rivolgersi per gli esami di screening? “Se si sceglie di sottoporsi a ecografia mammaria o a mammografia in funzione preventiva, è meglio affidarsi a ospedali e centri diagnostici che offrono prestazioni di buon livello e dispongono di strumentazione all’avanguardia. I centri accreditati dal Servizio Sanitario Nazionale e dai Servizi Sanitari Regionali, per quanto riguarda lo screening, in genere, offrono standard qualitativi adeguati”.

Come scegliere l’ospedale nell’eventualità di doversi sottoporre all’intervento chirurgico? “Un primo criterio che aiuta a orientarsi è il volume di attività e, in particolare, il rispetto del valore fissato dalle autorità ministeriali di 150 operazioni annue. La scelta di stabilire una soglia minima d’interventi ha, tra i principali effetti, quello di convogliare i pazienti nei centri che offrono maggiori garanzie, che saranno così portati a progredire in esperienza ed adeguatezza delle cure. I grandi numeri hanno un altro vantaggio: giustificano l’impiego di più specialisti in una logica multidisciplinare e consentono di attivare Breast Unit certificate, reparti specializzati che offrono l’opportunità di essere seguite da un team di esperti e di accedere a un trattamento personalizzato. In Italia, delle 469 strutture che effettuano almeno 5 interventi annui per tumore al seno solo 137 rispettano la soglia ministeriale di 150 (il 29,2% del totale). Va detto, però, che il numero complessivo di centri sta calando mentre aumentano gli ospedali in linea con lo standard fissato: siamo sulla buona strada per offrire le migliori garanzie di sicurezza? La direzione è quella giusta, ma la mia aspettativa, nell’interesse dei pazienti, è che gli indicatori individuati per valutare i centri – come le soglie di attività – si perfezionino nel tempo e riflettano sempre più fedelmente la qualità delle prestazioni offerte. Quanto alle strutture in linea con gli standard, il loro aumento è auspicabile, ma non si può prescindere da una loro equa distribuzione sul territorio che garantisca ai cittadini le stesse opportunità di cura risparmiando loro migrazioni da una Regione all’altra”.

screening mammografico

Quali tipologie di pazienti si rivolgono all’Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS di Milano e qual è l’iter che porta alla diagnosi? “Si rivolgono a noi diverse tipologie di pazienti: quante hanno già in mano i risultati dello screening di primo livello e chiedono una valutazione in attesa di iniziare il percorso di cure, e quante, avendo notato un’anomalia clinica – come un nodulo o un rigonfiamento -, iniziano qui l’iter diagnostico. Lo standard di base prevede, in ogni caso, una valutazione clinica (visita senologica), strumentale (ecografia mammaria, mammografia e sempre più spesso Risonanza Magnetica) e istologica, poi l’iter si differenzia. Una volta giunti alla diagnosi, il percorso terapeutico viene stabilito mediante il confronto tra diversi specialisti (senologo, oncologo medico e talvolta radioterapista). Una peculiarità che contraddistingue il nostro istituto, infatti, è l’approccio multidisciplinare fin dai primi passi. Dal momento della presa in carico, incomincia un percorso individualizzato, dove la paziente è sempre posta al centro”.

E’ cresciuto il ricorso alla Risonanza Magnetica? Quali sono i suoi utilizzi oggi? “La Risonanza Magnetica è un esame di 2° livello a cui si ricorre molto più spesso rispetto al passato. In una prima fase, serve a chiarire eventuali dubbi sollevati dall’ecografia mammaria o dalla mammografia”.

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