Taormina. Ricordate la storia del piccolo Anton, il bambino svedese giunto a Taormina in vacanza con i genitori e che aveva ingoiato una batteria durante una passeggiata in Corso Umberto, accusando quindi alcuni episodi di emissione di sangue attraverso la bocca. Una vicenda raccontata da BlogTaormina il 13 luglio 2019 e poi ripresa da tante altre testate con il racconto del salvataggio compiuto dai medici del Ccpm Taormina sul bambino di 13 mesi, tempestivamente soccorso dal 118 e giunto in arresto cardio-respiratorio presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Vincenzo.

Lotta contro il tempo. Qui venne rianimato ed assistito e su di lui fu eseguita una tac torace che confermò la diagnosi di fistola esofageo-aortica post digestione chimica della mucosa esofagea. Il caso clinico, risoltosi positivamente a conclusione di una drammatica corsa contro il tempo, venne condiviso poi con i colleghi della terapia intensiva pediatrica e della chirurgia pediatrica del Policlinico di Messina dove eseguirono sia una esofagogastroscopia, una nuova tc ed un intervento per valutazione del danno esofageo. Il bambino venne definitivamente trattato per la correzione della fistola tra esofago e aorta presso il Ccpm dove dopo circa 10 giorni venne dimesso e trasportato in Svezia.

Il quadro e la scienza. “Il bambino – spiega il primario Sasha Agati – adesso sta bene ed ha recuperato completamente tutte le funzioni motorie e digestive, ma non finisce qui. I genitori, qualche giorno fa, hanno fatto pervenire presso il Ccpm un bellissimo ex voto commissionato a un noto artista della città di Taormina. Il quadro racconta la storia vista attraverso gli occhi di papa’ e mamma e narrata all’artista nei giorni di ricovero di Anton presso la terapia intensiva del Ccpm. Siamo rimasti senza parole. La rappresentazione grafica è stupenda. Abbiamo rivisto la letteratura scientifica è solo uno o due casi al mondo è sopravvissuto dopo una lesione del genere. Il padre ha chiesto di riportare questo nostro caso con lui come co-autore al fine di poter arricchire la comunità scientifica di un caso raro, drammatico ma trattato con successo. Un grande momento di riflessione per tutti noi. Viva la vita”.

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