turisti cinesi in aeroporto

Taormina. L’emergenza internazionale Coronavirus, con i potenziali effetti della conseguente psicosi, rischia di infliggere un duro colpo al turismo in Italia per quanto concerne i flussi provenienti dalla Cina. Questa brutta storia si registra nel momento in cui in alcune città italiane, come in Sicilia a Taormina, nell’anno appena iniziato si confidava in un boom di arrivi, che in termini concreti stava già iniziando sul serio e diventare realtà.

Effetto “Chinese Restaurant”. Proprio nella Perla dello Ionio l’eco di “Chinese Restaurant”, il reality show girato a Taormina nel 2019 (e visto soltanto su Youtube da 1,9 miliardi di persone, senza tenere quindi conto dei telespettatori che hanno seguito il programma in tv), aveva già fatto registrare un insolito gennaio caratterizzato dalla presenza qui di tanti turisti orientali nelle strade, che avevano riempito i pochi alberghi rimasti aperti. Ma soprattutto molti altri cinesi erano già attesi ne prossimi mesi, già a partire da febbraio e marzo.

La grande chance. La chiusura dei voli da e per la Cina, dovuta ai rischi in Italia del Coronavirus, ha inferto, dunque, un duro colpo nel momento in cui si stavano riscontrando segnali decisamente interessanti di un fenomeno ricettivo in piena crescita. Il forte timore, insomma, è che sull’onda negativa degli accadimenti dovuti all’emergenza internazionale del Coronavirus si stia rischiando di perdere una grande chance, forse irripetibile, che si era presentata per ampliare, attraverso le presenze cinesi, i flussi ricettivi nella capitale del turismo siciliano.

Aspettando il vaccino. Adesso la priorità, ovviamente, è la salute delle persone e che questa epidemia venga debellata e sconfitta, per questo la scienza – dopo aver isolato il virus – sta lavorando per fermare la propagazione nel mondo dell’infezione polmonare che ha già ucciso 565 persone. E mentre si lavora per arrivare ad un vaccino, già si analizzano i possibili riflessi dell’incubo Coronavirus sul turismo cinese in Italia.

Conto salato. Il turismo, come ha ricordato in questi giorni il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, corrisponde al 10% del Pil italiano (nelle attività turistiche sono direttamente impiegati il 6 per cento degli occupati del Paese). «La paura del virus rischia di costare al turismo italiano almeno 1,6 miliardi di euro e oltre 13 milioni di presenze», dice Vittorio Messina presidente di Assoturismo Confesecenti nella giornata dell’incontro del 6 febbraio tra il sottosegretario al Turismo Lorenza Bonaccorsi e i rappresentanti delle imprese del settore. «E sono stime conservative», aggiunge. «Se la psicosi dovesse continuare il conto potrebbe essere ancora più salato. Finora abbiamo avuto cancellazioni di gruppi di turisti cinesi e per i prossimi mesi non potremo contare su questi clienti. Si parla di 5 milioni di viaggiatori che arrivano in un anno nel nostro Paese, e per giunta altospendenti”, ha detto Bocca.

Spada di Damocle sullo shopping. Roma, Firenze, Venezia sono le loro mete, e poi in tanti a Milano per lo shopping (è la città che per questa combinazione di fattori potrebbe soffrire di più). Il timore è dato anche all’impatto mediatico – ha evidenziato il Corriere della Sera -. Gli americani sono importantissimi per l’Italia, essendo il secondo Paese di provenienza con oltre 14 milioni di arrivi annui. «Amano molto l’Italia ma sono molto sensibili ai media», ha spiegato sempre Bocca. «Se vedono le strade piene di gente con la mascherina, in un momento in cui stanno programmando le proprie vacanze e con un presidente che li spinge a spendere in casa, rischiamo che accada come con la Sars, quando si bloccò il turismo nordamericano verso l’Europa e verso l’Italia».

Il volume d’affari. Dallo champagne, all’abbigliamento passando per la cosmesi a cinque stelle: il Coronavirus impatta la spesa in beni luxury dei consumatori cinesi, come è emerso da un rapporto di S&P sugli effetti economici del virus cinese. Segmento d’eccellenza per gli acquisti voluttuari con una quota pari al 35% della spesa globale (per un giro d’affari di 100 miliardi di euro), i cinesi ridurranno la spesa – secondo gli esperti – sia nel loro paese di origine che all’estero. E poiché moda e lusso da soli valgono il 50% della bilancia commerciale del nostro Paese, gli effetti di una forte riduzione su questo versante potrebbero essere catastrofici per il nostro Pil. Secondo Global Blue, società leader per i servizi di Tax Refund, in Italia, tra ottobre 2018 e settembre 2019, la prima nazionalità degli «elite shoppers» è stata rappresentata appunto dai cinesi, con il 35% del totale, seguiti da russi (12%), asiatici e arabi (11% ognuno) e statunitensi (7%). Ma non solo: stando agli ultimi dati dell’Osservatorio 2019 di Altagamma la Cina è protagonista del lusso sia come mercato (+30%) che come nazionalità di clienti (35% del totale).

Prepararsi per ripartire. Non bisogna perdere tempo. Una volta passata la fase acuta, l’Italia deve farsi trovare preparata per cogliere il rimbalzo del turismo e del commercio e deve preparare campagne promozionali e di comunicazione del Made in Italy in Cina. Ne è certo Vincenzo Petrone, direttore generale della Fondazione Italia Cina. «Ci aspettiamo, una volta che il picco dell’epidemia sarà stato superato, una ripresa molto forte dell’economia cinese e del suo turismo», spiega Petrone. «Nella seconda metà di quest’anno se ci attrezziamo bene potremmo recuperare quello che stiamo perdendo nella prima metà dell’anno».

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