l'asilo di Taormina

Taormina. Il Comune di Taormina, per effetto di apposita delibera di Giunta e relativo conferimento di incarico legale, si è costituito parte civile nel procedimento penale in atto al Tribunale di Messina nei confronti dell’ex dirigente comunale Giovanni Coco e dell’imprenditore Leonardo Le Mura per ipotesi di reato riguardanti presunte irregolarità nell’appalto per la gestione dell’asilo nido comunale.

Principio di legalità. “Il Comune di Taormina – si legge nell’atto – sin dall’insediamento dell’attuale compagine politica ha incentrato l’agire amministrativo al rispetto del principio di legalità che ha come suo corollario necessario l’attivazione e l’espletamento delle procedure concorsuali tutte nel rispetto dei principi di trasparenza e di legalità nelle diverse fasi delle procedure stesse”.

“Violazione del Codice degli Appalti”. “Le seppur diverse condotte poste in essere dagli odierni imputati, così come cristallizzate nelle contestazioni allo stato rassegnate dall’Ufficio di Procura, devono ritenersi la prima immediatamente lesiva del bene giuridico tutelato dalla norma contestata, e cioè il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione che deve ritenersi “aggredito” dalla condotta del funzionario del Comune di Taormina, responsabile dell’Area Servizi alla Persona, che ha posto in essere atti amministrativi in palese violazione del Codice degli Appalti, e ha limitato (tentato di limitare) artificiosamente la concorrenza allo scopo di favorire degli operatori economici; il secondo con la condotta contestata ha palesemente leso l’interesse alla pubblica amministrazione al libero ed ordinario svolgersi dei pubblici incanti e delle licitazioni private, nonché ha determinato un vulnus irreparabile alla libera concorrenza”.

Le cifre del risarcimento. “E’ altresì palese il danno patrimoniale e non patrimoniale – sempre secondo il Comune di Taormina -, poiché reati così come contestati hanno determinato un aggravio anche di ordine organizzativo gestionale, derivante dalla verifica della procedura e dall’adozione di atti di revoca adottati dal successivo responsabile dell’Area ai Servizi alla Persona nonché hanno esposto il Comune ad un possibile contenzioso con l’associazione Asofa, aggiudicataria provvisoria. Pertanto si chiede che agli imputati vengano comminate le pene di legge in ragione delle diverse contestate con la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali cagionati, nella misura che sarà quantificata in corso di causa e comunque in misura non inferiore a 20 mila euro, da determinarsi anche in via equitativa dal giudice, oltre la rifusione delle spese”.

© Riproduzione Riservata

Commenti