il prof. Mario Bolognari, sindaco di Taormina

Taormina. La riapertura del tribunale a Taormina? Realisticamente al momento non c’è alcuna possibilità”. Lo ha dichiarato il sindaco di Taormina, Mario Bolognari che così getta acqua sul fuoco di una possibile crociata per la riattivazione della sede decentrata del palazzo di giustizia che fu soppressa nel 2014 quando aveva allora sede a Trappitello.

La protesta che non c’è stata. Proprio nelle recenti settimana si è riaperta la discussione su questo argomento, con l’iniziativa di diversi avvocati che hanno effettuato una riunione a Taormina e poi anche la presa di posizione, tra gli altri, del presidente dell’Unione dei Comuni Naxos-Taormina, Orlando Russo (sindaco di Castelmola), ed una sostanziale condivisione di intenti da parte di diversi amministratori del comprensorio sull’opportunità di fare un tentativo per riportare in vita il tribunale a Taormina. Sulla questione, però, non sembrano esserci troppi margini di manovra.

L’intendimento romano. “E’ sempre una cosa positiva ed importante quando nel territorio c’è una condivisione di intenti, come anche in questo caso specifico – spiega il sindaco Bolognari – ma bisogna anche essere realisti e al momento non ci sono segnali concreti che portano nella direzione di poter riaprire il tribunale a Taormina. Il governo ha fatto a suo tempo una scelta chiudendo le sedi decentrate e purtroppo in quell’ambito è stata anche chiusa la sede di Taormina, ad oggi non c’è la volontà da parte dell’attuale Esecutivo di cambiare linea e far riaprire le sedi periferiche. O almeno a noi non risulta che a Roma ci sia questo intendimento”. Non a caso si era anche ipotizzata una presenza dei sindaci del comprensorio ionico all’inaugurazione dell’anno giudiziario, per dare un segnale e cercare di rendere incisiva una nuova azione per la riapertura del tribunale di Taormina, ma poi, alla fine, questa ipotesi non si è concretizzata. “Avrebbe avuto poco senso fare un’azione del genere in assenza dei presupposti, al momento, per avviare una battaglia in tal senso”.

Sfuma anche il piano B. Appare, insomma, chiara la posizione del primo cittadino e più in generale dell’Amministrazione di Taormina: se dovessero esserci le condizioni per provare concretamente a ripristinare la sede del tribunale, subentrerebbe una volontà favorevole a questa soluzione che avrebbe importanti risvolti sul territorio, ma nei fatti al momento tutto si ferma alle buoni intenzioni e al “no” del governo. Non sembrano esserci le condizioni nemmeno per il “piano B”, ovvero per tentare almeno di far tornare da queste parti con una sede ad hoc l’attività del giudice di pace.

L’ipotesi Capalc. Di conseguenza pare destinata a tramontare sul nascere anche quella che era diventata una possibilità per la rifunzionalizzazione del Capalc di contrada Sant’Antonio, gioiello del patrimonio comunale di Taormina, abbandonato e consegnato al degrado da ormai 30 anni e che da una valutazione di 22 milioni si sta depauperando progressivamente sino all’unica soluzione percorribile che appare quella di una vendita da provare al più presto. E rimarranno d’attualità soprattutto i disagi di tanti cittadini della fascia ionica-alcantarina, costretti a spostarsi a Messina e a doversi fare carico dei costi della trasferta e dei disagi in termini di viabilità e di tempo, mentre un intero comprensorio è rimasto privo di un punto di riferimento per l’intera attività giudiziaria.

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