il caso morosità a Taormina

Taormina. Assomiglia sempre più ad un Everest da scalare a mani nude la situazione dei tributi non riscossi al Comune di Taormina ed appare a dir poco arduo il tentativo di recuperare somme che in molti casi potrebbero non essere più esigibili. L’ammontare complessivo delle somme che mancano all’appello nel forziere di Palazzo dei Giurati supera, infatti, anche i 12 milioni di euro che la casa municipale ha già dichiarato di voler inseguire attraverso un bando di gara in fase di predisposizione e che prevede l’esternalizzazione del servizio di riscossione coattiva.

Il caso Serit. C’è, infatti, un’altra vicenda altrettanto spinosa sulla quale bisognerà fare in fretta il punto della situazione e cercare di mettere un punto, stabilendo cioè se si tratti di somme ancora recuperabili oppure se il discorso debba essere archiviato: ovvero il contenzioso avviato qualche anno fa con Riscossione Sicilia (ex Serit Italia). La casa municipale si è mossa a suo tempo, nella passata Amministrazione, per reclamare presso la Corte dei Conti (Sezione regionale di Palermo) quasi 10 milioni di euro circa nei confronti di Riscossione Sicilia di tributi non riscossi per Ici e Tarsu che risalgono al periodo di operatività dell’ormai ex Serit Sicilia. Si tratta di tributi che secondo Palazzo dei Giurati non sarebbero stati riscossi dalla società che a suo tempo era stata incaricata dal Comune. In questo caso la vicenda verte sulla convenzione stipulata nel 2011 dal Comune con la Serit Sicilia Spa, denominata “Progetto integrato di recupero fiscale Riscossione attiva”, avente ad oggetto i servizi di liquidazione e accertamento di Tarsu e Ici, la scoperta degli evasori occulti ed il recupero dell’evasione per il triennio 2010-2012″, nonché “per tutte le annualità precedenti non ancora prescritte”.

“Somme non esigibili”. Riscossione Sicilia nel difendere il corretto operato della società ha già fatto sapere che almeno 8 milioni di euro sarebbero ormai inesigibili. A questo punto il Comune di Taormina dovrà decidere in tempi brevi se fare un nuovo tentativo presso la Corte dei Conti, dove già quattro anni fa era stata chiesta senza successo la riassunzione del giudizio ma in quella circostanza il ricorso venne dichiarato inammissibile. Le valutazioni da fare riguarderanno, in sostanza, l’opportunità di andare avanti con il contenzioso e reclamare nei confronti dell’agente di riscossione una “carenza di attività”.

I numeri. Il caso concerne una contestazione di mancata riscossione dell’agente incaricato per 9 milioni 348 mila 468.65 euro, e nello specifico Un milione di euro per ciascun anno di durata della convenzione dal 2005 al 2012. Si tratta per il Comune di “somme non riscosse per Ici, relative alle annualità dal 2006 al 2008”, e per “Tarsu, dal 2006 al 2010” (veniva detratto dall’importo delle riscossioni l’aggio del 30% pattuito in convenzione). Una decisione andrà presa in fretta anche perché il rischio molto concreto è che si tratti di somme già andate in fumo e sulle quali potrebbe non esserci più margine d’azione per recuperare il quantum in oggetto.

Quota clamorosa. Di certo c’è che negli anni, nell’arco sostanziale di un ventennio, a Taormina si è accumulata una mancata riscossione complessiva che, ben al di là del caso Serit, sommando tutte le vicende riguardanti i vari tributi comunali, a quanto pare fa registrare a Taormina l’incredibile quota di circa 20 milioni di tributi (e c’è persino chi sostiene che siano di più) che mancano all’appello nel forziere di Palazzo dei Giurati. Un groviglio di situazioni dove s’incontrano le storie di contribuenti che non pagavano perché materialmente potevano trovarsi in difficoltà ma soprattutto l’elusione dei furbetti che non pagavano punto e basta, il “fast food” dei morosi che si sono sottratti ai loro obblighi per scelta consapevole. Numeri clamorosi, da qualsiasi parte si analizzi la vicenda: tanto più se si pensa che non stiamo parlando di metropoli come Roma o Milano ma di cittadina turistica di 11 mila abitanti.

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