Sasha Agati con i genitori di Yahiya

Taormina. A pochi giorni dall’avvenuto rientro in Italia dell’equipe medica del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina, arriva una felice notizia che riguarda uno dei bambini operati durante la recente missione in Libia ed ai quali è stata salvata la vita.

La storia di Yahiya. “Yahiya, un bambino di di appena 40 giorni, ce l’ha fatta – spiega il primario del Ccpm Taormina, il dott. Sasha Agati -. La vita ha vinto su tutto, con l’aiuto e per volontà di Dio e degli uomini. Quando noi medici italiani siamo arrivati in Libia, il bambino era ricoverato in grave scompenso cardiaco presso un’altra struttura di Bengasi. Appena 40 giorni di vita ma già in un momento troppo avanzato per curare la sua malattia. Venutosi a sapere della presenza del team internazionale, il caso è stato presentato all’equipe italiana che verificata la disponibilità del materiale necessario ha deciso di intervenire chirurgicamente. L’ intervento si presentava particolarmente complicato, visto il grave quadro clinico caratterizzato da una concentrazione di ossigeno nel sangue molto bassa, con rischio di ischemia cardiaca”. Ma il lieto fine dell’odissea del piccolo Yahiya racconta anche una storia nella storia.

il dott. Sasha Agati nella missione in Libia

L’infanzia di Salvatore. “E’ stato durante quelle ore d’attesa – raccontano i volontari che hanno preso parte alla missione in Libia -, che abbiamo sentito la storia di un bambino che perse il padre malato di cuore. Ai tempi a Catania, la sua città, non c’era una struttura che potesse curarlo e fu costretto ad un viaggio della speranza da cui non fece mai più ritorno. Quel bambino ha dedicato la propria esistenza e la sua professione affinché tutto questo non accadesse più. Quel bambino si chiamava proprio Salvatore Agati, lo stesso che abbiamo visto piangere fuori dalla sala operatoria di Bengasi, subito dopo aver abbracciato il padre del piccolo Yahiya alla fine dell’intervento. Il significato in arabo di questo nome è “dono del Signore”.

Dalle macerie alla vita. Oggi Yahiya è vivo grazie ad un regalo di Dio, passato dalle mani di quel bimbo siciliano che adesso è diventato grande e fa il chirurgo cardiovascolare. Se tutto ha un senso nella vita, le storie di Yahiya e di Sasha ne sono la dimostrazione. Forse non è stato solo un caso che tutto sia successo in Libia, in mezzo alla devastazione delle bombe: anche dalla morte e dalle macerie nascono speranza e vita.

Impegno senza confini. La missione del Ccpm in Libia, ricordiamo, si è compiuta a Bengasi nell’ambito del programma Unsmil (United Nation Support Mission in Lybia), istituito dall’Onu e dedicato al coordinamento delle missioni internazionali su questo territorio dell’Africa mediterranea dove sono stati operati e salvati 10 bambini necessitanti di cure urgenti. Un altro miracolo che si è compiuto e che conferma l’impegno e la professionalità senza confini degli angeli del cuore.

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