il presidente del consorzio Centro Commerciale Naturale Taormina, Salvo Fiumara

Taormina. “Il Comune di Taormina non può più permettersi di tenere il Capalc nelle condizioni di degrado in cui versa ormai da 30 anni. Va presa una decisione immediata e definitiva. A questo punto o si dismette il bene o una soluzione può anche essere quella di destinarlo alla sede del tribunale se dovesse esserci la riapertura”. Lo afferma il presidente del Consorzio Centro Commerciale Taormina, Salvo Fiumara, che nel 2014 da assessore dell’allora Giunta Giardina aveva lanciato la proposta di dismettere il Capalc attraverso un’intesa con la Cassa Depositi Prestiti per consentire al Comune di fare cassa.

Vendita e ricompra. “Il Comune di Taormina ha un immobile che potenzialmente è quello di maggiore valore nel patrimonio dell’ente, con una perizia che lo ha valutato 22 milioni di euro – afferma Fiumara – ma nei fatti quella valutazione è ormai crollata e quella stima si sta riducendo ai minimi termini con il trascorrere del tempo. Il “non decidere” è la cosa peggiore che si possa fare di fronte alla condizione di abbandono e di fatiscenza che avanza e peggiora ogni giorno che passa. C’è un patrimonio che si sta depauperando. Avevo proposto la dismissione del Capalc alla Cassa Depositi e Prestiti, finalizzando ciò a permettere al Comune di ottenere delle risorse economiche importanti ma con un diritto di ricompra, riservandosi cioè una prelazione per tornare in futuro in possesso del bene se dovessero poi esserci le condizioni. E’ una soluzione ancora adesso attuabile”.

Il fondo per Ilva. “Anche di recente – sottolinea Fiumara – si è parlato di un coinvolgimento della Cassa e Depositi e Prestiti – tramite il Fondo di investimento – nel salvataggio dell’Ilva di Taranto e questo dimostra che la CDP può fare questo genere di interventi. Se si riteneva praticabile un mega-investimento da oltre 800 milioni, a maggior ragione lo sarebbe l’operazione Capalc, per un bene del valore di “soli” 22 milioni. Lasciare le cose come stanno adesso non ha più senso e se il Capalc rimarrà in quel modo abbandonato tra non molto tempo rimarrà ben poco da poter fare”.

L’ipotesi tribunale. Ma il presidente del CCNT valuta, allo stesso tempo, “positiva e tutta valutare” anche l’ipotesi, che sta spuntando all’orizzonte, di far diventare il Capalc sede del Tribunale di Taormina, se dovesse essere ripristinata la sede decentrata degli uffici giudiziari (che allora si trovava a Trappitello) chiusa nel 2013 dall’allora governo Monti. “E’ una buona idea e se i sindaci vorranno percorrere questa soluzione ben venga – evidenzia Fiumara -, però è chiaro che a quel punto la sistemazione del Capalc, dovrebbe prendersela in carico il Ministero della Giustizia e ristrutturare l’edificio a proprie spese perchè il Comune non può farlo. La parte bassa del complesso è ormai distrutta, mentre i piani alti versano in condizioni meno drammatiche. Ci sarebbe semmai un problema di viabilità da affrontare. Ma il problema è anche qui siamo nel campo delle ipotesi e il rischio, come si dice in questi casi, è che mentre il medico studia, il malato muore”.

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