Taormina. Come si fa a far uscire Asm dalla liquidazione? Quando si potrà uscire dalla liquidazione? Ma i bilanci (quali e quanti) dovranno arrivare in Consiglio comunale? Bisogna dare incarico ad una società di revisione per certificare i bilanci? Queste ed altre domande (sin qui senza risposta) sono ormai un copione arcinoto che riguarda Asm Taormina ed è la trama sin qui senza epilogo di una liquidazione infinita che va avanti dal lontano settembre 2011.

Incertezza sovrana. Il faccia a faccia di mercoledì scorso tra il liquidatore Antonio Fiumefreddo e i sindacati dei lavoratori ha ribadito che al momento non ci sono certezze su quando Asm potrà tornare alla normalità, il percorso è ancora complicato e rischia soprattutto di essere lungo. L’azienda di contrada Lumbi è ancora alle prese, come detto, con il rebus dei bilanci, della contabilità da sistemare, dei contratti di servizi, e con tanti altri enigmi economici, strategici e programmatici sui quali serve una risposta che ad oggi ancora non c’è.

Fibrillazioni di palazzo. E allora sale la tensione anche negli ambienti politici per una svolta che non arriva, non a caso la politica inizia a sgomitare e si comincia già a parlare della successione a Fiumefreddo, il cui mandato di 8 mesi conferitogli dal Consiglio comunale il 29 agosto scorso (ma con insediamento effettivo poi avvenuto ad ottobre), a meno di una proroga, dovrebbe concludersi in primavera. Si sa che quando la politica inizia a chiacchierare del ritorno a una nomina politica è il segnale più eloquente che il clima su Asm rischia, come tante volte è accaduto, di farsi nuovamente “torrido”.

La contromossa. Nel frattempo, Fiumefreddo, con iniziativa assunta il 20 gennaio scorso, ha già messo in atto la contromossa, per provare a dare la sterzata, incaricando un legale di fiducia al quale è stato dato incarico per studiare gli atti ed indicare un percorso da poter intraprendere per mettere fine alla liquidazione.

L’ostacolo dei bilanci. La volontà era e resta quella di provare a far scendere il sipario sulla liquidazione al più presto, magari già in primavera ma nei fatti quei “maledetti” bilanci di Asm rimangono un bel problema: non sono stati più esitati in Consiglio comunale dal 2011, nessuno ha voglia di trattarli e deliberarli. Eppure lì dovranno prima o poi arrivare, dando per scontato che tra non molto si andrà ad incaricare una società di revisione per certificarli. Ciò significa che con l’attuale quadro i tempi, per forza di cose, si dovrebbero allungare e non di poco.

L’esempio di Messina. E allora un’ipotesi forse andrebbe presa in considerazione. Una svolta similare – con tutte le dovute differenze del caso – è andata in scena a Messina con Atm, quando nel giugno 2019 Cateno De Luca – con coup de théâtre e un colpo di mano alla sua maniera -ha inteso procedere alla costituzione presso un notaio della Atm Spa, mossa preceduta dalla messa in liquidazione della vecchia azienda speciale Atm. Per altro, in quel caso Atm era un’azienda affogata in un mare di debiti (72 milioni di rosso). Al confronto con i fatti eclatanti ed imbarazzanti riguardanti l’Azienda Trasporti di Messina, che hanno ancora adesso riverberi in fase di trattazione, forse le vicende di Asm Taormina, dove in 20 anni è accaduto di tutto e di più, rischiano di diventare una storia di ordinaria normalità. Asm da questo punto di vista naviga in acque tranquille e il problema non è il presente, semmai l’eredità ingombrante dei tanti (troppi) lacci del passato che rimane avvinghiata in modo oppressivo al destino della municipalizzata.

Il caso Messina. A Messina, il Consiglio comunale, su proposta della Giunta, il 23 novembre 2018 ha votato (secondo le modalità previste dall’art. 50 dello statuto aziendale) la liquidazione dell’Azienda Speciale Atm. Poi nel giugno 2019 si ebbe la nomina dei commissari liquidatori con ordinanza del sindaco e fu ufficializzata e quindi formalizzata la costituzione della nuova società di trasporto pubblico, la Atm Spa.

Liberarsi del passato. In sostanza, la trasformazione di Asm Taormina in società di capitali al momento è un obiettivo che per tanti (troppi) motivi non è raggiungibile in tempi brevi attraverso la definizione di tutti gli aspetti dell’attuale azienda e allora la soluzione potrebbe essere una nuova “Asm Spa”: non trasformare l’attuale Asm ma costituire un’azienda ex novo, un contenitore libero da tutto le complessità e le contraddizioni del pregresso e da riempire con tutti gli annessi e connessi del caso. Una mossa che potrebbe liberare l’azienda dal fardello e dal groviglio di problemi (e fantasmi) che si trascinano da tempo immemore. Asm, proprio perché a differenza di Atm non ha quella valanga debitoria da affrontare, ha i conti (più o meno) apposto e potrebbe proiettarsi in modo decisamente più svelto verso una nuova società da costituire ex novo.

Sbrogliare la matassa. Le scelte in qualsiasi direzione e in qualunque modo spetteranno al sindaco Mario Bolognari, che per aplomb e per suo stile siamo certi non sia un amante delle “Catenate” ma ha l’esperienza e il decisionismo che in una vicenda del genere serve per sbrogliare la matassa e mettere un punto alla liquidazione. Non a caso il sindaco, a più riprese, ha evidenziato in termini corretti come la questione Asm non va considerata una storia a parte ma un problema che riguarda direttamente anche il Comune.

Cosa accadrebbe. Nella nuova Asm Spa confluirebbero i servizi e transiterebbero i lavoratori, con l’opportunità di potenziare l’organico nei settori in cui c’è necessità, e – per la felicità della politica – si determinerebbe la nomina di un CdA e una presidenza alla guida della costituenda azienda. Ovviamente con l’augurio che non si verifichino gli stessi danni come la grandine che la politica ha fatto a più riprese per 20 anni all’Asm. All’eventuale Asm Spa passerebbe la funivia, di cui Asm è titolare e che di fatto rappresenterebbe l’imprescindibile cuore pulsante (economico) di questa realtà. A quel punto, tra i servizi gestiti da Asm, che tornerebbero al Comune, verrebbero posti in gara e, quindi, esternalizzati quelli di illuminazione pubblica ed acquedotto ma con molta probabilità anche il trasporto urbano. Sul gommato, tra l’altro, sono già arrivate delle proposte e c’è un importante operatore del settore che sarebbe pronto a subentrare.

Maxi-offerta. Non a caso si parla da tempo di una clamorosa offerta da 50 milioni di euro pronta ad arrivare sul tavolo di Asm (e quindi al Comune) e che potrebbe portare ad una maxi-operazione per la privatizzazione di alcuni servizi. Alla nuova Asm il Comune farebbe transitare nuovamente la gestione dei parcheggi Porta Catania e Lumbi, e stavolta anche il Porta Pasquale. In definitiva la liquidazione non può continuare sine die, serve una “Catenata” o comunque una mossa risolutiva per imprimere una svolta. Azzerare tutto e ripartire da un nuovo contenitore può diventare una soluzione o forse è già l’unica via d’uscita.

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