Matteo Salvini

Matteo Salvini torna sul caso Gregoretti e dichiara di non temere il processo. “Sono l’unico politico della storia che è felice si faccia giustizia, mandatemi a processo tanto sono un uomo felice e fortunato. Tanta gente mi vuole bene, qualcuno mi vuole male, morto e in galera. Qualche giudice ritiene che sia un pericoloso criminale e allora andiamo in tribunale. Oggi quasi 5 mila italiani digiunano per protestare contro questa vicenda, in segno di solidarietà verso di me. Digiunerò anch’io così mi farà bene e la Gruber non dirà più che sono un panzone”.

Business dei migranti. “L’Italia – afferma Salvini – deve avere il diritto di difendere i suoi confini, la sua sicurezza e la sua identità. Per me bloccare i clandestini non era un diritto ma un dovere. Processatemi pure, non ho paura, sono apposto con la mia coscienza. Mentre mi accusano c’è chi faceva business con i clandestini, e sta in galera o ai domiciliari perché è stato ingabbiato e mangiava sull’immigrazione. Vogliono i porti aperti e le porte aperte perché vogliono il portafogli pieno. E’ una questione non di solidarietà sociale ma business, affari, truffe, inganni, milioni e miliardi di euro. La pacchia è finita e non vedo l’ora di tornare al governo. I porti non saranno più chiusi ma sigillati e blindati. Meno sbarchi significheranno meno morti, meno bambini che perderanno la vita e niente più affari sulla vita di queste persone”.

La gente incazzata. “Tanti avvocati si stanno mettendo a disposizione gratis per difendermi nel processo e mi scrivono anche in maniera riservata dicendo che sono con me e che si tratta di un tribunale politico. Uomini liberi e onesti intellettualmente ce ne sono tanti. Alcuni anziché candidarsi con il Partito Democratico fanno i giudici. In Emilia Romagna sto trovando gente incazzata, domenica però sta arrivando e per me il processo e i tribunali ora sono lontano. Mi insultino pure, anche la Fornero lo ha fatto ma smonterò la sua legge e non mi fermerò a Quota 100. Bloccheremo i pazzi che vogliono tornare alla legge Fornero”.

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